Filosofia di Salvini

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Filosofia di Salvini

Prendere a scrivere non sempre è facile, specie quando i fatti di cronaca si accavallano ed emergono dal fondo degli abissi, un susseguirsi del peggio in eterno, che lascia allibito ogni spettatore della realtà dinanzi ai fatti, per cui resta poco spazio all’immaginario filosofico.

Eppure, è doveroso mettere a fuoco le notizie, razionalizzarle per razionarle secondo criteri di eticità e palese clamore da audience: se raramente gli organi di informazione ambiscono alla denuncia delle distorsioni della correttezza, l’uguaglianza ed il buon senso, convinti di poter dar credito esclusivamente agli scoop che fomentano di click e superficialità, qualcuno pur dovrà impegnarsi a ridicolizzare la tanto eretta filosofia di Salvini.

Avanti tutti, c’è posto in albergo…” se ne va farneticando ironico, Matteo Salvini, da un salotto televisivo all’altro, alimentando quel vago orgoglio nazionale di chi quest’anno ha dovuto rinunciare alle vacanze in Corsica per il contentino di guardare da lontano lo yacht di Briatore che fa festa all’orizzonte. Sì, alimentando lo stesso orgoglio nazionale che lacera gli interni dell’anticamera cerebrale di ogni buon patriottico, quando pensa a quei poveri marò, gli assassini per mestiere abbandonati dall’inefficienza di un paese troppo di sinistra – quant’è vero che in Italia si guida a destra.

D’altronde, dovremmo pur capire che bisogna difendersi dall’invasione di braccianti che muoiono di caldo per produrre vino e pomodori da esportare; e sarà meglio per l’italiano medio che se ne vada riposando, nel frattempo, perché le ruspe non si azionano da sole e i gommoni non si sgonfiano nel Mediterraneo per volere dell’UE.

Ritenete sia sarcasmo di pessimo gusto? Per riportarci nella seria coltre e restare coi piedi per terra c’è sempre Salvini, ultimo pioniere della pace sociale all’italiana, quella che si può ricevere in omaggio alla salumeria per ogni chilo di grana Padano, tra una chicca populista e un’opinione razzista.

E chi dovesse avere problemi nell’esprimersi sguiatamente nel minor tempo possibile, può esercitarsi con l’ultima uscita di Call of Salveenee: videogioco dove il protagonista leghista distribuisce volantini di fuoco e prova a salvare Girone e Latorre prendendosela con gli immigrati. Una scena metaforica, allo stremo del ridicolo e dell’indecorosa cattiveria con cui ogni giorno assistiamo a una guerra fra poveri, in un mondo che nutre il capitale tramite ingiustizie e sangue – di una massa ridotta all’ammasso delle vite e dalla pietosa insurrezione di  mera sopravvivenza.

L’ultimo livello sarà riuscire a sbarazzarsi della propria umanità, rendendosi lupi famelici contro pecore costrette a vendersi anche la lana: come prostitute costrette a vendere il proprio corpo per mangiare i prodotti di filiere alimentari, le stesse che aumentano i guadagni annuali a seconda dei picchi di schiavizzazione clandestina. E farne delle persone come si fa con i cinghiali, mettendo filo spinato carico di energia elettrica per non far entrare gli immigrati”.

Se la confusione tra questa bassa satira e l’ovvietà sdegnante vi confonde, lettori appassionati, è normale: intento del pensiero leghista è aggradare la paura anziché l’integrazione, con mezzi propagandistici e frottole a cui solo un italiano potrebbe abboccare. E mi perdonerete la sottile discriminazione, ma è inconcepibile realizzare un mare di lutto e guerra, per credere poi che la verità stia nella Filosofia di Salvini.

Alessandra Mincone

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