Assunzioni scuola, Raiola a LP: ”Riforma di Renzi, peggiore della legge Aprea”

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20090914 - ROMA - HUM - 8 MILIONI STUDENTI TORNANO A SCUOLA, CAMBIA 1/3 DEI PROF Studenti del liceo classico Dante Alighieri di Roma in classe per il primo giorno di lezione, oggi 14 settembre 2009. Oggi si torna in classe in quasi tutta Italia. Sono circa 8 milioni gli studenti che riprenderanno l'attivita'. A tutti il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini ha inviato un augurio. Un terzo degli studenti, secondo la rivista Tuttoscuola, avra' la sorpresa di avere nuovi professori. Sarebbero quasi 200 mila gli insegnanti che cambiano sede quest'anno; 70 mila per scelta, gli altri perche' precari. ANSA/ GUIDO MONTANI / DBA

La Buona Scuola di Renzi, che già tante proteste ha sollevato nei mesi scorsi ha messo i docenti precari del Meridione nella scomoda posizione di dover scegliere se emigrare al nord o rinunciare all’incarico.

C’è chi, come Marcella Raiola, docente precaria di 44 anni non ha avuto il minimo dubbio nel rifiutare l’assunzione.
La docente, in una lunga lettera indirizzata al Direttore del quotidiano ”La Repubblica” spiega senza mezzi termini le ragioni del suo no. «E’ un salto nel buio. Io non difendo un privilegio, bensì un diritto».
Queste alcune delle frasi scritte da Raiola nel testo della lettera al quotidiano.

Libero Pensiero News ha intercettato la docente, la quale come sempre parla senza alcun freno e prova a chiarire cosa sta accadendo.

«Deportati, deportare: questi i termini adoperati spontaneamente da precari beffati ancora una volta da un piano di assunzioni che li costringe all’esilio a km e km da casa, senza poter scegliere la propria sede, decisa da un algoritmo con criteri non ancora resi noti, e con la minaccia di essere di fatto estromessi da quel mondo in cui operano da una media di 15 anni, in attesa di una stabilizzazione che l’Unione Europea ha ordinato il 26 novembre scorso, condannando l’Italia per abuso di iterazione di contratto a tempo determinato.
Sono gli stessi termini che hanno fruttato ai precari della Scuola insulti inaccettabili e aggressioni inaudite da parte di altre categorie di lavoratori, incattivite da una propaganda che non fa che diffamare gli insegnanti, i soli che abbiano combattuto in modo efficace l’impianto iperliberista delle riforme del governo Renzi, determinandone la sostanziale sconfitta elettorale alle Regionali. Anche la stampa prona e asservita al diktat governativo ha giocato sporco, buttando nel tritacarne dei luoghi comuni e dell’oltraggio gratuito i lavoratori di un settore di cui i giornalisti ignorano le dinamiche, addirittura arrivando ad associare interessatamente le proteste dei docenti a notizie relative alla morte, per sfinimento, di braccianti sfruttati dai caporali. Come a dire, insomma, che i diritti sono diventati un lusso o una grazia, e che chi osa protestare e rivendicarli deve solo vergognarsi».

Andando un po’ indietro col tempo, sono anni effettivamente che voi docenti precari siete in perenne stato di mobilitazione: «Agli inizi di settembre del 2013, in verità, i docenti “inidonei”, cioè docenti affetti da gravi patologie e, per questo, destinati ad altri compiti, inscenarono una protesta molto significativa e dai toni forti davanti al Miur, evocando il programma eugenetico Aktion T4 hitleriano per lo sterminio dei portatori di handicap.
La Spending Review di Monti, infatti, aveva previsto che questi docenti, poche migliaia, transitassero nei ruoli degli Ata precari (in segreteria), cioè fossero demansionati e costretti a svolgere un lavoro del tutto differente da quello del docente, per risparmiare qualche spicciolo umiliando gli insegnanti e mostrando quanto bassa sia la considerazione in cui la categoria è tenuta dai governi di “nominati”, decisi a falcidiati e neutralizzare la Scuola pubblica e a ridurre i professori a una manovalanza generica e fungibile. In quella circostanza, però, non si levarono le stesse violente critiche, nonostante il riferimento a Hitler fosse assai più eclatante e iperbolico, perché il momento politico era differente, e la (contro)riforma della Scuola non era ancora stata varata».

