Marilyn Monroe: il mito che non tramonta

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marilyn monroe

“Pensavo a lei, allora, come alla persona più sola che avessi mai conosciuto. Marilyn la si vedeva seduta da sola in un ristorante o in un altro locale. O bere da sola. Le chiedevamo sempre di unirsi a noi, e lo faceva, e sembrava contenta. Ma in qualche modo non capì o accettò mai che dessimo per scontato che era una di noi. Rimaneva da sola. Non era una solitaria. Era davvero sola”.

Queste le autentiche parole di Joseph Mankiewicz, riferendosi all’infelicità impalpabile, ma al contempo dilaniante che trasudava dallo sguardo triste e malinconico della diva più acclamata di tutti i tempi: Marilyn Monroe.

marilyn monroe

All’anagrafe Norma Jeane Mortenson, anche la sua infanzia, come la sua intera vita, fu turbolenta e burrascosa. Figlia di Gladys Pearl Monroe, affetta da una schizofrenia paranoide, trascorse i primi anni della sua esistenza peregrinando da un orfanotrofio all’altro, venendo allontanata da ogni famiglia che si proponesse di adottarla, subendo maltrattamenti e abusi sessuali, di cui il primo alla tenerissima età di 9 anni. Un tenue spiraglio di felicità comparve nell’oblio intollerabile in cui fino ad allora aveva vissuto, quando sposò all’età di 16 anni un suo vicino di casa: James Dougherty, da cui divorziò solo pochi anni dopo.

Si affacciò timidamente al mondo chiassoso e frastornante delle luci, dei palcoscenici e del cinema grazie ad alcuni servizi fotografici che le valsero la comparsa su note testate giornalistiche di Hollywood e la firma del suo primo contratto cinematografico con il regista Ben Lyon, che la paragonò a Jean Harlow.

Norma Jeane spiccò il volo in quella dimensione lurida, corrotta, lercia che era il cinema degli anni d’oro. La sua bellezza folgorante, i capelli di un biondo serafico la incasellarono nel fastidioso e seccante ruolo di “dumb blonde” (oca bionda), di cui restò sempre prigioniera, senza mai liberarsene veramente. Il marito Arthur Miller affermò al proposito:

“Pensavano che fosse carina, che fosse sexy, e morta lì. E lo era, infatti. Ma era anche una persona reale, molto reale. Qui c’è un elemento di cecità. La sua bellezza accecava molti.”

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Era vittima della sua bellezza abbagliante, una bellezza che l’aveva condannata perennemente alla solitudine inesorabile del palcoscenico. Marilyn non aveva scampo: la sua personalità ipersensibile, “di un’autentica dolcezza”, amabilmente inibita, assalita dalle insicurezze era oscurata spavaldamente dalla naturalezza della sua sensualità traboccante, dal fascino ammaliante che sprigionava da ogni suo minimo movimento. Era messa in penombra dalla sua immagine, immagine che ella stessa aveva voluto a tutti i costi creare.

“Aveva quell’aspetto meraviglioso, incredibile; in lei non c’era niente di osceno, e neanche di cinico”.

La fama, direttamente proporzionale alla sua insicurezza, quella fama che invadeva sfacciatamente ogni sfera della sua vita si rivelò solo una maschera che aveva coperto il vero e crudo volto della sua esistenza. La solitudine, triste ritornello della sua realtà, si riversò anche nei suoi matrimoni. Numerosi furono i mariti e gli amanti, attraverso i quali ella cercava di esorcizzare e combattere vanamente contro la sua nemica peggiore, a cui era soggetta, come da un’imperterrita maledizione. Tra i suoi amori si annovera anche la figura del presidente John Kennedy e di suo fratello Bob.

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L’ascesa all’ingannevole favola del cinema iniziò nel 1953 con “Niagara”, ma la vera consacrazione avvenne solo, quando Marilyn Monroe incontrò il regista Billy Wilder che le affidò il ruolo da protagonista in due dei suoi più famosi film: “A qualcuno piace caldo” e “Quando la moglie è in vacanza”, in cui fa la sua comparsa la celeberrima scena del vestito bianco che leggermente si solleva, decretando per sempre la bellezza di un’icona che mai sarebbe tramontata.

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Esattamente 53 anni fa, Norma Jeane morì nella camera da letto della sua casa a Los Angeles. Le circostanze in cui si spense sono tuttora ignote. Come una stella che brilla di luce propria ad un certo punto scoppia e muore lasciando una sublime scia, così Marilyn Monroe scomparve improvvisamente dalle scene, rimanendo tuttavia indelebile in quel mondo che tanto l’aveva bistrattata.

La straordinarietà di quest’attrice fu dipinta mirabilmente da Milton Greene, il quale affermò:

“Ho conosciuto tantissime modelle e attrici. Ma non avevo mai incontrato una che avesse quel tono di voce, quella gentilezza, quell’autentica dolcezza. Era così supersensibile che bisognava stare sempre attenti al tono con cui le si parlava. Poteva essere assolutamente brillante o assolutamente gentile, e poi tutto il contrario”.

Clara Letizia Riccio

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