Italiani a Edimburgo

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Italiani a Edimburgo
Italiani a Edimburgo

EDIMBURGO – Il Regno Unito tra immigrazione e natalità. È quello che sta accadendo alla Gran Bretagna dal 2013, dove la popolazione continua a crescere, come ha rivelato l’ufficio nazionale di statistica. Nel giro di un anno la popolazione è aumentata di quasi 500mila unità e questo sia per opera dei tanti arrivati e speranzosi in cerca di lavoro, sia per opera delle giovani famiglie che, almeno qua, hanno deciso di mettere al mondo qualche figlio in più.

Edinburgh, la capitale della Scozia, offre molte possibilità lavorative, soprattutto per il commercio di generi alimentari e di abbigliamento, ma anche nel settore della ristorazione. Costruita sui colli, come Roma, la città è un affascinante incontro tra natura e storia, con la presenza di molte aree verdi e maestosi edifici di epoca vittoriana, privi di balconi e caratterizzati dai colori grigi tipici di una capitale del nord Europa.

È proprio questo insieme di colori scuri, odori forti e una pioggerellina sempre debole a rendere la città enigmatica e fantastica, condita con un cielo dai mille colori, ora azzurro, ora blu, ora bianco.
I negozi sempre pieni e le file di acquirenti alle casse sono la testimonianza di un paese ricco e di un’economia che cresce costantemente, nonostante la mancanza di fondi pensione come li intendiamo noi e l’assenza di istituzioni scolastiche che si godono le ferie per oltre due mesi. Qui, infatti, i fondi pensione andrebbero associati con assicurazioni personali, mentre le vacanze per studenti e insegnanti durano “solo” sei settimane!

Tuttavia, passeggiando per le strade, si possono scorgere numerosissime attività commerciali gestite da italiani, e in particolare si tratta di bar e ristoranti. Se ciò può inizialmente far tirare un sospiro di sollievo, in realtà basta ordinare dal menù che immediatamente ci si accorge di quanti piatti caratteristici della nostra patria sono stati modificati con panna e formaggio, perdendone l’originalità. E, così, un piatto di spaghetti alla carbonara, diventa un misto di uova e formaggio, e una pizza margherita, un pan focaccia, con sugo, formaggio tipo mozzarella e cipolle.

La perdita di questa personalità dell’italiano non si riscontra però nella gestione imprenditoriale della sua attività e, se i piatti del giorno sono stati modificati per andare incontro ai gusti della clientela, il management italiano, in particolare quello tipico del Sud, è stato, invece, importato alla perfezione: si vedono così lavapiatti a nero, camerieri a cui non sono pagati i giorni di prova e pizzaioli a cui, addirittura, non vengono pagati gli stipendi, ma che, anzi, rimangono vittime di minacce se provano a ribellarsi. La legge prevede un pagamento minimo salariale di 6,50 sterline l’ora, ma non mancano gli immigrati che, invece, ne percepiscono anche 3,50 o 4,00.

L’imprenditore italiano medio è facilmente riconoscibile nel Regno Unito, ed è quello che non ti guarda in faccia!

Anna Lisa Lo Sapio

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Nata in provincia di Napoli, 11/06/1983. E' Laureata in Scienze Politiche. Inizialmente, ha lavorato nell'area commerciale di alcune aziende ma ha presto capito che la sua strada non poteva avere a che fare solo con l'aspetto economico della vita. Amante della storia e appassionata dei segreti di Stato, ha realizzato studi e ricerche sulla società italiana durante gli anni di piombo e sui motivi che spingono l'uomo a commettere stragi e ribellioni contro altri uomini. Di se stessa dice : "Meglio vivere una verità difficile che una bugia comoda". Vive a Edimburgo. Per scriverle: losapio.annalisa@libero.it

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