Scandalo Catania: partite truccate, 7 arresti

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Un vero terremoto a Catania, e stavolta non c’entra niente l’Etna. Chi l’ha provocato è il Calcio Catania, o meglio, i suoi vertici, a cominciare dal presidente Pulvirenti. La dirigenza rossazzurra, infatti, è finita nel vortice dell’inchiesta della Procura etnea con l’accusa di aver comprato almeno 5 partite del Catania nella scorsa primavera, per evitarne la retrocessione in Lega Pro e mantenere la serie cadetta. Così ieri, in mattinata, sono scattati gli ordini di custodia cautelare per 7 personaggi, in quello che si preannuncia come un altro bagno di sangue per il calcio italiano.

L’INDAGINE – L’ennesima estate calda del mondo pallonaro, quindi, vede aggiungersi un’altra pagina nera oltre a quella del calcioscommesse e al Fifa-gate: “I Treni del goal”. L’hanno chiamata così l’inchiesta, partita dagli uffici etnei della Procura Distrettuale della Repubblica e condotta dalla Digos di Catania, in collaborazione con gli uffici della Digos di Roma, Chieti, Campobasso e del Compartimento della Polizia Postale etnea.

L’indagine, paradossalmente, è nata proprio da una denuncia del presidente del Catania, seriamente preoccupato per la sua incolumità fisica (tanto che dichiarò di aver ricevuto una busta con dentro una pallottola nello scorso marzo). In un comunicato, il club aveva fatto intendere che dietro queste minacce ci fosse la tifoseria organizzata del Cibali, in aperta contestazione con la dirigenza per via della pessima gestione del Liotru, costruito per riconquistare immediatamente la serie A e finito, invece, a dover lottare per non finire in Lega Pro. Per la Procura, è proprio allora che ha origine questa associazione a delinquere, in particolare dopo la sconfitta esterna contro l’Entella, che aveva proiettato il Catania al terzultimo posto, che in quel momento significava retrocessione certa.

LE PARTITE –Almeno cinque partite, forse sei sono state truccate con somme di denaro versate a giocatori”, ha dichiarato in conferenza stampa il procuratore di Catania, Giovanni Salvi. Sarebbero Varese-Catania del 2 aprile (finita 0-3, nonostante l’inferiorità numerica dei rossazzurri), Catania-Trapani (11 aprile, 4-1), Latina-Catania (19 aprile, 1-2), Catania-Ternana (24 aprile, 2-0) e Catania-Livorno (2 maggio, 1-1). E ci sarebbero forti sospetti anche su Catania-Avellino del 29 marzo, finita 1-0 per i padroni di casa. A ben vedere, un vero e proprio filotto magico che ha permesso agli etnei di tirarsi fuori dalla zona retrocessione e sfiorare addirittura la zona playoff, approfittando della classifica corta.

ARRESTATI E INDAGATI – Per il momento sono 19 le persone raggiunte da avvisi di garanzia. Di questi, sette sono agli arresti domiciliari: si tratta, oltre che del su citato patron rossazzurro Antonio Pulvirenti (dichiaratosi estraneo ai fatti), dell’ad del Catania Pablo Cosentino, dell’ex direttore sportivo Daniele Delli Carri, e poi l’agente di scommesse online Giovanni Luca Impellizzieri, il tesserato del Genoa Piero di Luzio, Fabrizio Milozzi (già pregiudicato), e il procuratore Fifa Fernando Arbotti. Sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. La Digos di Catania, inoltre, avrebbe sequestrato 100.000 euro in contanti nelle disponibilità di Impellizzieri, nascosti in un controsoffitto della sua abitazione e deputati a finanziare le combine in favore di Pulvirenti, mentre la Digos capitolina avrebbe trovato una sorta di libro nero, in cui erano annotate le somme utilizzate per corrompere i calciatori.

Tra questi, visti anche gli avvisi di garanzia, spuntano i nomi di : Alessandro Bernardini (Livorno), Riccardo Fiamozzi (Varese), Antonio Daì, Luca Pagliarulo e Christian Terlizzi (Trapani, quest’ultimo probabilmente solo come persona informata dei fatti in quanto ex catanese e quindi facilmente contattabile) e Matteo Bruscagin (Latina). Tra gli indagati, inoltre, ma per altri motivi, sono coinvolti anche i “mammasantissima” di un altro club pesantemente invischiato, il Messina: il proprietario Pietro Lo Monaco (in passato ex dirigente etneo), l’ad Alessandro Failla e il ds Fabrizio Ferrigno. Su loro tre ci sarebbero sospetti per aver combinato la partita contro l’Ischia Isolaverde, in favore dei giallorossi dello Stretto. Nessun calciatore del Catania, invece, risulterebbe indagato.

LA NUOVA B… E IL CATANIA

Il club etneo ora rischia grosso. Da qualche punto di penalizzazione, nell’ipotesi migliore, alla retrocessione in Lega Pro, dopo quasi 15 anni tra i professionisti. Lo scandalo catanese, inoltre, va ad aggiungersi alla situazione del Parma (dichiarato fallito dal tribunale dopo la retrocessione sul campo dalla A, ripartirà dalla serie D) a quella del neopromosso Teramo (coinvolto in un altro filone di indagini per via della sospetta partita Savona-Teramo, in cui gli abruzzesi hanno ottenuto la matematica promozione in B), che minerebbero la composizione della prossima serie cadetta. Anzi, anche della Lega Pro e della D, se si pensa alle retrocessioni in tribunale, ai ripescaggi e le penalizzazioni che arriveranno dalle varie inchieste. Tanto da far pensare, in Lega, ad uno slittamento dei campionati.

Potrebbero essere ripescate, nella nuova serie B, le retrocesse Entella, Brescia o Cittadella, o anche l’Ascoli al posto del Teramo (nel caso venisse annullata la promozione degli abruzzesi), e addirittura si parla del Lecce, che inspiegabilmente risponderebbe a dei requisiti posti in essere da questa stagione (in barba ai verdetti sul campo dell’ultimo campionato che li hanno visti addirittura fuori dai playoff): la storia degli ultimi 50 anni del club, il bacino d’utenza, le strutture, il numero di spettatori sugli spalti e, non ultimo, 800 mila euro di fidejussione ed un altro milione e mezzo a fondo perduto per evitare fallimenti. Nessuna riduzione a 20 squadre, invece, come aveva avanzato il presidente della Lega di B, Abodi. Almeno, stando alle parole di Tavecchio che scongiuravano questa ipotesi.

Fonte immagine in evidenza: peoplexpress.it

Fonte virgolettati: repubblica.it

Michele Mannarella

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