Ken Follett: “Mondo senza fine”

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Ken Follett ambienta il suo romanzo “Mondo senza fine” tra il 1327 ed il 1361, circa duecento anni dopo le vicende svolte nella sua opera precedente “I pilastri della terra”Il romanzo non vuole quindi essere un suo seguito, ma contribuisce con il decorso temporale a delinearci un excursus storico che lo scrittore continuerà qualche anno dopo incentrandosi sulle scorribande politiche della prima guerra mondiale.

Ken Follett ambienta il suo romanzo nelle città di Kingsbridge e Shiring (collocate nella parte sud-orientale dell’Inghilterra e nelle foreste limitrofe) e, dal punto di vista politico, ripercorre i principali fatti storici del XIV secolo inglese, dalla deposizione del re Edoardo II per mano della moglie Isabella e del suo amante Roger Mortimer, fino alla peste nera e alla guerra dei cent’anni. Le vicende dei protagonisti (secondo l’andamento dell’ottica sociale) ruotano anche attorno alla costruzione di un ponte che permetterà loro lo sviluppo delle attività commerciali e al completamento della cattedrale di Kingsbridge.

La vicenda ha inizio nel 1327, nel giorno di Ognissanti, quando quattro bambini (una ladruncola, un bulletto, una ragazzina ambizosa) assistono all’uccisione di due uomini.

Nel corso della loro vita questi ragazzini saranno segnati da un importante legame, un legame che intreccerà le loro ardue vicende in momenti di difficoltà e di gioia, di speranza e di atroci vendette. Ognuno prenderà la propria strada e si farà strada nel mondo assecondando il proprio modo d’essere e le proprie ambizioni , ma su ciascuno si rifletterà l’ombra di quell’omicidio.

Ognuno dei protagonisti si rivela nel corso della vicenda essere un espediente per trattare di uno specifico tema, come fossero delle maschere che Follett adotta per descriverci la realtà del tempo come fosse una statua a tutto tondo.

In Questo modo Merthin è il classico bambino timido, succube del violento fratello Ralph. Merthin non sarà irruento o adatto al combattimento e alla guerra, ma è amante dell’arte e dell’architettura. Da giovane talento supererà le antiche tecniche di costruzione e migliorerà l’assetto della città costruendo il ponte di Kingsbridge e poi contribuendo con le migliorie per la cattedrale.

Il fratello Ralph è il suo esatto opposto: irascibile e violento è adatto al combattimento. Combatte per il re Edoardo III in Francia e viene ricompensato prima con il titolo di Sir; successivamente, morti di peste tutti i legittimi eredi, diventa conte di Shiring. La sua ira non risparmia nessuno, tantomeno i suoi contadini. Ralph è così l’incarnazione dell’egocentrismo e della virulenza degli antichi combattenti, spinti dal desiderio della conquista e dal loro saldo egocentrismo.

Il romanzo, come ogni colossal, è segnato da una forte storia d’amore, quella tra Merthin e Caris. Caris, figlia di Edmund il lanaiolo, ha delle ambizioni e un’intelligenza tanto viva che le permetteno di allontanarsi dai dogmi della chiesa e studiare nuove pratiche mediche. Ma si tratta di un ambiente restio a qualsivoglia tipo di innovazione e quindi Caris, accusata di stregoneria, per difendersi e fuggire dalla pena di morte, è costretta a farsi monaca (voti che poi scioglierà).

Il tema della chiesa così particolarmente sentito non si ferma alle discussioni sulle pratiche mediche, ma si fa avanti, spavaldo, con la figura di Godwyn, astuto e subdolo cugino di Caris e nipote del priore Anthony. Egoista, conservatore, doppiogiochista, Godwyn tesserà un’intricata trama di menzogne e subduli ricatti rappresentando al meglio quella chiesa corrotta che dilaniava tanto la società in quel periodo.

Gwenda è invece il simbolo della maggior parte della popolazione del tempo. Tremendamente povera e figlia del ladro di Wigleigh, Joby, vorrebbe una vita serena e rispettosa e combatterà coi denti per cercare di ottenerla. La donna si fa largo in una società che non la accetta, che continua a sfruttarla fino al midollo, le succhia la vita tra l’attività dei campi e la crudeltà di un padre che decide di venderla pur di aver del denaro in tasca.

La trama si diparte quindi in tante mille sfaccettature analizzando minuziosamente ogni angolo di una realtà a noi molto lontana, ma a tratti tremendamente attuale.

Il tema che soffoca ogni cosa nella seconda metà del libro è quello della tragica epidemia di peste del ‘300. Il tema storico si fonde in quello letterario, quasi manzoniano, in cui la peste decima la popolazione e attacca in modo misterioso e violento anche e soprattutto chi pensava di riuscir a fuggire dalla morte.

Ken Follett utilizza un linguaggio crudo e diretto, non lasciando scampo a nulla e non tralascia nessun particolare, seppur macabro o licenzioso. Questo romanzo ci appare dunque come una sorta di finestra che affaccia direttamente al passato, come se fosse una porta temporale che il lettore attraversa per poi ritrovarsi circondato da una realtà che imparerà a conoscere .

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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