Da Vassallo a De Mita, la cementificazione morale del PD

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Da Vassallo a De Mita, la cementificazione morale del PD
Da Vassallo a De Mita, la cementificazione morale del PD

Ricordate Angelo Vassallo? Il “sindaco pescatore” del comune di Pollica, in provincia di Salerno, venne assassinato dalla camorra nel 2010 per la sua marcata ostentazione nel combattere le pratiche illegali e nel difendere l’ambiente.

Brainch
Autrice: Laura Arena

Oggi, a distanza di appena cinque anni, non sembra esserci più spazio per quel genere di eroi, nella platea del PD. Questione di gusti che cambiano, verrebbe da dire, se gli applausi sono rivolti agli “eroi” della cementificazione come Vincenzo De Luca. Dal sindaco pescatore allo sceriffo il passo è stato breve; dalla strenua difesa del porto di Acciaroli all’ecomostro di nome Crescent sul lungomare di Salerno, dalla vittima di camorra ai rinvii a giudizio, gli umori e le sensazioni in seno al PD possono definirsi quantomeno volubili – se non a tratti bipolari.

Cronache di una mutazione etica profonda e viscerale, di una narrazione politica che ha smarrito da tempo il filo logico di una trama per accontentarsi di un’improvvisazione in grado di tenere assieme le pagine, più che raccontare. Non c’è da stupirsi, quindi, se il partito della nazione è ben presto giunto a sdoganare la pratica dell’insulto come rimedio all’ovvietà delle argomentazioni, come un tempo facevano i celoduristi della Lega e come i vaffanculisti del Movimento hanno saputo impostare in qualità di programma politico tout-court.

Oggi, quella platea del PD ride di gusto e si sganascia se lo sceriffo De Luca definisce “consumatore abusivo d’ossigeno, un danno ecologico permanente” un giornalista – Peter Gomez – per tacere dei commenti di approvazione che si possono leggere in giro sul web. Il motivo della contesa? Un’affermazione del direttore del Fatto Quotidiano online, che lasciava intendere che la vittoria in Campania di De Luca fosse da attribuire ai voti dei cosentiniani. Se l’è presa, il governatore scampato alla Severino, tenendo a rimarcare di “aver vinto in tutte le province, tranne in quella di Cosentino” (Caserta, ndr), e giù con insulti di ogni tipo.

In realtà, oltre a dimenticare di aver perso anche a Napoli, De Luca dimostra di aver imparato bene la lezione renziana: affrontare l’avversario ridicolizzandolo con battutine di dubbio gusto, porlo all’opinione pubblica come un “personaggetto” da ignorare o, tutt’al più, deridere. In questo modo, l’attenzione mediatica si distrae dal contenuto per focalizzarsi sul folklore tanto caro allo sceriffo della Campania, andando a perdere di significato fino a cadere nel dimenticatoio.

Ecco il nuovo modo d’intendere la politica del PD, un’arroganza volgare fatta di hashtag e derisione, e certo si potrebbe obiettare che neppure Gomez ci sia andato leggero, nelle sue affermazioni: plausibile, pur nella dovuta considerazione di chi fa opinione per lavoro e di chi rappresenta le istituzioni. Inoltre, a dirla tutta, De Luca non avrà vinto grazie ai voti di Cosentino, ma grazie a quelli di De Mita sì.

Non esattamente qualcosa di cui andare fieri; ma Vassallo è scomparso da cinque anni ormai, e nel PD vanno di moda soltanto i pescatori di voti.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

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