Il miglior James di sempre non basta: 1-0 Warriors

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Se il buongiorno si vede dal mattino, allora quest’anno ci divertiamo per davvero. Solo 53  minuti giocati e molto di cui parlare, ecco perché è lo spettacolo migliore del mondo. Per la quarta volta consecutiva LeBron James perde gara-1 delle Finals (la quinta in totale), nonostante la migliore prestazione di sempre a livello realizzativo nella sua carriera (44 punti). Ma le cattive notizie per Cleveland non finiscono qui, perché nell’ultimo quarto Kyrie Irving è stato costretto ad uscire a causa del solito problema al ginocchio, le sue condizioni verranno monitorate nelle prossime 48 ore, sperando possa recuperare per gara-2 che si giocherà nella notte tra domenica e lunedì. Da questo primo atto della serie finale tra Warriors e Cavs ne escono dunque vincitori i favoriti della vigilia, grazie all’arma più importante di cui dispongono (Curry a parte, ovviamente), ovverosia la panchina lunga: decisivi Iguodala e Speights sui due lati del campo nei momenti importanti della partita.

LA PANCHINA LUNGA – Lo abbiamo accennato prima, ma non è che fosse sto gran segreto in fondo, la panchina lunga potrebbe essere un fattore importante della serie, soprattutto se le partite dovessero essere così combattute. Cleveland nei 48 minuti regolamentari se l’è giocata ad armi pari, anzi, per certi versi ha anche giocato meglio, in difesa senza dubbio nonostante i numeri della stagione dicessero il contrario, rischiando anche di vincere, se non fosse che gli Dei del Basket hanno deciso che né il tiro di James né quello di Shumpert dovessero entrare. Ma nel finale, sia del quarto quarto ma soprattutto nell’intero overtime, sono apparsi scarichi e visibilmente provati: 12 i tiri sbagliati consecutivamente negli ultimi minuti dell’ultimo periodo, 2 soli i punti nel supplementare con 1/9 dal campo quando ormai però la partita era già finita. Le tante assenze dei Cavs peseranno notevolmente, perché il quintetto titolare sarà costretto a un minutaggio maggiore con il rischio di perdere la lucidità nei momenti che contano. E proprio quelle rotazioni che mancano a coach Blatt che hanno fatto la fortuna di Steve Kerr e dei Warriors, quando sembrava infatti che la partita stesse sfuggendo di mano, soprattutto nel primo tempo, gli ingressi di Iguodala – prestazione meravigliosa sui due lati del campo –  e di Speights – tornato dopo l’infortunio rimediato nella serie contro i Grizzlies – hanno fatto la differenza mettendo quei canestri che hanno rivitalizzato la Oracle Arena. La possibilità di poter tenere addirittura un David Lee fuori dalle rotazioni fa chiaramente capire perché Golden State sia considerata la favorita: può ribaltare e vincere una partita anche quando Curry e Thompson non sono lucidissimi, cosa che invece Cleveland non può assolutamente permettersi, essendo totalmente dipendente da LeBron. E, in tutto questo, data anche l’assenza di Kevin Love, il possibile infortunio di Irving, già comunque non al meglio per i problemi occorsigli durante i playoff, potrebbe ridurre ancora di più le possibilità che Cleveland possa vincere l’anello. “Vedere Irving lasciare gli spogliatoi in stampelle non è bello” ha commentato James a fine partita, ma i sorrisi del n.2 ex Duke fanno ben sperare per un suo recupero lampo.

