Vittoria dei “The Kolors”: Napoli, non ti smentisci mai

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Ieri i “The Kolors”, band della provincia di Napoli, hanno vinto la finalissima di Amici 2015. Questi giovani ragazzi (il cantante Stash ha 26 anni) hanno cantato in inglese, italiano e napoletano in un connubio mai stridente fra tradizione ed innovazione. Compongono solo brani in lingua anglosassone ed hanno ricevuto commenti dalla critica nazionale come “Cambiate genere tra un’esibizione ed un’altra come fosse nulla e non siete le solite band straniere che cantano brani non scritti da loro. Questo vi darà una marcia in più anche all’estero” oppure “Stash, suonavi la chitarra così velocemente da ricordare Van Halen”.

Come se la consacrazione del loro disco d’oro (quasi platino) per l’album “I want” non fosse bastata, è arrivata la vittoria del talent show più “vecchio” d’Italia, assieme al premio della critica valso 50.000 euro.

Nonostante il clima di festa, si apre una riflessione: come può una città così martoriata partorire personalità così importanti in ogni campo artistico?

Nella miseria dei bassi e nella giungla delle vele si possono sentire e leccare le ferite vive di un corpo esangue che, fra mille atroci sofferenze, riesce a partorire delle bellissime perle. Sì, è proprio questo gioiello a rappresentare al meglio la realtà partenopea perché, come disse Karl Jaspers, “Ogni volta che ammiriamo una perla dimentichiamo che è la cicatrice della malattia di una conchiglia”
Da Vico e Di Giacomo – per partire dal passato “recente” – è stato un continuo: Scarpetta, Croce, Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, Vittorio De Sica, Totò, Massimo Ranieri, Pino Daniele, Massimo Troisi, Paolo Sorrentino e Toni Servillo per citare solo i più importanti.
Una capacità di innovare temibile, che sarebbe un peso per chiunque, è una piuma per un popolo così leggero che ama ironizzare su qualsiasi cosa: Totò era accusato di essere volgare e di tradire la comicità tradizionale, Eduardo di essere passato dalla commedia alla tragedia, Peppino di  aver lasciato la comicità napoletana per quella italiana, Troisi di voler spezzare il legame con la tradizione comica partenopea e Siani è accusato di imitare Troisi.

La stessa storia che si ripete. Ogni volta.

Al Principe, durante un’intervista, chiesero “Lei ha introdotto una nuova comicità”, e lui “La comicità è una sola, unica, da sempre. Il problema, semmai, è che le persone pensano sia facile far ridere, invece è difficile”. E fece anche un esempio “Lei vuol far piangere? Metta una bambina con una bambola da sola, sotto la pioggia e tutti piangono”.

A Peppino chiesero “Lei, recitando in italiano il Don Giovanni di Molière, non sente di aver tradito anni di teatro napoletano?”, e lui rispose “Ma, secondo lei, recitando in italiano e con i dovuti tempi comici, lo spettatore non si accorge che io sono di Napoli?”, sottintendendo che la comicità non si può limitare ad una lingua. 

Domandarono a Troisi “Lei quanto è un continuatore della tradizione di Totò e Peppino?”, e lui rispose “Ma qualcosa sicuramente c’è, per forza – quasi a voler riprendere il discorso di Totò sulla comicità universale, nda – però non posso dire di ispirarmi in modo consapevole, altrimenti vorrebbe dire che starei copiando”.

Siani, accostato al regista di “Ricomincio da tre”, rispose “Lui era un comico, io faccio cabaret”.

Il fatto più interessante è la capacità di partorire personalità ogni volta, ogni generazione, al punto che sembrano passarsi il testimone. Nel ’67 moriva Totò, nell’80 Peppino e nell’84 Eduardo ma, nello stesso tempo, comparivano il primo album di Pino Daniele (Nero a metà, 1977) e Ricomincio da tre (1981).

Certo, è facile dire “Grazie” a chi ora non c’è più, a chi ha vinto un Oscar come Sorrentino o chi, come Servillo, ha girato il mondo con le commedie “Sabato, Domenica e Lunedi” raccogliendo consensi ovunque, ma quando si tratta di parlare del presente?

Ebbene, a guardare il presente, ci sono due rapper (Clementino e Rocco Hunt) che Pino Daniele definì “Gli artisti del futuro” durante un concerto di dicembre 2014. Allo stesso tempo c’è l’irriverente comicità dei The Jackal”, oramai fenomeno nazionale con la loro costante presenza ad Announo su La7 che, assieme a Frank Matano (youtuber, Iena, ideatore di scherzi per “Le Iene presentano Scherzi a Parte”, attore e giudice di “Italia’s got talent”), hanno saputo sfruttare benissimo il mondo social per aprirsi la strada al successo con le proprie mani. A loro, da ieri, s’è aggiunta anche una band, entrata ad Amici qualche mese prima che morisse Pino Daniele, omaggiato anche da una versione riarrangiata di “A me me piace ‘o blues”, quasi a dire che la staffetta continua.

Questi ragazzi sono la dimostrazione che, anche a Napoli, chi non si costruisce alibi e dà il meglio può arrivare lontano.

Ferdinando Paciolla

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