L’Ocse boccia l’Italia su istruzione, internet e welfare

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OCSE boccia Italia
OCSE boccia Italia

Secondo il rapporto ‘Government at a glance‘ l’Italia è stata bocciata dall’OCSE: rispetto al 2007 gli investimenti pubblici per la scuola italiana calano dell’1,6%, il doppio rispetto al -0,8 dell’Area. Anche gli stipendi dei dipendenti pubblici vanno sotto: di 1,7 punti. Male la spesa per la Cultura: appena l’1,4%. Nella nostra penisola si spende tanto per la protezione sociale: il 41,3% (+9%).

La spesa per sicurezza sociale costituisce in media il 32,4% della spesa totale dei governi dei paesi OCSE ed è “particolarmente elevata nei paesi nordici e in Lussemburgo, Francia, Germania, Giappone, Austria e Italia”.

L’Italia – sottolinea l’Ocse – è inoltre uno di quei Paesi dove la quota totale della spesa per il welfare è aumentata dall’inizio della crisi (toccando il 41,3% nel 2013) a causa del forte aumento della disoccupazione.

Analizziamo meglio i dati:

È il penultimo Paese dell’Ocse per spesa per l’istruzione come quota della spesa157049725 pubblica totale: appena l’8% a fronte di una media Ocse del 12,5%. Fa peggio solo la Grecia, con il 7,6%. I paesi che investono di più nell’istruzione sono invece Islanda (16,9%), Israele (16,3%), Lettonia (15,7%) ed Estonia (15,4%). Non solo, dalle statistiche dell’Ocse risulta anche che l’istruzione è la voce della spesa pubblica che ha subito la maggiore riduzione percentuale (-1,6%) negli anni dal 2007 al 2013, quelli della crisi. Nello stesso periodo, a fronte di un aumento della spesa per il welfare del 3,9%, la spesa militare risulta scesa di appena lo 0,1%.

Insieme a Grecia e Ungheria, è il Paese dell’area OCSE dove i cittadini più poveri incontrano le maggiori difficoltà nel permettersi le spese mediche.

“In tutti i paesi europei le persone con bassi redditi nel 2013 hanno avuto una probabilità maggiore di riportare necessità mediche non curate rispetto alle persone con alto reddito e questo gap è particolarmente elevato in Ungheria, Italia e Grecia. Il motivo più comune citato è rappresentato dai costi”.

Insieme a Belgio e Spagna, è il Paese dell’area OCSE con l’eta media più elevata tra i dipendenti dell’amministrazione statale centrale. Nel 2009 in Italia la percentuale di dipendenti dello Stato centrale con un’età inferiore ai trent’anni si è aggirata tra l’1% e il 2%, la più bassa di tutta l’area. Dall’altra parte della classifica il Cile, dove i dipendenti del governo under 30 sono addirittura il 28%.

Resta in fondo alla classifica OCSE per utilizzo di Internet da parte dei cittadini per interagire con la Pubblica amministrazione. Ovviamente più i dipendenti sono anziani e più risulta difficile dover utilizzare uno strumento come il computer per svolgere le proprie mansioni. Nel 2014 il 20% degli italiani ha usato il web per chiedere informazioni o formulari, e l’11% per inviare formulari compilati. In testa alla graduatoria si collocano i Paesi scandinavi, in cui l’uso di Internet per ottenere informazioni è superiore al 75%, con un picco dell’81% in Norvegia. Nettamente più diffuso, invece, l’uso del web per interagire con la pubblica amministrazione da parte delle imprese: nel 2014, sempre secondo i dati Ocse, il 77,7% delle aziende italiane hanno richiesto informazioni o moduli via Internet, e il 58% hanno inviato moduli compilati online.

È promossa, invece, per le autorità di vigilanza sulle reti (trasporti, energia, telecomunicazioni) che hanno “la struttura di governance più forte”, insieme a Germania e Regno Unito.

Dal rapporto emergono invece le altre voci di spesa dell’Italia:

nel 2013 è andata per il 17,5% ai servizi pubblici generali (contro il 13,8% medio OCSE), per il 2,3% alla difesa (con un sensibile distacco rispetto all’area, visto che la media è del 5,5%), per il 3,8% all’ordine pubblico e alla sicurezza (4,4%), per l’8,2% agli affari economici (9,5%), per il 14,1% alla sanità (17,7%), per l’1,4% alla cultura (1,5%) e per il 41,3% allainternet-wallpaper-30 protezione sociale (contro il 32,4%).
Rispetto al 2007, è stata tagliata di 0,8 punti la spesa per i servizi pubblici generali (contro -0,6 medio Ocse), di 0,1 quella della difesa (-0,5), di 0,7 per gli affari economici (-0,3). È stata invece aumentata di 0,1 punti rispetto al totale la spesa per l’ambiente (contro -0,1 medio Ocse), è rimasta invariata per l’housing, è poi calata dello 0,2 per la sanità (contro +0,8), dello 0,4 per la cultura (-0,2) e addirittura dell’1,6% per l’istruzione (il doppio rispetto allo -0,8 medio Ocse). Se si prende in considerazione, invece, il tipo di transazione economica, dai dati Ocse emerge che la retribuzione dei dipendenti pubblici ha assorbito 19,8% totale della spesa pubblica, in calo di 1,7 punti rispetto al 2007: gli stipendi più indietro di tutti, ricordiamo, sono quelli della scuola, dove il blocco risale al 2009. Mentre negli altri comparti della PA il blocco è scattato dall’anno successivo.

Ovviamente il PIL è in calo, ma secondo Matteo Renzi va sempre tutto bene.

Sara C. Santoriello

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Rappresentante degli studenti nel Consiglio Didattico di Scienze Politiche all'Università degli studi di Salerno (2015-2017). Consigliere del Forum dei Giovani di Cava De' Tirreni. Membro della Direzione Nazionale dell'Unione Degli Studenti (biennio 2014-2016). Esecutivo di Link Fisciano (2016-2018). Segretaria della CPS (biennio 2011-2013). Reporter per AsinuPress e LiberoPensiero.

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