C’è chi alle 7:45 scende da casa per andare a lavoro, chi per andare a scuola, chi porta il cane a passeggio e chi, invece, va a messa per guarire dall’omosessualità. Questa è la dura realtà che si presenta nell’Italia di oggi, precisamente a Brescia, nel centro di spiritualità di Sant’Obizio dove il gruppo Lot, così chiamato dall’uomo che scappò da Sodoma e Gomorra prima che venissero distrutte con fuoco e fiamme da Yahwè, organizza seminari per salvare uomini e donne dall’immaginaria malattia che li ha colpiti.

Leader, così come preferiscono essere chiamati i tre guru di questo gruppo, sono tre ‘ex gay’, tra i quali Luca di Tolve, protagonista della discussa canzone di Povia del Festival di Sanremo 2009 “Luca era gay” – accompagnati  da un frate francescano, don Enrico, e un padre passionista, don Massimo – guariti e ormai pronti a far guarire i partecipanti. E così attraverso un percorso mistico di messe, preghiere, canti, meditazioni e sedute psicologiche si indaga la nascita di questa patologia peccaminosa.

L’inchiesta dell’inviato de la Repubblica Matteo Pucciarelli, sotto copertura con il nome di Matteo Sacchetti, ha risvolti sconcertanti.
Parteciparvi è facile, basta compilare un questionario fatto di poche ma incisive domande («Descrivi il tuo problema dal punto di vista sessuale o emozionale»; «Come si manifesta il problema?»; «Hai già ricevuto una consulenza psicologica in merito?»), pagare la modica somma di 185 euro, ovviamente non essere militanti gay o giornalisti e il gioco è fatto. Ecco a voi cinque giorni per lasciarsi “aiutare dal Signore” e capire “i meccanismi della confusione sessuale” e infine, ciliegina sulla torta, l’ultimo giorno un battesimo per confermare una rinascita da vero etero. I sedicenti guaritori dichiarano con fermezza che “l’omosessualità non esiste” ma è solo un “problema” che “bisogna sfidare” altrimenti “fa star male Dio”. E se Dio sta male, la vittoria l’intasca Satana – spesso nominato nei discorsi del gruppo – e le associazioni gay che minacciano la tradizionale famiglia cristiana.
I partecipanti sono gente comune, dentisti, idraulici, imprenditori che non riescono ad ammettere la loro sessualità, che si sentono “sporchi e indegni” e che combattono la guerra di Don Chisciotte contro i mulini a vento. La guerra più dura da vincere, quella contro se stessi.

E al diavolo l’American Psychiatic Association, che dal 1973 cancella l’omosessualità dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che il 17 maggio del 1990, in quella che viene ricordata oggi come International Day Against Homophobia, riconferma che l’omosessualità non è una malattia. Non serve questo per accettarsi e accettare un tabù ancora non superato in molti Paesi come il nostro. Curare ciò che non esiste è impossibile. Amarsi no.

Alessandra Vardaro