Bolla cinese, shadow banking e panic selling: che sta succedendo?

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Bolla cinese, che succede?
Bolla cinese, che succede?

Mercati finanziari in fibrillazione, Atene resta chiusa, in Europa Piazza Affari prova il rimbalzo e si rialza rispetto alle altre piazze e poi mentre tutti i riflettori sono puntati sulla questione Grexit, sulla borsa di Hong Kong scatta il panic selling: massicce vendite legate ai timori per lo scoppio della bolla speculativa in Cina.

Parliamo da “profani” e spieghiamo la situazione. Da 12 mesi gli strumenti finanziari sulla Borsa di Shangai vedevano i loro prezzi aumentare costantemente e insieme a essi la domanda dei primi, tutto questo senza nessun motivo che giustificasse tale rivalutazione. Una crescita del 150% può sembrare, sempre per i meno pratici, una percentuale non molto alta, ma per chi è abituato a maneggiare i listini sa che i titoli molto spesso si muovono su frazioni di poco superiori allo zero. Questa è la bolla speculativa: prezzi alle stelle, tutti a comprare e nessuno sa il perché.

Ma il 12 giugno scorso per il mercato asiatico la bolla è scoppiata: ad oggi si registra una perdita di oltre il 35% in meno di un mese, bruciati circa 3.200 miliardi di dollari. I titoli sospesi attualmente sono 1.467 (il 51% del totale) per la borsa di Shanghai e quella di Shenzen, parliamo di oltre 700 società che sono state sospese per eccesso di ribasso. La sospensione di tali titoli rappresenta un terzo della capitalizzazione del mercato cinese.

La bolla speculativa nasce dal fenomeno dello “Shadow Banking” e scoppia per esso. La finanza cinese è caratterizzata da un sistema bancario che paga ai propri correntisti interessi molto bassi e concede molto difficilmente credito alle imprese. Da tale situazione sono nati operatori finanziari o banchieri ombra che hanno offerto gestioni patrimoniali più remunerative consentendo ai risparmiatori di investire in fondi maggiormente convenienti rispetto ai conti di deposito poiché i fondi d’investimento, a loro volta, si basano sull’investimento nelle imprese, prestandogli lo stesso denaro. Tale economia parallela però rappresentava il 30% della finanza cinese: ecco spiegata la bolla.

La PBOC (banca popolare cinese) che già da giugno sta adottando misure regolatrici, ieri è uscita con un comunicato che sarebbe dovuto servire ad arginare il “panico irrazionale” garantendo la liquidità necessaria per stabilizzare i mercati, ma che poi è risultata mossa controproducente perché ha allarmato ancora di più gli investitori spingendo la vendita dei titoli. L’indice Hang Seng ha segnato un -7,7% dopo aver toccato un minimo dell’8,3%, per intenderne la portata, è stato un calo peggiore dell’ottobre 2008, anno in cui fallì la Lehman Brothers.

Da una parte la Cina, come seconda economia al mondo, dall’altra la Grecia, come fattore destabilizzante sulle politiche economiche dell’Eurozona, e infine sullo sfondo l’incertezza su quelle che saranno le prossime mosse della Federal Reserve e della Bank of England che adesso potrebbero optare per una stretta monetaria non riuscendo ad aumentare i tassi.
Dal paese della “crescita perenne” potrebbe partire il nuovo 1929, una nuova “grande depressione”.

Vincenzo Palma

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