Villa confiscata alla camorra diventerà casa dei bisognosi

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È a metà strada tra Quarto e la frazione San Rocco di Marano, in località San Nullo, la villa del boss della camorra Salvatore Cerrone, del clan Longobardi-Beneduce, posta sotto sequestro, acquisita dal Comune e destinata, ora, ad essere la residenza di persone bisognose. Ma partiamo dall’inizio.

Era il 1997 quando il clan Longobardi-Beneduce ebbe la meglio sul clan Sebastiano-Bellofiore, ottenendo l’egemonia sul territorio di Pozzuoli. A capo del clan Gaetano Beneduce, la mente, e Gennaro Longobardi, il braccio armato, operavano nei settori del narcotraffico e delle estorsioni.  A Salvatore Cerrone, detto “Totore o’ biondo”, spettava il controllo, per conto dei due, delle attività illecite nella zona di Quarto. Tutto procedeva bene per il clan, che continuava la sua ascesa sul territorio, fino a quando una serie di conflitti interni ed esterni portò scompiglio e problemi. Fu poi nel giugno del 2003 che il Longobardi, Salvatore Cerrone e altre 37 persone vennero arrestati.

Da quel momento, la DIA si concentrò sui beni di Cerrone, mettendone sotto sequestro quote sociali, patrimonio aziendale e la villa in questione, nel gennaio del 2007. In seguito alle decisioni della Cassazione e della Corte di Appello, la dimora del boss venne acquisita dal Comune tra i beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Recente l’iniziativa di farne una residenza per ospitare le persone bisognose e senza dimora del territorio. Parte allora il bando di gara delle associazioni specializzate nel prestare accoglienza ai meno fortunati.

 Un vero e proprio capovolgimento della medaglia, insomma. Da  dimora di un uomo complice dell’avvelenamento e della  distruzione del proprio territorio e del proprio popolo, a  residenza messa a disposizione per aiutare proprio quello stesso popolo.

Possiamo definirla una piccola  rivincita di tutti i napoletani, che amano la propria città e continuano a resistere contro l’ormai secolare oscurità, la camorra, che tenta di abbatterla ai fini della propria ricchezza.

Una piccola dimostrazione di coloro che risiedono ai cosiddetti  “piani alti”, che almeno questa volta non hanno mostrato indifferenza e disinteresse, ma hanno agito per il bene dei cittadini, riuscendo a trasformare un simbolo di prepotenza e negatività in manifestazione di solidarietà e comunità. Adesso la speranza è che questo sia solo uno dei passi iniziali verso la rivincita del popolo napoletano, contro l’oppressione di coloro che si dicono napoletani, ma che distruggono questa terra. Si è infatti in attesa di una conversione simile anche per quanto riguarda i beni confiscati al boss del clan di Marano, con a capo Giuseppe Polverino, Roberto Perrone, da anni ormai collaboratore di giustizia.

Lucia Ciruzzi

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Lucia Ciruzzi, classe '94. Convinzione cardine della mia vita è che alla base di ogni cosa debba esserci la curiosità, motore di tutto che spinge l'individuo in territori inesplorati e in cui mai si sarebbe immaginato di entrare. Proprio addentrandomi in questi territori nuovi ho scoperto la passione per la giocoleria e il mondo degli artisti di strada; da qui è nato l'hobby delle bolas, con cui ogni giorno mi esercito nel disperato tentativo di imparare qualcosa. La mia ambizione più grande è quella di diventare una giornalista; in particolar modo sogno di girare il mondo, zaino in spalla e all'avventura, e di scrivere di luoghi, culture e popoli. Da questo desiderio, naturalmente, la mia collaborazione al periodico Libero Pensiero, per il quale scrivo nelle sezioni "Napoli e aree locali" e "Cultura".

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