NaDir: in direzione opposta per una Napoli alternativa

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NaDir Napoli
NaDir Napoli

NaDir: Direzione Opposta. Questo il nome scelto per il festival che avrà luogo a Napoli nel weekend del 2-3-4  Luglio presso il Polifunzionale di Soccavo, struttura in disuso da circa 8 anni che doveva servire da traino di rilancio per un intero quartiere.

NaDir, come il punto astronomico al di sotto dell’osservatore, quello che secondo l’astronomia sferica appartiene all’emisfero invisibile: ecco lo spirito che impregna il festival,  portare alla luce l’invisibile avviandosi concretamente verso una direzione non imposta dalle logiche del mercato.

In una zona morta, dimenticata da chi doveva farne una struttura utile alla gente, portare vita: dalle realtà musicali emergenti del territorio, alle piccole esposizioni artigianali locali, dallo spazio dedicato agli street artist a quello dei padiglioni culturali, l’intento è intercettare le esigenze delle persone, che hanno in tal modo la possibilità di scegliere tra le varie proposte cosa catturi il loro interesse e viverlo in prima persona, divenendone partecipi.

Dietro questo progetto c’è una interconnessa rete di organizzazioni: dal collettivo di attivisti “Scacco Matto”, che si occupa ininterrottamente durante l’anno di riappropriazione degli spazi urbani per trasformarli in una reale risorsa culturale collettiva, alla Scuola autorganizzata per migranti “Nablus”, al Coordinamento Studentesco di Piazza Carlo III, fino al collettivo “NaDir”, da cui prende il nome lo stesso festival, che si occupa di produzione culturale indipendente.

“Solo la punta dell’iceberg di un lavoro più ampio, radicato nel territorio napoletano.”

Così viene descritto il festival NaDir nel comunicato di presentazione: riassunto di un intero anno di lavoro, quest’evento manifesta la volontà di creare un autentico movimento che faccia rinascere Napoli dalle zone in difficoltà, dai quartieri invisibili. E dalla gente invisibile.

Si tratta di un festival completamente autofinanziato, spalmato in tre giorni in cui musica, cultura e politica si incastreranno ed intersecheranno a vicenda.
La mattina sarà possibile girare per i vari stand, il pomeriggio sarà dedicato al dibattito, dislocato in due padiglioni: uno riguarderà l’ambito culturale, dove saranno mostrate produzioni cinematografiche indipendenti come Ragazze del Porno, progetto di un gruppo di registe italiane che hanno deciso di lavorare insieme per realizzare un film composto dal montaggio di vari cortometraggi pornoerotici assieme, ed avranno luogo confronti e dibattiti.
Il secondo sarà poi incentrato sui temi caldi dell’attualità, si terranno assemblee sui temi della repressione ed il controllo all’interno della nostra società, la precarietà, il diritto alla città.

La sera, sarà naturalmente la musica la padrona incontrastata del festival.
Miriam in Siberia, Incomprensibile FC, Nibiru Prj 22, Sabba e gli Incensurabili, Arduo, Slivovitz, Buddha Superoverdrive, Sula Ventrebianco, Sixth Minor, Francesco Forni & Ilaria Graziano, Bud Spencer Blues Explosion, Silicon Dust e Gnut sono gli artisti affermati nell’underground napoletano e non solo che si esibiranno. Blues, Folk, Country, Rock Psichedelico, alla musica di cui non si sente mai parlare e alle sue mille sfumature verrà dato finalmente un palco.

A questi artisti si aggiungeranno le 4 band emergenti, selezionate da una giuria tecnica, tra le 10 con più voti nel contest indetto dal NaDir. È possibile votare sul sito www.nadir.fm fino alla mezzanotte del 21 giugno.

Il messaggio del contest è dunque chiaro: “scegliete, questo festival è anche vostro, e anche voi dovete  avere un peso decisionale in chi salirà su quel palco”.

Non a caso, Robert Frost, poeta statunitense, ha scritto nella sua The Road Not Taken:

“Due strade trovai in un bosco, ed io —

Io presi quella meno battuta,

E questo ha fatto tutta la differenza .”

Ed ecco NaDir, una direzione alternativa  nel percorrere le vie di quella stessa Napoli maltrattata con cui ci confrontiamo ogni giorno: un evento che si preannuncia per tutti e di tutti, un punto di partenza verso la riappropriazione del territorio.

Una strada meno battuta, ma che potrebbe fare la differenza.

Noemi Lama

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