Acerra: la protesta antirazzista dopo il respingimento dei profughi

0
68

Acerra – Nella centralissima piazza Castello, cuore del centro storico della città, si radunano giovani studenti, attivisti politici, semplici manifestanti e qualche passante, per rispondere a una presa di posizione di alcuni acerrani avvenuta meno di una settimana prima. Facciamo un passo indietro verso l’origine del problema: nel quartiere Spiniello, domenica 19 luglio, i rappresentanti di alcune forze politiche, insieme a una parte dei cittadini del quartiere, erano scesi in strada manifestando in maniera accesa contro il trasferimento in loco di qualche decina di profughi centrafricani, causando il trasferimento dei suddetti in un centro di accoglienza situato a Giugliano.

Gli immigrati, circa 45, dovevano essere accolti da una cooperativa che ha in affitto alcune villette residenziali e che ha vinto un bando di appalto per l’accoglienza (in maniera, secondo le ultime indiscrezioni, non regolare). Nello scendere in piazza con ira, i cittadini avevano dichiarato di non sentirsi al sicuro con l’arrivo degli immigrati che, a loro parere, potevano soltanto “peggiorare la condizione di vita del quartiere“, mentre altri cittadini, va detto, chiedevano soltanto condizioni di ospitalità migliori. In tale occasione anche il movimento neofascista di Casapound era intervenuto attivamente nella protesta, rilasciando poi anche un comunicato.

Quindi, proprio in seguito a tali vicende, vari collettivi politici e non hanno dato il via al Presidio di solidarietà ed accoglienza antirazzista e antifascista, che ha condannato l’attacco ai profughi perpetrato nella notte del 19 ribadendo la natura di Acerra di città dell’accoglienza città delle diversità. Nel volantino diffuso dai manifestanti, che non attacca i semplici cittadini scesi in piazza, si legge: “La legittima preoccupazione degli abitanti del quartiere è stata in queste ore vigliaccamente strumentalizzata dai meschini avvoltoi della destra che, in questi giorni, da Treviso a Roma, hanno creato ad arte momenti di tensione, negando la naturale accoglienza di un popolo verso un altro popolo, di un uomo verso un proprio fratello”.  C’era la necessità“, ci dice uno dei ragazzi organizzatori, “di rispondere con forza a quanto successo domenica sera“. Il nome di Acerra, infatti, era in breve tempo rimbalzato sulle pagine di cronaca dei quotidiani regionali e nazionali, fino a giungere anche fra gli organi di stampa ufficiali della Lega Nord, che lodava l’allontanamento dei profughi africani.

Alcuni dei ragazzi presenti al presidio in Piazza Castello
Alcuni dei ragazzi presenti al presidio in Piazza Castello

Gli interventi successivi, al Presidio, hanno toccato più lati della problematica questione dell’accoglienza dei profughi. “Questo è ciò che fa la nostra società“, è stato detto, “colonizza, schiavizza, e accoglie i prodotti della sua violenza soltanto per renderli bestie da soma. Ecco cosa sono loro per noi, non persone ma bestie. Se ci si alza di buon mattino li si potrà vedere, scelti dai padroni in base alla corporatura, essere caricati per raccogliere pomodori a tre euro e cinquanta il cassone. E solo il 20 luglio Mohamed, 47 anni, è morto nei campi a Lecce facendo il bracciante“. “C’è la necessità di fare luce e chiarezza sulla tratta di cui spesso sono vittime gli immigrati, sugli interessi economici, spesso illeciti, relativi alla gestione della loro permanenza nel nostro Paese, sullo sfruttamento che si fa di queste persone come forza lavoro a bassissimo costo, senza diritti e dignità alcuna, nelle nostre campagne, sui cantieri edili, nelle fabbriche. Questa crisi devastante, determinata da chi detiene le leve del potere politico e dalle élite economico-finanziarie, ci incattivisce e ci spinge erroneamente ad alzare i muri della paura e dell’egoismo, a vedere l’altro come colui che ci toglie qualcosa, la casa, il lavoro, il pane. Il nemico diventa, allora, l’immigrato, l’essere umano di serie B, e non il sistema economico disumano, basato sull’arricchimento di pochi sulle spalle di molti”, continua il volantino diffuso dagli organizzatori. Sull’ondata di paura di cui parla il volantino, inoltre, più di un partito ha costruito la sua linea politica, educando all’odio e all’intolleranza, e dirottando i problemi causati dal magna magna politico e dall’economia disumana su persone che fuggono da guerre e carestie e sognano soltanto un futuro migliore.