44 punti di un super LeBron non bastano: i Warriors vanno sull’1-0

SUPER JAMES! – Nei giorni precedenti aveva dichiarato di essere nel suo miglior periodo di sempre, e gara-1 lo ha confermato. James è stato inarrestabile per buona parte della partita, soprattutto dal post dove può ricorrere al suo strapotere fisico difficilmente contrastabile. Il tiro dalla media e lunga distanza è un tiro che la difesa di Golden State ha lasciato sistematicamente al numero 23 nativo di Akron, è evidente che l’hanno preparata in questo modo considerando le pessime percentuali che il Re ha avuto in quelle zone del campo in questa stagione. E in teoria è una mossa che ci sta ampiamente, perché pur preventivando che lui segni, in questo modo non mette in ritmo i compagni e quanto meno offensivamente la manovra dei Cavs può risultare prevedibile. Stanotte però qualcosa non ha funzionato, o meglio, forse è lui che ha funzionato troppo bene, perché ha giocato nettamente la migliore partita della sua stagione, migliorando l’high season fatto registrare proprio qui su questo campo in febbraio. Stavolta però il quarantello non è bastato. Stanco, sfinito nel finale, ha sbagliato il tiro della vittoria allo scadere del quarto periodo ed è andato scomparendo col passare dei minuti nei supplementari. E, forse, pur concedendo così tanto a LBJ questa notte, la mossa di Kerr potrebbe dare i suoi frutti nel lungo periodo, anche perché sembra difficile che possa segnare sempre con questa frequenza.

Speights torna in campo dopo quasi un mese, l’ultima volta era contro Memphis il 9 maggio

LA PARTITA – L’inizio di partita è abbastanza lento, il che influisce negativamente sulla qualità della fluidità di gioco di Golden State che non riesce ad impostare la gara sui ritmi alti che vorrebbe, cosa che naturalmente va bene a Cleveland che non può reggere difensivamente le transizioni veloci degli uomini di Kerr. Così, approfittando anche del fatto che nessun giocatore tra padroni di casa ha mai giocato una gara di Finals, i Cavs guidati dalle triple di Smith e James allungano immediatamente sul +13 (13-26). A questo punto entra in gioco la panchina dei Warriors: Barbosa, Iguodala e il rientrante Speights iniziano a far entrare in ritmo se stessi e i compagni, accorciando il distacco. Poi ci pensa l’Mvp da Davidson a fare il resto, segnando 10 punti in 3’13” e portando i suoi avanti di 5. La difesa di Blatt inizia un po’ a soffrire le penetrazioni centrali, soprattutto di Green, e solo due triple dagli angoli riescono a non far scappare i Warriors che poi sul finire di primo tempo si vedono infilare nuovamente da tre, stavolta da JR Smith, che porta i Cavs avanti all’intervallo sul 51-48.

Dopo aver giochicchiato da fuori a fine primo tempo, in uscita dagli spogliatoi Cleveland si ricorda di aver costruito il proprio vantaggio internamente e così prima due volte LeBron e poi Irving riportando avanti di 7 la squadra e facendo decollare definitivamente il match. James inizia ad andare in post sistematicamente, mettendo in difficoltà chiunque lo provi anche solo a marcare, dall’altra parte di sveglia Klay Thompson: terzo periodo che si chiude sul 73 pari. LeBron con 31 punti in 32′. Inizia ad essere 1 vs 5, con James che risponde nel quarto periodo ai continui affondi di Iguodala, prima che gli Splash Bros firmino il sorpasso con un parziale di 8-2 a 53” dalla fine. Mozgov pareggia ai liberi. Time-out Warriors quando restano 26” sul cronometro e teoricamente due possessi da giocare. Golden State chiama il classico schema con Curry che esce dai blocchi e cerca la penetrazione scappando a Irving dal palleggio, poi però troppo sicuro di aver già battuto il n.2, appoggia troppo adagio al ferro e Kyrie lo stoppa. A questo punto ci sarebbe tempo addirittura per il tiro della vittoria per i Cavs, preso da LeBron ovviamente che, che però lo sbaglia; a rimbalzo spunta Shumpert che in contro tempo riesce quasi nel miracolo. Nulla da fare: overtime!

A questo punto, però, Cleveland sparisce lentamente dal terreno di gioco. I sintomi si erano già avvertiti nel finale dell’ultimo periodo quando aveva sbagliato gli ultimi 12 tiri. Curry avverte la debolezza degli avversari, la sfrutta e trova due falli e quattro tiri (realizzati) dalla lunetta. Il match finisce praticamente lì, con Curry e compagni che poi festeggiano sulle carcasse degli avversari allungando sul definitivo 108-100. Appuntamento a gara-2.

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Michele Di Mauro

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