L’Italia che dice no agli immigrati

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L'Italia che dice no agli immigrati
L'Italia che dice no agli immigrati

“No agli immigrati, primi gli italiani, andate via”.

Sono queste le parole di un’Italia che non ha chiuso le sue porte a persone bisognose e disperate, che forse si è avventurata in un’azione più grande del previsto, che ora come non mai sente il peso della diversità.
Una diversità che ha bisogno di una casa, un lavoro e che cerca di costruirsi una vita. Una diversità che finché permette agli italiani di sfoggiare la propria filantropia va bene, ma che quando diventa realmente concreta e abitudinaria si tramuta in quella miccia che dà adito ad episodi come questo.

A Casale San Nicola, nella periferia nord di Roma, le forze dell’ordine hanno dovuto placare una fervente sommossa che impediva a tre furgoni di trasportare gruppi di immigrati nell’ex scuola Socrate. I residenti cantavano l’inno d’Italia, creavano catene umane per non lasciar passare nessuno, un po’ come è già accaduto in provincia di Treviso giovedì 16 luglio.

Nel trambusto un’auto è riuscita a separare una folla di protestanti, ferendo però un’anziana donna ad un ginocchio. Feriti anche tra gli abitanti del quartiere: due residenti che presidiavano la strada sono stati portati in ospedale. Una per alcuni lividi e per un evidente stato di shock, un altro perché ha avuto di recente un trapianto di cuore.
Ma i residenti non si lasciano demordere e hanno continuato il loro sciopero lanciando sedie e ombrelli alle forze dell’ordine, che si difendevano a colpi di manganelli.

“Dopo aver tentato invano ogni possibile via di dialogo, stanno intervenendo per la rimozione delle numerose auto parcheggiate nella sede stradale, valutando anche a carico dei proprietari la sussistenza di responsabilità penali e amministrative”. Dichiara la Questura di Roma. “Quest’iniziativa sta creando notevoli disagi anche ai residenti della zona”. Le operazioni “iniziate la mattina presto sotto il controllo delle forze dell’ordine, sono da subito risultate difficoltose per l’ingerenza di elementi estremisti che hanno tentato di dissuadere gli ospiti”. Al momento dell’arrivo, il convoglio, “scortato dalle forze dell’ordine, è stato bloccato da appartenenti al Comitato di quartiere, spalleggiato anche da elementi esterni”.

Ma il prefetto di Roma, Franco Gabrielli sembra non voler gettar la spugna e continua il suo progetto: le 19 persone che soggiorneranno a Casale San Nicola riusciranno ad entrare nell’edificio, “non torneremo indietro” afferma.

Il problema però è come vivranno queste famiglie dopo, quando la sommossa terminerà e riusciranno finalmente a raggiungere il loro nuovo centro.

Le 250 famiglie residenti urlano a pieni polmoni il loro dissenso, temono per il lavoro, per la possibilità di incorrere in qualche caso di violenza, temono per sé stessi e per la qualità della loro vita.
“Vogliamo che il prefetto Gabrielli ci ripensi. Non è possibile che non ci si renda conto dell’assurdità della situazione in cui stanno mettendo il nostro quartiere: dicono che non c’è rischio per la sicurezza, ma come fanno ad assicurarlo? Chi verrà qui nella scuola ex Socrate non è mica in stato d’arresto: potranno uscire, andare in giro per il comprensorio. Chi ci assicura che non succederà niente? Questa è una zona isolata, di campagna, abitata da poche persone, senza servizi né illuminazione pubblica. Vorremmo che chi ritiene sensato ospitare i profughi venisse a vedere Casale a mezzanotte invece che a mezzogiorno. Non è affatto questione di razzismo, ma di buon senso. Non si può lasciare cento persone disperate in mezzo al nulla e fidare nel fatto che tutto fili liscio. È da incoscienti”, spiegano all’AdnKronos.

“I palazzinari fanno i soldi affittando strutture per gli alloggi d’emergenza”, grida un inquilino di un’abitazione vicina. “Abbiamo lavorato una vita per comprare una casa e adesso con il centro profughi il valore si dimezza”, aggiunge Lucia, cameriera in pensione. “Li scaricano nei quartieri più isolati, è una guerra tra poveri” afferma Giuseppe, con un tricolore in mano. “Mai una volta che gli extracomunitari li mettano al centro o ai Parioli”.

L’ombra di Mafia Capitale e del business degli extracomunitari viene evocata di continuo.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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