Bomba dal Fmi: bocciato l’accordo Grecia-Ue. Grexit ancora possibile

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Grecia, FMI: si tagli il debito
Grecia, FMI: si tagli il debito

Questa sera il parlamento greco si riunirà per approvare o meno il piano salva-grecia da 86 miliardi di euro approvato tra domenica e lunedì, tra il clamore generale per una svolta tanto inaspettata quanto incoerente con la politica di Tsipras fino a quel momento. Proprio la sua creatura politica dovrebbe rappresentare lo scoglio più grande all’approvazione, e il premier dovrebbe cercare e ottenere nuovi consensi tra i partiti fino ad oggi all’opposizione per rimpiazzare i “varoufakisti”, l’ala più radicale di Syriza che ha già preannunciato il suo voto negativo.

L’approvazione, grazie alla mediazione di Tsipras, dovrebbe comunque avvenire senza grandi patemi (a parte quelli della popolazione), anche se le dichiarazioni di questa notte del Fondo Monetario Internazionale non possono cadere nel vuoto, e potrebbero estendere la schiera dei “no” in parlamento, forti ora di un appoggio fra i più autorevoli che ci possa essere, quello del “nemico”. Il Fondo è infatti una componente di quella triade di istituzioni incaricata di risolvere le questioni di stabilità finanziaria nell’Unione, meglio conosciuta come “troika“, lo spauracchio dei debitori. Per questo il rapporto interno venuto alla luce questa notte assume un’importanza basilare nella negoziazione delle misure di salvataggio, che potrebbe a questo punto prolungarsi ancora una volta.

Il Fondo apre, anzi, ordina una ristrutturazione del debito greco: «Il debito della Grecia può diventare sostenibile – si legge nel rapporto – soltanto con un taglio che va ben al di là di quanto concordato finora con l’Eurogruppo». E suggerisce poi come soluzione alternativa una grazia di 30 anni sul pagamento degli interessi. Una piena bocciatura dell’accordo insomma, e a poche ore dalla sua votazione nel parlamento greco.
A ben vedere però il direttore operativo Christine Lagarde già dal 2013 ipotizzava simili disposizioni, per giunta quando la situazione greca era meno catastrofica, dunque a far discutere è più la tempistica che il contenuto. Le motivazioni di questa comunque forte dichiarazione sono da ricercarsi nelle ultimissime previsioni di ripresa greca, che a dispetto dei propositi dovrebbe far registrare una percentuale di debito pressoché uguale anche nel 2022, e l’ovvia ma sempre vigente norma del creditore che prima di concedere un prestito vuole ottenere delle garanzie. In questo momento la Grecia non offre garanzie, fino a quando non sarà pagato il suo debito di 2 miliardi proprio con il Fmi questo infatti non potrà più operare alcun prestito, per norme di costituzione interna. Ma soprattutto la Grecia non offrirà garanzie nemmeno attuando il piano da 86 miliardi concordato con l’Eurogruppo, almeno secondo il Fondo.

La situazione quindi potrebbe essere più in bilico di quanto i media nostrani ed europei tentino di presentare, e lo dimostrano le dichiarazioni del ministro delle Finanze tedesche Schäuble, che non ha escluso ancora l’uscita della Grecia dall’eurozona: «Alcuni membri del governo (tedesco, ndr) ritengono che sarebbe o potrebbe essere la soluzione migliore per la Grecia e per i greci, ma naturalmente a condizione che la decisione su questo sia presa dalla Grecia».
Intanto sui social impazza la campagna #boycottGermany, segno di un’ostilità ricambiata dalla popolazione greca verso i teutonici.

Valerio Santori

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Nasce a Roma il 9/5/1995 e tutt'oggi vive beatamente. Studia Comunicazione, tecnologie e culture digitali presso l'Università La Sapienza di Roma. Fedele a Pasolini, Stanis La Rochelle e pochi altri. Per contattarlo: valerio.santori@virgilio.it

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