Il 24 maggio si sono tenute in Spagna le elezioni amministrative per il rinnovo di 13 comunità autonome e oltre 8000 comuni. È stata una tornata elettorale che ha segnato una grande svolta nel panorama politico spagnolo che nel 2011 colorava quasi tutta la cartina della penisola d’azzurro, il colore del Partito Popolare. Le elezioni del 2015 vanno analizzate da più punti di vista perché ciò che emerge non è in alcun modo univoco. Se da una parte il bipolarismo regge, con le dovute eccezioni, nell’amministrazione delle comunità autonome, non possiamo dire la stessa cosa delle grandi città, basti pensare a Madrid e Barcellona. Le novità vengono senza dubbio amplificate nelle metropoli, ricevendo un consenso popolare soprattutto in funzione della grande partecipazione attiva dei cittadini e di altri fattori che osserveremo nei prossimi passaggi. Ma analizziamo nello specifico il caso di Madrid, per non rischiare di generalizzare malamente come invece è stato fatto dalle più importanti testate giornalistiche italiane.

distribuzione voto madrid 2015
Lista più votata per distritos.
In blu il PP, in turchese Ahora Madrid.

Partiamo dai risultati elettorali. Il consiglio della città di Madrid è composto da 57 consiglieri: 22 sono stati conseguiti dal PP (che nel 2011 ne aveva racimolati 31 ottenendo la maggioranza assoluta), 20 per la lista civica di Ahora Madrid (in cui sono confluiti, tra gli altri, le piattaforme di Podemos e Ganemos), 9 il Partito Socialista (anch’esso in flessione di voti) e 7 per il partito che tanto ha fatto parlare di sé, Ciudadanos. Si può dare un’occhiata alla distribuzione del voto per distritos (quartieri) ed emerge il radicamento più di sinistra del sud di Madrid contro il conservatorismo delle zone a Nord. Con questi numeri era evidente che nessuno potesse governare da sé. La reazione del Partito Popolare è stata fulminea: dopo aver riconosciuto un “giro a la izquierda” (trad. una svolta a sinistra) anche se “moderato”, la candidata Esperanza Aguirre ha aperto al candidato socialista Carmona offrendogli tutti i voti del PP (22) per eleggerlo sindaco ed escludere così la lista di Podemos, Ahora Madrid. La risposta del leader socialista è stata netta: “Mai con il Partito Popolare” (almeno in Spagna a sinistra hanno le idee chiare), preferendo la coerenza alla poltrona. Esperanza non s’è persa d’animo e all’indomani dei risultati, ha aperto anche a Carmena per una coalizione di “larghe intese”. Le ha provate tutte pur di non vedere la capitale passare dalla gestione azzurra degli ultimi venticinque anni a quella di una coalizione di centrosinistra.

Le trattative tra Carmona (PSOE) e Carmena (Ahora Madrid) si sono intensificate nei giorni successivi. Ricordo, solo a titolo informativo, che nelle città spagnole, se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta alla prima seduta di insediamento, viene eletto sindaco il capolista della lista più votata alle elezioni: in questo caso sarebbe stata proprio Aguirre del PP. Non è servito in questo caso interpellare la candidata di Ciudadanos, Begoña Villacís, visto che i seggi dei socialisti insieme a quelli di Ahora Madrid erano sufficienti per raggiungere la maggioranza assoluta (29). L’accordo è stato raggiunto e i due capilista hanno stilato un accordo programmatico che si impegneranno a seguire congiuntamente in questa legislatura. Nella prima seduta del consiglio, tenutasi questo sabato, si è scelto il voto segreto per l’elezione del sindaco perché non si temeva, come ha detto Carmena, il “tamayazo”. Il tamayazo è un episodio che prende il nome da un consigliere socialista, Eduardo Tamayo, che in una circostanza simile, nel 2003, fece venir meno l’appoggio al candidato del suo stesso partito. Assentandosi, insieme ad un’altra consigliera, ha reso possibile l’elezione della candidata del PP. Questo episodio è fatalmente ricordato dal PSOE che in quell’occasione perse una grande opportunità per cambiare i colori di una regione storicamente di destra.

Carmena e Carmona
Carmena e Carmona dopo la votazione di sabato.

Carmena sindaco, dunque. Ampliando la nostra analisi a tutta la penisola e ricollegandomi a quelle generalizzazioni imprecise dei giornali italiani, bisogna osservare come Podemos abbia raggiunto risultati importanti e migliori del PSOE nei casi in cui non si è candidato con il suo nome (vedasi le comunità autonome) ma con liste civiche che raggruppassero più iniziative popolari, radicandosi così nel territorio. Una scelta elettorale ben riuscita e che deve molti suoi voti anche ai candidati sindaco. A Madrid non ha trionfato Podemos, né tantomeno Pablo Iglesias: a Madrid ha vinto Manuela Carmena, che ha mobilitato giovani e anziani con una ritrovata voglia di fare. Manuela Carmena è la prova che la rottamazione generazionale di Renzi non ha senso se fondata prettamente sull’età in quanto ex-giudice settantunenne con l’energia e la speranza di una ragazzina. Il PSOE ha tenuto a precisare che l’accordo è avvenuto “con Ahora Madrid e non con Podemos”. E come si dice in spagnolo, lo importante no es llegar sino mantenerse.

Giacomo Rosso