Crisi in Grecia: vendetta Germania, al via le privatizzazioni

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Crisi Grecia, vendetta Germania
Crisi Grecia, vendetta Germania

“Abbiamo evitato il piano per uno strangolamento finanziario e per il collasso del sistema bancario, abbiamo ottenuto l’alleggerimento del debito e finanziamenti a medio termine ed evitato il trasferimento dei nostri beni all’estero. Abbiamo lottato duro a Bruxelles, ora lo faremo in Grecia contro gli interessi consolidati”.

Con queste parole il premier greco, Alexis Tsipras, ha commentato la conclusione del vertice più lungo della storia della UE, durato ben 17 ore. L’accordo è stato annunciato dal premier belga Michel che su twitter ha scritto:“Agreement”.

L’intesa prevede il prestito di ulteriori 89 miliardi ad Atene in cambio di riforme, tra cui:
– Iva e pensioni entro il 15 luglio;
– codice di procedura civile entro il 22;
– approvazione di un conto in cui far confluire ben 50 miliardi di beni greci derivanti dalla privatizzazione degli stessi, al fine di ricapitalizzare le banche che resteranno chiuse fino a mercoledì.

Il terzo punto risulta essere il meno accettato dal popolo ellenico: l’idea è quella di vendere a privati i due porti più importanti (Pireo ad Atene e quello di Salonicco) oltre che 14 aereoporti cittadini; trovare acquirenti non risulterà complesso, in quanto già sono state pervenute allo Stato greco soprattutto da fondi cinesi e da compagnie danesi.

Le condizioni imposte alla Grecia sono sembrate molto dure, come se l’Europa, e la Germania in particolare, stesse architettando una vera e propria “vendetta” ai danni del popolo greco, reo di aver votato OXI all’imposizione di condizioni ancor più gravose. Appena sono iniziate a trapelare le nuove richieste UE, immediatamente si è diffuso il trend hashtag “ThisIsACoup(Questo è un colpo di Stato) che subito è divenuto virale sul web anche in Germania e Finlandia.

“Il trend hashtag ThisIsACoup è giustissimo – ha commentato il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman nel suo blog sul New York Timesqueste condizioni vanno al di là di una vendetta pura, è la completa distruzione della sovranità nazionale e nessuna speranza di sollievo. Si tratta di un tradimento grottesco di tutto ciò che il progetto europeo avrebbe dovuto rappresentare”.

The Guardian ha parlato di un vero e proprio “waterboarding mentale” subito dal premier greco che, una volta rifiutate le condizioni UE, avrebbe assistito all’uscita dall’euro da parte del suo Paese e al definitivo collasso delle banche elleniche.

Ha parlato, invece, di “un accordo umiliante” Panagiotis Lafazaris, ministro dell’Energia e leader dell’ala radicale di Syriza, il partito del premier.

Fabio Palmiero

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