Carlos Ruiz Zafòn: Il gioco dell’angelo

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Zafòn

Carlos Ruiz Zafòn parla di libri maledetti che rivivono assorbendo l’anima di quei lettori disgraziati, troppo incompetenti per dedicare la propria vita ad un qualcosa di diverso dalla letteratura.

Libri che diventano ossessioni e puzzle da mettere insieme, che costruiscono una storia non sempre ben accetta, che ti prendono per mano fino a condurti in realtà che vedranno te come protagonista, un eroe. Un eroe senza tempo che vede la gente morire, assassinata dalla propria mente, per poi ritornare bambina con pensieri semplici e cristallini e soprattutto senza più paure.

Perché ciò che Zafòn ha scritto è di una lotta senza tramonto che vedrà sempre vincitore quell’angelo decaduto che, nella nostra storia, provocherà quell’alternarsi di luci e di ombre che ci metterà sempre alla prova. È un antico gioco il suo, vecchio come la morte, ma a cui noi non riusciamo a trovare una soluzione.

Affacciandoci al Satan’s Speech sembra quasi che Milton ci dia la giusta risposta alla questione.

“Meglio regnare all’inferno che servire in paradiso”

leggiamo, consapevoli del fatto che bisogna fare la cosa giusta, ma nel contempo il male continuerà ad ingannarci, affascinarci, coinvolgerci.

Il romanzo “Il gioco dell’angelo” riesce a descrivere questo stato, questa scommessa fatta col destino, in cui uno scrittore

“non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.”

Sulle orme di Bulgakov il protagonista David Martin, dopo un insuccesso letterario e una delusione d’amore, si ritrova discutere con un personaggio sconosciuto, Andreas Corelli, che gli promette 100.000 franchi e la guarigione dal tumore in cambio del suo impegno per scrivere un libro che possa fungere da testo sacro per una nuova religione.

Il finanziere è avvolto da un’aurea di mistero e di sicuro non promette nulla di buono, ma l’animo umano declina facilmente a tali e assurde proposte, ma non sempre ne esce integra.

Dopo varie indagini svolte per saziare ogni tipo di curiosità derivanti da quello strano personaggio, Martin capisce di trovarsi in una situazione spiacevole in cui un certo Diego Marlasca (fintosi morto dopo aver provato anche lui ad adempiere al compito offertogli da Corelli) cerca disperatamente di salvarsi dalle fauci del peccato e della dannazione, offrendo come sacrificio l’anima del giovane Martin.
Le persone più importanti per il protagonista iniziano a morire, usate come pedine di questo gioco fra titani, e Martin, solo e triste, sa bene che non può tornare più indietro, che non ha più possibilità per redimersi perché non ci sono scappatoie nei patti col diavolo.

Il thriller si colora di rosa quando tra i rimpianti si affaccia il ricordo di Cristina, la ragazza che lo ha tenuto sveglio, che si è fatta desiderare ma che poi ha annunciato il suo matrimonio con Paul Vidal, uno scrittore che ha iniziato la sua ascesa con la menzogna. Anche lei era tra le vittime di Marlasca e Martin è disperato all’idea di non rivederla mai più.

Ma dopo aver finalmente sconfitto il suo antagonista il romanzo ci trasporta in una scena onirica e serena, che prevede Martin rilassarsi su una spiaggia ricevere Corelli che ha per mano una bambina. Quella bambina è Cristina e ora Mertin ha una seconda chance con lei, per ricominciare, per farsi amare. Ma sarà anche condannato a vederla crescere, invecchiare e morire mentre lui rimarrà per sempre giovane.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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