La Grecia (ri)scrive la storia

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La Grecia (ri)scrive la storia

“In que­sti momenti cri­tici dob­biamo tutti ricor­dare che l’Europa è la casa comune dei suoi popoli. Che in Europa non ci sono padroni e ospiti. La Gre­cia è e rimarrà una parte impre­scin­di­bile dell’Europa, e l’Europa è parte impre­scin­di­bile della Gre­cia. Tut­ta­via un’Europa senza demo­cra­zia sarà un’Europa senza iden­tità e senza bussola.

Vi chiamo tutti e tutte con spi­rito di con­cor­dia nazio­nale, unità e san­gue freddo a pren­dere le deci­sioni di cui siamo degni. Per noi, per le gene­ra­zioni che segui­ranno, per la sto­ria dei greci. Per la sovra­nità e la dignità del nostro popolo.”
[A. Tsipras]

Dal giorno della vittoria alle elezioni, Tsipras, insieme al Ministro dell’economia Varoufakis e al Governo tutto, ha rifiutato di arrendersi ai ricatti europei e ha tenuto fede alle promesse fatte ai suoi elettori. Da mesi, ormai, proseguono le trattative a Bruxelles; da mesi si è immobili in un braccio di ferro che rischia di stringere nella morsa il popolo greco.

Le richieste dell’Europa alla Grecia sono chiaramente nel segno della continuità con il memorandum sottoscritto dal Pasok: si tratta, nuovamente, di ridurre le pensioni, il salario minimo, di deregolamentare il mercato del lavoro, di aumentare l’IVA. Si tratta, nuovamente, di ridurre allo stremo un popolo intero per salvaguardare gli interessi del grande capitale transnazionale.

Di fronte allo stallo nelle trattative, alle imposizioni e alla chiusura europea, il Governo Tsipras si è fatto carico di una decisione dura ed estremamente coraggiosa: rimettere la decisione al popolo greco.

È molto più di un voto, molto più di un referendum. È la volontà di una nazione di non chinare il capo, di non lasciare che la democrazia sia sottomessa alle decisioni dei potentati. Grande è la confusione nel resto dei popoli europei riguardo ciò che accade in Grecia. In Italia, ogni formazione politica rivendica le scelte di Tsipras (un po’ come accadde all’indomani del voto, quando sembrava che Syriza fosse stata sostenuta da chiunque nel nostro Paese); molti invocano un referendum sull’uscita dall’Euro.

Possibile che non si provi la minima vergogna nel rivendicare decisioni che vanno in direzione nettamente contraria rispetto alla propria linea politica? Possibile che non ci si renda conto dell’unicità del percorso politico affrontato dalla Grecia negli ultimi mesi? No, non si tratta di ingenuità politica o cattive analisi. Si tratta di sfruttare il dramma, di cavalcare l’onda, di banalizzare la situazione.

Sia chiaro agli italiani che quello greco non sarà un referendum sull’uscita dall’Euro. In Grecia accade qualcosa di estremamente più importante: si va oltre i populismi, oltre gli slogan. Ci si assume la responsabilità di pensare con la propria testa. Le elezioni di gennaio hanno convalidato la volontà di un popolo di non arrendersi, senza però abbandonarsi a facili demagogismi o arroccarsi su radicalismi privi di significato.

Qualunque sia la decisione dei greci, madri e padri della democrazia, il 5 luglio si scriverà la storia.
Il coraggio di Tsipras e di Syriza, la forza della loro lucida capacità d’analisi e della loro integrità segneranno, come sta già accadendo, una svolta nella storia dell’Unione Europea. L’esperienza della Grecia deve rappresentare il fondamento per scrivere una nuova storia, quella di un’Europa che non sia più succube di una maledetta “moneta senza Stato”.

Maria Monticelli – FGCI Napoli

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