OXI

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Oxi, semplicemente un no, per questa domenica in cui l’Europa è poco più di una macchiolina sbiadita sul mappamondo della storia.

Oxi, per l’impronta culturale che in tre lettere si condensa e si dissolve, tracciando ombre sul fato e dissipando certi spettri che in pochi hanno il coraggio di guardare ad occhi nudi.

Brainch
Autrice: Laura Arena

Cari lettori, in queste ore di torrida canicola si va sciorinando il destino della Grecia e, forse, dell’intera Unione Europea così come la conosciamo: e non perché il popolo di Atene, con il suo voto, potrebbe determinare la “Grexit”, quanto perché in quelle urne, attraverso l’espressione più democratica che ancora ci è concessa, languisce ogni residua credibilità, la reputazione internazionale dell’Unione e la sua capacità di coesione e compattezza nella risoluzione delle questioni interne.

Inutile proporsi fin da ora in azzardi speculativi sui risultati e quel che ne sarà, ben più utile affermare e ribadire che questa Europa non piace, non convince, e meriterebbe certo un bagno d’umiltà, magari nelle acque dell’Egeo.

Proviamo a ragionarci: sono passati ormai otto anni dallo scatenarsi della crisi economica mondiale, e tra l’ennesimo sfascio del sistema produttivo capitalistico e l’aggravarsi delle condizioni di miseria e povertà presso le fasce deboli della popolazione, le proposte messe in campo dai vertici europei sono state a dir poco imbarazzanti, se non deleterie. Mentre oltreoceano, per dirne una, in Giappone partiva l’Abenomics e negli Stati Uniti veniva sperimentato il quantitative easing, l’Unione Europea, in preda ad una geistige Selbstbefriedigung (“masturbazione mentale” in tedesco, nda) spinta ai limiti del parossistico, imponeva tagli e sacrifici in spregio delle più elementari nozioni di economia e del banale concetto di politiche anticicliche.

Il risultato è sotto gli occhi di un intero continente, e potrà essere giudicato dal popolo greco con un semplice referendum. Nai oppure Oxi, non per determinare la permanenza della Grecia nell’UE, con i relativi cataclismi finanziari che ne conseguirebbero. La stampa ha avuto gioco facile nel catalizzare la scelta in caratteri manichei, supportata da uno stuolo di affaristi e faccendieri ben contenti di prospettare il dualismo dicotomico tra Bene e Male, tra Euro e Dracma, tra Salvezza e Perdizione.

Eppure Tsipras ha provato più volte a specificare che non si tratta di un referendum sulla permanenza europea. Il premier greco cerca una legittimazione che gli conferisca un solido potere contrattuale da opporre ai creditori, che insistono nell’imporre le medesime ricette sperimentate senza alcun successo fino ad ora.

Referendum Grecia OXIOxi, dunque, non per rigettare quell’utopica e malinconica idea di Europa dei popoli, della pace e della solidarietà, quell’Europa della democrazia in grado di avocare a sé un ruolo di egemonia geopolitica fra l’imperialismo a stelle e strisce, il nazionalismo russo e l’avanzare inarrestabile – e spesso sleale – della Cina; Oxi significa rivendicare la dignità delle persone sulla vanità dei numeri, Oxi è addirittura la speranza di un’Europa più solida e unita di quanto lo sia attualmente, ovvero un mero aggregato di nazioni che condividono la stessa moneta e la stessa bandiera.

Oxi è un modo per esprimere amore verso un’idea deturpata e ferita, ma ancora bella come l’idea di unione; e mi piace il pensiero che possa essere il popolo greco, umiliato e deriso, a imporre una lezione morale e un esempio di civiltà ed eleganza. Lì, dai luoghi dove nacquero la politica e la democrazia nella loro accezione più classica, verso i luoghi dove la politica è diventata spartizione di denaro e potere.

E attenzione anche a noi, cari italiani, nel ridicolizzare gli ellenici coi soliti luoghi comuni, quelli della pensione a cinquant’anni, dell’IVA agevolata, del mangiare a sbafo sulle spalle degli altri: la storia insegna e, se necessario, spiega un’altra volta, e noi non siamo certo i primi della classe in tal senso, né abbiamo rappresentato espressione di virtuosismo e di buona prassi nel corso di questi decenni. Attenzione, quindi, perché quello che oggi si decide in Grecia è molto più vicino a noi di un tratto di Adriatico.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

Fonte immagine in evidenza: lo spazio di Anton

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