Pompei, piovono indagini sugli appalti

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A Pompei piovono indagini su società vincitrici di appalti, queste le parole dell’onorevole Luigi Gallo, esponente del M5S, componente della Commissione Cultura alla Camera dei deputati. Le dichiarazioni di Gallo arrivano circa un mese dopo le indagini che riguardano il consigliere regionale Pasquale Sommese, ex assessore al Turismo nella giunta Caldoro ed esponente del Ncd. L’inchiesta condotta dal pool guidato dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dai pm Alessandro D’Alessio, Maurizio Giordano, Luigi Landolfi e Gloria Sanseverino ha portato a diciotto ordini di perquisizioni e undici arresti tra sindaci, imprenditori, manager e assessori nella zona tra Napoli e Caserta, in particolare a Santa Maria Capua a Vetere, Francolise e Riardo dove sono stati acquisiti atti riguardanti diversi appalti sospetti che si pensa possano aver favorito il clan dei casalesi. L’accusa, infatti, è di corruzione e turbativa d’asta con l’aggravante del fine mafioso.

Tra le persone coinvolte, l’onorevole Gallo deve aver notato il nome di Marco Cascella, amministratore della Lande s.r.l. e avrà sicuramente ricordato che il nome di questa azienda era stato già letto. Non in altri documenti della DDA di Napoli ma nell’esito del bando relativo all’affidamento delle Regiones I, II, III dell’area archeologica di Pompei per la valorizzazione, il decoro e messa in sicurezza dei punti di accesso alle Domus,  nonché la sostituzione dei cancelli, transenne e allestimenti didattici di quell’area. Con un importo di 707.137,71 euro il bando è stato vinto seguendo il criterio dell’offerta più vantaggiosa, ovvero l’unica fatta dalla sola impresa offerente, la Lande s.r.l.

Gallo in una dichiarazione precisa che il caso della Lande s.r.l “segue quello già denunciato nel 2013, con la ditta Caccavo, vincitrice dell’appalto dei lavori di restauro al Teatro Grande, poi interdetta a contrarre con la pubblica amministrazione. La Caccavo detiene il 98% della quota societaria di “Samoa restauri s.r.l.”, società che nel 2014 è risultata vincitrice di ben tre appalti per lavori di restauro agli scavi di Pompei“.

Nel corso degli anni molte altre denunce sono state fatte per appalti a Pompei. Denunce che si susseguono. Prove evidenti, sospetti, dubbi. Fiumi di parole di politici che spesso, con il piede in due scarpe, si ritrovano a dover fingere di essere indignati di fronte all’ennesimo caso di infiltrazione mafiosa, corruzione, mal gestione dei beni pubblici.
Nella denuncia dell’onorevole Gallo si vede l’ennesimo errore quando conclude che:”Ogni volta che si può infilare la corruzione, intervenire in tempo significa evitare sperpero di denaro pubblico, lievitazione dei costi, e permettere una vera ricaduta sul territorio in termini turistici ed occupazionali. Sappiamo bene quanto il Sud ne abbia bisogno, è per questo che dobbiamo evitare nuovi fenomeni corruttivi“.

Capire che il problema non è solo del Sud o del Nord ma dell’intera nazione, diventa fondamentale in un paese che lascia sempre più spazio a fenomeni di corruzione e degrado sul nostro patrimonio culturale. Senza una vera consapevolezza della ricchezza che ci circonda diventa impossibile trovare un punto di svolta ed incentivare politiche di anti-corruzione e soprattutto di salvaguardia della nostra storia.

Necessario è parlare, apprezzare, conoscere e tutelare i nostri beni culturali per combattere quel muro di ignoranza e menefreghismo in cui è chiusa la maggior parte della gente e che diventa punto di forza di chi ci vuole schiavi di un sistema che preferisce la strada più facile a quella giusta. Le prove concrete, i documenti, le notizie che ogni giorno si susseguono, gli atti giudiziari e, nel caso specifico di Pompei, sono il crollo, e quindi lo sfregio di un patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Così il problema non diventa del Sud, del Nord, di Napoli o Firenze. Al riguardo, il Movimento 5 Stelle depositerà un’interrogazione al ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini. Agli “italiani” la speranza di un’Italia migliore e che continui a vivere, nonostante le mura di Pompei rischino ancora di crollare.

Alessandra Vardaro

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