Dal carcere di Secondigliano al Ministero della Salute: “Gli OPG vanno chiusi per legge”

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A quasi tre mesi di distanza dal 31 Marzo, data in cui il Governo avrebbe dovuto assicurare la chiusura per legge degli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) Italiani, non si hanno ancora ben chiare le nuove disposizioni da adottare, soprattutto in merito a una garanzia di tutela per la salute psichica degli internati.

Ad ora la situazione più grave si sarebbe registrata nel carcere di Secondigliano, dove in una cella della struttura carceraria un paziente avrebbe cercato di darsi fuoco; dichiarazioni arrivano dall’ex consigliere regionale Amato, il quale oltre a sottolineare l’inefficienza degli operatori carcerari dice che “ritornano in queste sezioni un’opacità e una reticenza che spaventano”.

Dalla struttura di Secondigliano, ad oggi sono stati trasferiti solo una ventina di pazienti nella pre-rems di Mondragone, in attesa che vengano avviati i lavori per le nuove Rems. Queste ultime dovrebbero sostituire definitivamente gli OPG, ma la paura avvertita dai sostenitori della Legge Basaglia evidenzia che le rems potrebbero ricoprire lo stesso ruolo degli OPG, diventando le nuove residenze dell’isolamento sociale nonché della repressione, considerando l’assenza di misure da parte del Governo nell’incentivare nuove terapie per la cura della salute mentale dei pazienti.

Al riguardo, una denuncia è partita dall’incontro tra il Comitato Nazionale StopOPG e il Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, che mercoledì 17 Giugno hanno avanzato delle proposte presso il Ministero della Salute, da integrare nella IV Relazione al Parlamento. “A distanza di oltre due mesi, gli Opg non sono stati ancora chiusi” si legge nel report dell’incontro. “Almeno 300 persone restano rinchiuse nei 5 Opg superstiti (Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia) e quasi 250 persone sono rinchiuse nell’Opg di Castiglione delle Stiviere, che cambiando targa in Rems, è diventato un neomanicomio. Nelle otto Rems sinora attivate nelle altre regioni vi sono meno di 100 persone.”

Dall’incontro del 17 è emersa la necessità del commissariare le Regioni che continuano a tardare la chiusura definitiva degli OPG, per poi organizzare sui territori l’attuazione trasparente e definitiva della Legge 81/2014, la quale prevede il superamento effettivo degli OPG, una riconsiderazione  sullo stato di pericolosità sociale dei detenuti e l’apertura a più servizi di cura per la salute mentale.

Per l’attuazione di queste misure, la campagna di StopOPG evidenzia il bisogno dell’aiuto istituzionale, chiamando in causa le ASL e la Magistratura. È stato richiesto anche un incontro per discutere sull’apertura e l’accessibilità delle rems, e per rivendicare il riconoscimento dei diritti delle persone assistite e degli operatori (ai quali non possono essere richieste funzioni di “custodia” ma solo di cura), senza segregazione, senza utilizzo di mezzi coercitivi, con la presa in cura globale di ogni persona da parte dei servizi del territorio, e in un rapporto costante con la magistratura per rendere transitorio l’internamento (come recita la legge 81).”

Una battaglia, questa, volta a limitare gli atti di autolesionismo di cui si è vociferato a Secondigliano; e volta a far cessare le numerose soppressioni del pensiero e di possibilità, da sempre verificatesi col nominativo di ergastoli bianchi.

Adesso la mobilitazione non si arresta, per maggiori informazioni e per aderire all’Appello: http://www.stopopg.it/node/1239

Alessandra Mincone

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