Pit stop: il caso Silverstone

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05.07.2015- Race, Felipe Massa (BRA) Williams F1 Team FW37

In una gara di Formula Uno il pit stop è ancora uno di quei momenti un po’ sacri, che aspetti con la consapevolezza che possa cambiare qualcosa nell’economia dell’ordine di arrivo, con il pane sotto ai denti e la speranza che qualcosa possa succedere. Ed ecco che, o per un bullone male avvitato, un errore alla posteriore sinistra o chi – vedi Grosjean – proprio non sa cosa significhi fermarsi nella piazzola, a rischio di metter sotto un meccanico, il valzer dei pit stop si trasforma in un gran premio a parte. E fortuna che, da alcuni anni a questa parte – cioè dall’introduzione delle Pirelli nel Circus – di soste se ne sono viste sempre di più, tanto che ad un certo punto si è dovuto cercare di ridurle (80+ a gara sono anche troppe, non trovate?).

Sotto questo punto di vista, la stagione in corso ha finora offerto un giusto compromesso tra ciò che succede in pista e nella pitlane, con quest’ultima che a Silverstone è diventata lo scenario di un simpatico teatrino in casa Wolff. Naturalmente, nel caso specifico i protagonisti sono i due coniugi, l’uno team principal Mercedes e l’altra test driver alla Williams. L’episodio risale al 14esimo giro, quando Hamilton, braccato dietro le due Williams e senza possibilità di passare, decide insieme al team di giocare un po’ d’anticipo: i meccanici Mercedes escono con largo anticipo, nel tentativo di indurre uno tra Massa e Bottas a fermarsi. Tutto abbastanza nella norma, cose che succedono dall’alba dei tempi e a cui, anzi, un tifoso del motorsport dovrebbe essere più che abituato. È prassi, giochi a cui, sebbene esista nel regolamento un articolo a riguardo, sarebbe quasi impossibile applicare una sanzione. Insomma, rimanere nella legalità dovrebbe significare, per i meccanici, uscire solo in caso di intervento prossimo sulla vettura e non con due o tre giri d’anticipo, né tanto meno nella variabile di entrare e uscire a intermittenza. È chiaro, però, che sanzionare una manovra tattica del genere varrebbe a dire dimostrare, con le dovute prove, che in realtà alla base dei ripensamenti non vi sia semplicemente una scelta del pilota o legata alla propria strategia di gara.

12.04.2015 - Race, Pit stop, Lewis Hamilton (GBR) Mercedes AMG F1 W06
12.04.2015 – Race, Pit stop, Lewis Hamilton (GBR) Mercedes AMG F1 W06

Nel caso specifico, tuttavia, è stato lo stesso Toto Wolff – indirettamente – a confessare il tentativo di finta da parte del box, dicendo: “Sapevamo che la Williams era più in difficoltà di noi con le gomme e con uno stop anticipato non sarebbero arrivati alla fine, ci abbiamo provato ma mia moglie mi ha subito mandato un messaggio su WhatsApp scrivendomi: ‘Pensate davvero che ci caschiamo? Ahahah‘. Non ha funzionato ma quantomeno mi sono fatto una risata”.

Strano, a questo punto, pensare come davanti ad una palese presa di coscienza del team principal tedesco non sia arrivata una penalità da parte dei commissari di gara. “Al momento del pit-stop non potevamo sapere quali fossero le intenzioni della Mercedes” – ha dichiarato un rappresentante della FIA – “In realtà ancora non lo sapremmo se non fosse che dal team hanno ammesso sia stato un finto pit-stop… In pitlane si può entrare solo per una ragione valida, la difficoltà sta nel decretare una palese violazione. Ad ogni modo ne parleremo in Ungheria con le squadre avvertendole che d’ora in avanti vorremo le prove riguardo alla loro intenzione di effettuare una reale sosta”. Ancora più strano, poi, avere l’ennesima dimostrazione che in Formula Uno applicare e regolamento sono due parole che vanno non sempre a braccetto e che, davanti a una norma ben precisa e con delle dichiarazioni ben precise, si sia deciso di fare orecchie da mercante e, anzi, rimandare il problema alla prossima gara.

In ogni caso, la sensazione sta diventando simile a un dejavù, e cioè quella di trovarsi di fronte all’ennesima pagina di un regolamento che, più che regolare in positivo, dà spunti in negativo; oltre che di un punto chiaramente fraintendibile e che, per anni, nessuno ha mai rispettato e che solo da un momento all’altro, quando non si può far finta di non vederlo, compare addirittura sui giornali. Nelle prossime settimane, quindi, la FIA cercherà di ovviare all’opacità del regolamento circa i pit stop, nonostante sia palesemente improbabile riuscirsi. Insomma, il migliore dei rimedi sarebbe estirpare il problema alla radice, eliminare un leggerissimo comma dal regolamento e continuare come si è sempre fatti finora. Come se in realtà quel comma non sia mai esistito.

Fonte immagine in evidenza: formulapassion.it

Nicola Puca

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