Secondo alcuni, la Riforma sulla Buona Scuola è ben peggiore addirittura di quella Gelmini .. «A Renzi è riuscita l’impresa di far votare, a colpi di fiducia e di forzature procedurali inusitate (ghigliottinamento degli emendamenti), una legge assai peggiore di quella “Aprea” scongiurata nel 2011 da una mobilitazione che, invece, stavolta non è servita, nonostante sia stata, seppur tardiva, assai massiccia (618.000 docenti scesi in piazza il 5 maggio e punte di adesione del 95% allo sciopero degli scrutini!).
I precari sono stati l’alibi usato per trasformare la Scuola in azienda monocratica, sicché è partito il lambiccato e assurdo “piano straordinario di assunzioni”.
Si tratta di un bluff, in realtà, dal momento che le sue prime tre fasi (la “0”, la “A” e la “B”) corrispondono al normale rimpiazzo per turn-over di docenti pensionati, sicché questi posti sarebbero stati assegnati comunque, anche senza il millantato piano governativo.
Quello che il governo ha inventato, per complicare la vita ai precari, è un arruolamento su base nazionale previa compilazione di una surreale e indebita domanda (perché produrre una “domanda” di lavoro, se si è iscritti in una graduatoria di merito cui semplicemente si dovrebbe attingere?) in cui indicare addirittura cento città “preferite” su tutto il territorio.
I docenti sono chiamati, dopo 10, 15 o 20 anni di precariato, ad andare anche a 1000 km di distanza, entro 10 giorni, pena la cancellazione dalle Graduatorie, per essere destinatari di un incarico triennale (rinnovabile) per svolgere una mansione che sarà definita solo dopo il 5 Ottobre, quando i presidi-sceriffi diranno ai provveditorati quali docenti “tuttofare” o “jolly” servono per tappare i buchi lasciati dalle assenze brevi di docenti di ruolo o per altre incombenze non precisate.
Fare le valigie, dunque, lasciando figli, genitori anziani, case, mutui da pagare, territori, e andare non si sa ancora dove per fare non si sa cosa per tre anni. Non solo! Entro il marzo 2016, il precario “deportato”, impossibilitato a scegliere la sua sede, dovrà fare domanda di trasferimento in un ambito territoriale parimenti non ancora definito, sempre nella regione di “deportazione”. E la continuità? E la qualità della didattica? E i diritti acquisiti? E le ciance sul rilancio del Sud? Dalla Campania e dalla Sicilia è venuto il più alto numero di domande, 11.000 circa per regione. Si tratta delle regioni su cui la scure della Gelmini ha tagliato con maggiore intensità. Perché non ripristinare i posti al Sud, invece di organizzare un esodo di massa? Sarebbe bastato ripristinare il modulo, scorporare le classi-pollaio, ritirare la Riforma Fornero, che ancora tiene in cattedra docenti di 66/67 anni, introdurre il tempo pieno»…

Intanto, nonostante le rassicurazioni di Renzi si continua a tagliare .. «Si taglia e si vuole far credere che si investe (400 milioni saranno risparmiati riciclando il personale delle soppresse province nelle segreterie!); si mette gente che ha titolo e diritto all’assunzione di fronte ad un inaccettabile aut-aut: o abbandono della propria casa, o disoccupazione (le supplenze, infatti, per chi non ha fatto domanda, saranno sempre più un miraggio); si discrimina tra lavoratori “relativamente liberi”, che possono, quindi, scegliere di soggiacere al ricatto governativo e lavoratori assolutamente impossibilitati, per gravi motivi personali, a muoversi, condizionando il godimento di un diritto maturato alla casuale e fortunata situazione del “deportando”… E in tutto questo, la polemica monta su un termine scaturito dalla sensazione, autentica, di subire una vera e propria violenza, anziché sul fallimento palese di un modello gestionale e di reclutamento pieno di incognite, umiliante e antieconomico! Antieconomico, sì, perché docenti che da anni lavorano sulle loro discipline finiranno col fare tutt’altro e docenti con esperienze significative maturate nelle scuole difficili dei nostri quartieri più a rischio vedranno dissipate le loro competenze e vanificata la loro professionalità aggiunta.
Vi ricordate quando Berlusconi diceva che il problema dell’Italia non erano le sue orge o i suoi reati, ma la stampa che ne dava notizia, rovinando l’immagine del paese all’estero? Ecco: sta accadendo la stessa cosa. Il problema non è un esecutivo che maciulla la Scuola e i diritti dei lavoratori, ma il precario che protesta e attira l’attenzione sulla follia di un sistema fatto apposta per scoraggiare e indurre alla rinuncia al posto il maggior numero possibile di aspiranti, tenendo conto che si tratta, per lo più, di donne.
La differenza è che questa volta nessuno si indigna e nessuno parla di attentato alla democrazia».

Pasquale De Laurentis

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Nasce a Napoli. Consegue il diploma al Liceo Classico Giuseppe Garibaldi di Napoli. E’ qui eletto rappresentante d’istituto dal 2004/2005 al 2008/2009. È cofondatore del giornale scolastico “L’Idea”. Nel settembre 2008, insieme ad altri componenti del Comitato Studentesco, è ospite in uno speciale del Tg di Italia Mia dedicato alla scuola, al quale partecipano gli assessori all’istruzione Gabriele, Cortese e Rispoli. Nel 2005 inoltre, diviene il responsabile provinciale di Napoli dell'Unione degli Studenti, dove è protagonista di numerose battaglie contro l’allora Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti. Nel 2008 partecipa attivamente al movimento studentesco dell'Onda, mentre nel 2009 si iscrive al corso di laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli studi di Napoli l’Orientale. Da sempre grande appassionato del mondo radiofonico, nel Febbraio del 2012, è cofondatore con Lorenzo Russo di Radio TIN, evolutosi in seguito nel blog Tin Napoli. Nel Giugno del 2013 collabora con la web radio locale RadioSca, dove conduce quattro appuntamenti di Generazione X, il programma da lui ideato, insieme a Lorenzo Russo. Il 12, 13, 14 e 15 Giugno 2014, prende parte al corso di conduzione radiofonica, presso Radio Crc Targato Italia, con insegnanti Max Poli e Rosaria Renna. Da Aprile 2014 inizia a collaborare con il periodico online Libero Pensiero News, dove dal Settembre dello stesso anno assume l'incarico di coordinatore della sezione locale di Napoli e Provincia. Da Aprile 2015 intraprende la collaborazione con Radio Amore Napoli come inviato. Nel Novembre 2015 è cordinatore del ciclo di seminari ''GIORNALISMO E NUOVA COMUNICAZIONE'' organizzato dalla Testata Giornalistica ''Libero Pensiero News'', insieme all'Unione degli Universitari presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli studi di Napoli Federico II

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