Eros e Thanatos: “amor condusse noi ad una morte”

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“Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte
ingenerò la sorte.
[…]
Nasce dall’uno il bene,
nasce il piacer maggiore
che per lo mar dell’essere si trova;
l’altra ogni gran dolore,
ogni gran male annulla.”

 11805824_10206076646774307_1721674451_nCosì scriveva Giacomo Leopardi nel “ciclo d’Aspasia”, trattando una delle tematiche che hanno percorso la letteratura, l’arte e la filosofia di tutti i tempi. Già nell’antico mondo greco si faceva spazio la concezione, di impronta mitica, secondo la quale Eros e Thanatos erano le due forze ancestrali che dirigevano la stramba orchestra della vita, attraverso pulsioni primitive e irrazionali impresse indelebilmente nell’uomo e che espletavano la sua natura più recondita.
Nella visione platonica, infatti, Eros nasce dalla congiunzione di Poros e Penia, che rappresentano rispettivamente la ricchezza, l’opulenza, l’abbondanza e la povertà, la miseria, il bisogno. La tensione reciproca, la “sehnsucht” che si viene a dipanare trae origine dall’ancestrale divisione degli androgeni, operata da Zeus, in uomini e donne. Eros, quindi, simboleggia la pulsione alla vita, la forza creatrice, l’energia sublime, l’amore autentico e genuino. Thanatos, di contro, rappresenta la forza annichilente, la distruzione efferata, la morte che non lascia scampo, l’energia disgregatrice e, nella concezione mitica, esso è il fratello gemello di Hypnos, dio del sonno.
Tuttavia, Amore non può sopravvivere senza Morte. La tensione smaniosa, anelante, bramosa, l’anelito esagitato, l’inquietudine scalpitante, il bisogno persecutore e aguzzino, il desiderio struggente e tormentoso, l’affanno inquieto e disperato: questi sono i prodotti della fatale coesistenza di Eros e Thanatos. Il poeta de “L’infinito” decantò, al proposito:

“Quando novellamente
nasce nel cor profondo
un amoroso affetto,
languido e stanco insiem con esso in petto
un desiderio di morir si sente:
come, non so: ma tale
d’amor vero e possente è il primo effetto.”

Non esiste creazione senza distruzione, felicità senza dolore, bene senza male, giorno senza notte, luce senza buio. L’equilibrio stabile si può raggiungere solo attraverso la presenza insistente di Eros e Thanatos, seppur dotati entrambi di un potere spropositato.

Hillman al proposito asserisce:

“Eros è anche una faccia di Thanatos, racchiude entro di sé la morte (la componente inibitoria che tiene a freno la vita) e conduce la vita nell’invisibile regno psichico “al di sotto” e “al di là” della semplice vita, dotandola di significati conferiti all’anima dalla morte.”

Numerose testimonianze attraversano l’intelaiatura delle trame di questo controverso rapporto che anima l’esistenza umana. Il sommo poeta nel V canto della cantica infernale dà voce al sentimento struggente in cui si coagulano queste due energie, attraverso le parole di Paolo e Francesca:

«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.»

In questa prospettiva Eros impunemente spiana la strada a Thanatos, dà il permesso affinché esso possa con la sua azione annichilente distruggere tutto. Questa bieca e perversa licenza la si rinviene anche nella poetica di Cesare Pavese, quando, perdutamente innamorato della ballerina Constance Dowling, scrive:

“Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, infermità, nulla”. 

11749551_10206076643614228_1645113253_nEgli descrive in particolare l’effetto dissipatore e devastante della morte:

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi –
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo.”

Anche nell’arte si propaga questa tensione agonizzante tra Eros e Thanatos, in particolare nei dipinti dell’artista Egon Schiele. Ne “L’abbraccio“, infatti, si denota che i due corpi avvolti nell’abbraccio convulso e terribilmente disperato non sono avvinti dal desiderio erotico, ma, al contrario, l’amplesso appare come una vera e propria agonia, come un infelice tentativo di sfuggire alla morte e aggrapparsi istericamente e febbrilmente alla vita, pur essendo i due amanti attratti spasmodicamente da Thanatos. Eros li avviluppa, li protegge, sebbene la sua azione sia annullata dalla forza opposta.
Amore e Morte. Due facce della stessa medaglia, una battaglia inesorabile in cui non vi sono né vincitori né vinti, due forze impietosamente contrastanti che imprimono il necessario equilibrio affinché ogni cosa possa esistere.

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Clara Letizia Riccio

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