“L’amore necessario” di Sartre e De Beauvoir

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“Vede, lei dovrebbe guardarsi una fotografia di loro due in un Caffè, forse il Flore, a Saint-Germain-des-Prés, non ricordo. In quella fotografia Simone è splendida, aristocratica, raffinata. Sta seduta dritta come si insegnava allora alle ragazze della buona borghesia, e si accende una sigaretta con un gesto elegante… Lui è giovanissimo, si agita un po’ da plebeo, da intellettuale con i brufoli, ma anche dietro gli occhiali già spessi lo sguardo è tagliente. Basso, vestito senza cura, strabico, con scarsa propensione all’igiene personale. Grande affabulatore. Lei è bella, dalla pelle chiarissima, e viene subito attratta dal magnetismo dell’intellettuale. E dalla frase che ripeteva sempre: “Gli uomini non sono spiriti, ma corpi in preda al bisogno”. Sartre era tracagnotto e trasandato ma alla ragazza di buona famiglia non importava niente. Odiavano entrambi la borghesia e i suoi riti, l’ipocrisia e la menzogna sociale.”

Olga Kosakievicz, una delle innumerevoli amanti di Sartre, ci lascia tali parole sulla relazione tra queste due grandiose personalità del Novecento: Sartre e Simone si conoscono alla Sorbona, lei appena ventunenne e lui già prossimo ai 25, s’innamorano e cominciano una relazione che durerà per più di 50 anni, fino alla morte. Non ci fu mai un’unione ufficiale bensì quello che a loro piaceva chiamare “matrimonio morganatico” che sigillava il loro amore necessario da tutti gli amori contingenti. Era, cioè, permesso avere relazioni con altre persone rimanendo sempre nella consapevolezza che ciò che li univa era un amore inevitabile, al di sopra di tutti gli altri senza importanza. Il contratto prevedeva due anni da trascorrere insieme, quanto più intensamente possibile, e una lunga separazione per poi incontrarsi in un qualunque luogo della terra. La clausola era precisa e obbligatoria: l’infedeltà era un dovere reciproco, atto di ribellione verso l’ipocrisia del matrimonio borghese.

“Per una donna allevata com’ero stata allevata io, forse era difficile evitare il matrimonio; ma lui non ne pensava gran che di buono… detestava le routine e le gerarchie, le carriere, i focolari, i diritti e i doveri, tutto il serio della vita. Non si adattava all’idea di fare un mestiere, di avere dei colleghi, dei superiori, delle regole da osservare e da imporre; non sarebbe mai diventato un padre di famiglia e nemmeno un uomo sposato”

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Simone accetta le regole e le rispetta, tutta presa dal fascino dell’intellettuale.

 “Io ero intelligente, ma lui era un genio. Sartre rispondeva esattamente al sogno dei miei quindici anni (…) era il doppio in cui ritrovavo, portate all’incandescenza, tutte le mie manie. Con lui avrei potuto sempre condividere tutto. Quando lo lasciai al principio di agosto sentii che egli non sarebbe mai più uscito dalla mia vita”.

I due cominciano così questa relazione in cui vengono invischiate decine di ragazze che spesso, adescate da Sartre, finiscono per innamorarsi di Simone… Negli anni in cui devono allontanarsi, si tengono comunque in contatto attraverso una fitta corrispondenza,  che Sartre raccoglierà ne “Le lettere al Castoro”. Un giorno, però, Sarte conosce Dolores Ehrenreich e perde la testa a tal punto da chiederla in moglie. Simone la prende male vivendo il fatto come primo vero tradimento, tanto da metterlo davanti a un ultimatum: O lei, o me. 

“Non posso essere separato da voi, la mia vita non appartiene solo a me, voi siete sempre me stesso e non si può essere più uniti di quello che siamo voi ed io”

e torna dal suo vero amore.

Capiterà poi anche a Simone di incontrare a New York un uomo importante, Nelson Algren, per il quale il rapporto con il filosofo comincerà a traballare; Nelson è uno scrittore bellissimo che vuole sposare la donna, e Sartre capendo la gravità della situazione soffre tantissimo, nonostante fosse stato proprio lui a mettere queste condizioni, tanto da richiamare a Parigi la donna in cerca di risposte. Simone non avrebbe potuto abbandonare il suo amore necessario e decide di rimanere in Francia.

1959, Paris, France --- French philosopher and writer Jean-Paul Sartre with his partner, writer and intellectual Simone de Beauvoir.  --- Image by © Georges Pierre/Sygma/Corbis

Sartre, intanto, continua a collezionare donne spesso molto più giovani di lui e per lo più studentesse:

“Non potersi mai separare da una donna per mezzo secolo è amarla? Tradirla con le cretine, così lui ci chiamava, che erano solo corpi, e fidarsi solo di Simone, era amore? Lasciarla libera di desiderare Algren o una di noi era amore? La verità è che lui era come un bambino ingordo, sempre a dire io voglio voglio voglio, e Simone sempre a dire sì, caro, prezioso, sì, l’avrai, ti darò tutto quello che vuoi…

Dopo cinquant’anni insieme festeggiano l’anniversario delle loro nozze morganatiche, ma l’anno successivo Sartre si ammala, fino a quando nel 1980 si spegne. Simone gli rimane distesa accanto tutta la notte, come aveva fatto negli ultimi 51 anni della loro vita; straziata dal dolore e in lacrime, al funerale, gli bacia le labbra prima che la bara venga chiusa. Sei anni dopo muore anche lei e viene sepolta insieme al suo unico grande amore.

“Simone mi ha fatto scrivere centinaia di pagine nella mia vita, mi ha fatto riscrivere intere commedie: lei è il solo critico che abbia contato per me.

Maria Pisani

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Maria Pisani nasce a Napoli durante l'estate del 1993. Dopo aver conseguito il diploma presso il liceo socio-psico-pedagogico "A.Gentileschi", si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Federico II di Napoli. Laureanda in Lettere Moderne e aspirante insegnante di letteratura, ama l'arte, la mitologia, la musica italiana, e la sua città ma le piacerebbe visitare tutta l'Europa, la Russia e l'America latina.

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