Fra gli organizzatori del presidio ci sono lo Spazio Occupato Autogestito “28 marzo”, il Cantiere della Sinistra Unita di Acerra, la Rete della Conoscenza costituita dagli studenti dell’UdS e di Link e numerosi altri comitati locali, mentre, a mostrare la propria solidarietà, sono arrivate non solo persone del luogo, ma anche dall’Agro aversano e da Bagnoli i ragazzi del laboratorio politico ISKRA. Tutti i coordinatori del presidio hanno specificato chiaramente che non si è minimamente voluto attaccare il popolo acerrano, ma solo la speculazione politica che la protesta dei cittadini ha generato. “Non è un caso se, con l’aumentare dei problemi, aumenta anche l’intolleranza e soprattutto la disinformazione“, è stato detto, “Noi con i nostri interventi vogliamo soltanto chiarire qualche falsa idea che ancora oggi incita alla discriminazione e all’emarginazione. Non vogliamo che la nostra gente sia semplicemente aizzata“.

Due cartelli: "Difendiamoci dalla devastazione contro ogni abuso e repressione" e "Contro ogni fascismo vecchio e nuovo".
Due cartelli: “Difendiamoci dalla devastazione contro ogni abuso e repressione” e “Contro ogni fascismo vecchio e nuovo”.

“Lanciamo un presidio nella nostra città” conclude il volantino “per accendere un riflettore sul vero nemico, per esprimere solidarietà umana, per ribadire il principio dell’accoglienza dignitosa a chi fugge dalle persecuzioni, per chiedere che si faccia chiarezza su una vicenda a tratti ancora oscura, per spiegare che non tutte le favole che ci raccontano sono vere, inclusa quella dell’uomo nero“. “Specialmente la sera, quando tutti sono nelle loro case, con le loro famiglie, sui muretti del Castello siedono tanti uomini e donne di tutte le parti del mondo, che parlano una babilonia di lingue, e che forse si raccontano (tra loro, perché noi non li ascoltiamo, non li capiamo), storie di malinconie, oppressione, guerra, e spesso di morte”. Intanto, il sindaco della città ha dichiarato di non essere stato al corrente, allora, dell’arrivo dei migranti, e di non essere al corrente tuttora dei loro spostamenti futuri, che non sappiamo se comprenderanno o no il comune di Acerra. A quanto pare, le villette della cooperativa potrebbero non essere agibili, e ciò aprirebbe altri scenari sulla triste vicenda. Rimane però chiaro l’avviso del prefetto Pantalone: “Ogni comune accolga 40 immigrati“, poiché loro sono qui e non si possono ignorare la loro presenza e le loro necessità. “Capisco le preoccupazioni, ma se ogni Comune prende 40 o 50 persone diventa tutto più sostenibile e i primi cittadini possono aiutarci meglio a fare opera di preparazione e orientamento alla popolazione per ricevere questi ospiti. Tra l’altro, evitare grandi concentrazioni è anche un modo per contrastare la criminalità, che si approfitta del disagio dei migranti come di quello degli italiani“, ha dichiarato in un’intervista. Insomma, nonostante le dichiarazioni ufficiali di ambo le parti, lo scenario è ancora molto confuso, perché nulla si sa né sulle attuali condizioni dei migranti, né sul loro futuro prossimo, né sulla volontà dell’amministrazione comunale, che non si è ancora schierata da nessuna parte. In attesa di ulteriori aggiornamenti, ciò che è sicuro è che l’oppressione, lo sfruttamento e la miseria stanno asfissiando tutti, fisicamente e non, in Italia e nel mondo. Purtroppo, anche l’umanità delle persone. 

Davide Pascarella

NESSUN COMMENTO