Il 9 luglio 2015 il Segretario Generale dell’OCSE Angel Gurría durante il lancio del rapporto “OECD Employment Outlook 2015a Parigi, ha definito la crisi come “una eredità di lungo periodo” e ha aggiunto che “I governi devono agire ora per evitare un aumento permanente del numero di lavoratori bloccati in una disoccupazione cronica o in una situazione che si alterna tra disoccupazione e lavori precari sottopagati”.

Il vocabolo inglese recovery sta ad indicare il ritorno ad una situazione precedente, considerata migliore di quella attuale. Questo termine rappresenta ciò che è emerso dal nuovo rapporto OCSE: si sta avendo un recupero dei posti di lavoro spinto verso una situazione pre-crisi.

Il problema di questo processo di risanamento è l’enorme lentezza con cui avanza. L’Outlook rileva che il tasso di disoccupazione si riduce ma resta alto, ciò determina un aumento del PIL inferiore rispetto alla riduzione dello stesso che si presenterebbe in caso di crescita della disoccupazione. È opportuno ricordare la legge di Okun, elaborata su dati empirici da Arthur Okun, economista statunitense membro della Brookins Institution, secondo cui per ogni punto di aumento della disoccupazione il PIL diminuisce del 2%.

Questo lento procedere genera le sue conseguenze piu evidenti e persistenti sulla disoccupazione dei giovani, che come emerge dal report, ha raggiunto i livelli piu alti, rispetto a tutti i paesi dell’OCSE, nell’Europa meridionale. La prospettiva di lavoro a lungo termine  per la maggior parte di loro  è quasi inesistente a causa del fatto che nel momento in cui sono diventati parte attiva del mondo del lavoro, sono rimasti disoccupati per due o più anni. Questo ha successivamente ridotto la loro possibilità di trovare un posto per via dell’inesperienza. L’analisi provoca incertezza futura riguardo la riduzione del tasso di disoccupazione: se tale situazione persiste, molti di loro potrebbero allontanarsi dal mercato del lavoro rendendo ancora più complesso il recupero occupazionale.

Le diverse condizioni del mercato del lavoro presentano anche una eterogenea composizione dello stesso con un aumento dei lavori part-time, che vede l’Italia prima in classifica con un forte incremento dei lavori a tempo determinato rispetto al 2007. Si è creata così una classe di nuovi occupati rappresentata dagli impiegati precari involontari che avranno maggiori difficoltà a trovare in futuro un posto a tempo pieno diventando così l’esempio principale di coloro che Gurria ha definito come “lavoratori bloccati tra la disoccupazione e lavori precari sottopagati”.

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Il report mostra inoltre che mentre la riduzione del tasso di disoccupazione sta aumentando, la crescita dei salari ha subito un rallentamento passando dall’1,8 tra il 2000 e il 2007 e lo 0,5 da allora. Questo ha ridotto il reddito di molte famiglie provocando una riduzione della domanda interna.

Misure e manovre, individuate all’interno dell’Outlook, come l’introduzione dei salari minimi e l’utilizzo di politiche attive, possono contribuire al miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Le politiche attive permettono di motivare coloro che non hanno un lavoro a continuare la ricerca dando loro la possibilità di uscire dallo status di disoccupati. I salari minimi comportano una quota certa di domanda interna, tuttavia se non impostati ad un livello adeguato e non accompagnati da politiche fiscali e previdenziali avranno conseguenze negative: se il salario minimo fosse troppo elevato il lavoratore potrebbe preferire non lavorare a meno che il salario offertogli non fosse superiore a quello minimo, cosa che comporterebbe alti costi per gli imprenditori.

Beatrice Rossano