Mostra #noninvano: rimosse le foto delle vittime della camorra

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NAPOLI – Centosei gigantografie delle vittime innocenti della camorra sono state affisse sulle facciate del Palazzo della Regione Campania (in via Santa Lucia, via Raffaele De Cesare, via Generale Orsini e via Marino Turchi) e del Palazzo Reale (in Piazza Plebiscito).  #NONIVANO è il titolo della mostra, nonchè slogan della fondazione che l’ha resa possibile: Fondazione Polis, con l’aiuto dell’associazione Libera. Questo accadeva il 19 marzo 2015, data in cui ricorre il 21° anniversario dell’uccisione del parroco di Casal di Principe, Don Peppe Diana, che ha fatto della sua vita una lotta contro la camorra.

La mostra si apre con la foto di Joe Petrosino, il poliziotto italo americano ucciso a Palermo nel 1909, e continua con centinaia di volti, meno giovani, giovani e giovanissimi, vittime della violenza criminale: Annalisa Durante, aveva solo 14 anni quando un colpo di pistola “per sbaglio” le ha tolto la vita; Giancarlo Siani, a meno di 30 è stato “tolto di mezzo” perchè con la sua penna, le sue denunce e i suoi smascheramenti degli affari loschi camorristici, era diventato ormai troppo d’impaccio; Federica Taglialatela, rimasta uccisa durante l’attentato “Strage di Natale” ai danni del treno rapido n. 904, proveniente da Napoli e diretto a Milano. E ancora tanti altri i nomi di quei volti e le vite interrotte di quelle persone.

L’iniziativa, quella #noninvano, è partita con un solo obbiettivo: mantener viva la memoria. “È importante mostrare questi volti, perchè i caduti durante questa vera mattanza, che ormai dura da decenni, hanno delle identità e delle storie che solo tramite le loro immagini potranno restare impresse nei cuori di chi ci governa e dei cittadini in strada“, commentava allora Paolo Siani, fratello di Giancarlo.

Oggi, invece, 1 luglio 2015, le foto sono già state rimosse. La scadenza della mostra era prevista per due giorni fa, ma tutti, data l’importanza di quelle immagini per l’Italia intera, ma per la nostra terra ancora di più, credevano si fosse protratta ancora, forse per sempre. Invece, ieri mattina alle ore 8:00, su disposizione della Soprintendenza, quei volti sono stati rimossi.

#noninvanoFamiliari e conoscenti delle vittime, e non solo, il popolo napoletano intero rimane sconvolto nel vedere quelle foto staccate, poggiate a terra, alcune accartocciate; come se fossero solo fogli, solo foto e non simboli della storia più drammatica di questa Napoli, afflitta ora come allora dalla violenza camorristica. Far capire che quegli uomini e quelle donne non sono morti invano, era lo scopo di chi ha organizzato e collaborato alla mostra, ma pochi mesi non bastano; molti ritengono che quelle foto dovessero rimanere lì senza limite di tempo, per tenere a mente a tutti, napoletani e turisti, popolo e governanti, la piaga che da anni affligge la Campania, e l’Italia intera. E ad oggi le polemiche divampano, tra la gente, nelle strade e sul web: “Ancora una volta le nostre istituzioni girano le spalle ai propri martiri, in questi mesi molti amici o semplici conoscenti mi hanno contattato per dirmi che si erano emozionati a vedere tutte quelle foto a piazza del Plebiscito. Quelle foto servivano per fare memoria, servivano per svegliare le coscienze. Il vero spazio che manca in questa città, evidentemente, è quello per la Memoria.“, scrive in un duro post Pasquale Scherillo, fratello di Dario, ucciso a soli 26 anni a Casavatore, da un proiettile vagante durante una faida tra i boss del paese. Ciò che monta, oltre alla polemica e alla rabbia, è soprattutto il dolore verso una città, o forse solo delle istituzioni, che non lasciano spazio alla memoria.

Paolo Siani e Enrico Tedesco, rispettivamente presidente e segretario generale della fondazione Polis, dichiarano di aspettarsi, data l’importanza del messaggio divulgato da quei volti e da quelle storie, che quelle foto trovino casa in altri luoghi, campani e non, per continuare a testimoniare e raccontare la violenza di cui da anni la camorra ci fa vittima.

Che il popolo napoletano, tutto,  lasci più spazio alla memoria, e si dedichi con più impegno a dare giustizia alle vittime innocenti della camorra e voce alle loro storie, è la speranza dei familiari di questi, da anni ormai attivi nella lotta contro la violenza criminale per restituire questa terra a chi appartiene davvero: ai napoletani e non alla camorra.

Lucia Ciruzzi

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Lucia Ciruzzi, classe '94. Convinzione cardine della mia vita è che alla base di ogni cosa debba esserci la curiosità, motore di tutto che spinge l'individuo in territori inesplorati e in cui mai si sarebbe immaginato di entrare. Proprio addentrandomi in questi territori nuovi ho scoperto la passione per la giocoleria e il mondo degli artisti di strada; da qui è nato l'hobby delle bolas, con cui ogni giorno mi esercito nel disperato tentativo di imparare qualcosa. La mia ambizione più grande è quella di diventare una giornalista; in particolar modo sogno di girare il mondo, zaino in spalla e all'avventura, e di scrivere di luoghi, culture e popoli. Da questo desiderio, naturalmente, la mia collaborazione al periodico Libero Pensiero, per il quale scrivo nelle sezioni "Napoli e aree locali" e "Cultura".

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