Francia, Tunisia, Kuwait: 24 ore di terrore

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Kuwait, Tunisia, Francia: 24 ore di terrore

Nuovamente un colpo alla democrazia, ai suoi cittadini e alle minoranze. L’ISIS continua, non solo con le sue immagini, a diffondere il terrore. In queste 24 ore di sangue siamo rimasti colpiti proprio tutti. “I terroristi vogliono dividerci, ci uniscono ancora di più”, ha scritto Federica Mogherini in un suo tweet. Nonostante gli europei siano sempre più fiduciosi verso l’uscita dalla crisi, sembrerebbero molto preoccupati, invece, verso questa terribile minaccia che ci rende più uniti, ma allo stesso tempo meno democratici del solito.

Erano le 09:28 del mattino quando Yassin Salhi, classe 1980, entra nella fabbrica del gruppo americano Air Products a Saint-Quentin-Fallavier città a nord di Isére. Tenta una violenta esplosione che però viene subito sventata da due pompieri. Nessun ferito, ma tutti restano sotto shock per la “macabra” scoperta dell’uomo senza testa. E la Francia deve fare i conti con la prima decapitazione terroristica nel Paese. Attorno al cranio c’erano delle scritte della Shahada, le scritture con il quale un fedele musulmano dichiara di credere in un Dio e nella missione profetica di Maometto. La stessa scritta compare in bianco sulla bandiera nera del califfato. L’uomo senza vita, di Lione, era titolare di una ditta di autotrasporti, ex datore di lavoro di Yassin.

“Non è stato l’Islam. Non è stato l’Islam”, gridano gli abitanti di una palazzina a Saint-Priest, cittadina non distante da Lione, dove Yasmin Salhi viveva con la moglie e i tre bambini. “Una famiglia normale”, ribadiscono i vicini, “mio figlio giocava insieme al suo”. Il giovane non ha precedenti penali ma già venne tenuto d’occhio tra il 2006 e il 2008 dalle autorità francesi. Restano indagati per questo attentato “di natura terroristica”, come lo ha definito il presidente Hollande, anche la moglie di Yassin Salhi, un complice e la sorella. Tutti “vicini di casa”, tutti francesi, tutti cittadini europei.

Così come lo erano i 37 morti e lo sono i 36 feriti dei resort lussuoso nel golfo di Hammamet, in Tunisia. Appena quattro mesi dopo l’attentato del museo del Bardo dove erano stati colpiti 21 stranieri, il Paese continua a piangere. “Eravamo sulla spiaggia, ad abbronzarci. Pensavamo fossero dei petardi, nessuno si è mosso. Poi la seconda fucilata, li siamo scappati tutti”, ha dichiarato un superstite della tragica giornata a Sousse. Le granate e i colpi di kalashnikov erano indirizzati ai 565 turisti stranieri. I tunisini venivano schivati dai proiettili del giovane studente attentatore, deceduto per mano della polizia, e del suo complice, ritrovato non molto distante da quella zona. Un attacco mirato all’hotel turistico, con lo scopo di abbattere una delle fonti economiche della Tunisia. Infatti, nella zona tra Sousse e Monasteri, circa 20 hotel sono stati chiusi negli ultimi mesi. Un attentato che, peraltro, coincide con l’inizio dell’alta stagione. Tante difatti le vacanze annullate.

Nelle 24 ore di sangue anche la moschea Al-Imam al-Sadeq Sciita in Kuwait subisce un attentato, nel pieno del Ramadam. Tra le 2.000 persone presenti, 25 morti e 202 i feriti, colpiti da un attentato suicida. Il luogo di culto sembra essere stato attaccato solo perché diffondeva insegnamenti sciiti tra la popolazione sunnita. Colpito, inoltre, da un altro attentato suicida, anche la base militare dell’Unione Africana della Somalia a Mogadiscio, rivendicato da Al-Shabab.

Tuttavia, tutti sono stretti intorno al dolore. All’Eliseo si è molto discusso degli attentati subiti nel giro di pochi mesi e da sempre si cerca una giusta soluzione per la difesa del nostro continente, mentre, nelle zone calde, si continua a combattere. Nella città di Kobane, che da giorni è ridivenuta teatro di battaglia, l’Osservatorio Siriano per i Diritti dell’Uomo ha contato, in 24 ore, solo nella zona, 146 civili uccisi. Lì, nel corridoio più importante per il Califfato.

“Occorre una strategia globale e che tutti i paesi democratici devono unire le loro forze”, ha detto il presidente tunisino Essebsi. Sulla stessa linea anche il presidente italiano Sergio Mattarella: “Nella comunità internazionale dobbiamo sentirci tutti colpiti da questa violenza crudele e reagire aumentando, con determinazione e immediatezza, l’azione comune contro il terrorismo. In Italia è necessario mantenere e alzare al massimo l’attenta azione di vigilanza e di prevenzione che viene svolta per la sicurezza dei cittadini”. E con lui tutti i Capi di Stato europei, uniti contro le barbarie. L’ISIS, però, ha già fatto sapere che gli attentati saranno cospicui in questo periodo e che prossimamente sarà lanciata la propria moneta: su di un lato avrà raffigurato il mondo intero.

Giuseppe Ianniello

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