Appello coordinamento studentesco regionale

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CASERTA – L’anno politico appena terminato ha portato con sé notevoli cambiamenti dovuti alle manovre parlamentari utilizzate dal governo, le quali hanno palesato il reale volto e i reali progetti di questo esecutivo: l’apertura di un cantiere neoliberista in Italia e il totale distacco dalle piazze e dalla volontà popolare.

Da ottobre a luglio in tutta Italia le mobilitazioni si sono susseguite articolandosi intorno al dissenso per le tre riforme volute dal governo: Sblocca Italia, Jobs Act e Buona Scuola, le quali rispettivamente sanciscono il cambiamento delle imprese, del mercato del lavoro (orfano già dell’articolo 18) ed infine della scuola. Tutte le riforme sono state fatte approvare con un vile voto di fiducia nei palazzi del potere creando un forte malcontento diffuso, facendo vacillare il consenso del governo e creando un distacco ormai netto tra gli interessi della gente e quelli dell’esecutivo. Allo stesso tempo la speculazione politica che le destre ed i populismi stanno facendo intorno a Renzi è sempre più lontana dalle reali esigenze delle persone; ci troviamo quindi in un contesto politico molto delicato e questa estate ce lo insegna: tra la questione immigrazione e proibizionismo vi è stata una risposta militarista e non politica a dimostrare l’incapacità del ceto politico attuale. Con la chiusura della stagione estiva e la riapertura delle scuole inizia un nuovo ciclo di lotte che vedrà come maggiore terreno d’azione proprio la scuola poiché ci si dovrà opporre al modello aziendalistico previsto dalla buona scuola ed allo stesso tempo si dovrà costruire assieme con tutte le componenti docenti un’altra idea di scuola.
Imprescindibile dal boicottaggio è la rivalutazione che bisogna dare al concetto di scuola e saperi. Bisogna infatti assumere il fatto che l’istruzione in Italia sia in crisi da ben prima della Buona Scuola, anzi si può dire che questa riforma sia il punto di arrivo di 20 anni di politiche neoliberiste del mondo scolastico.

E’ giunto il momento di invertire questa rotta ridando centralità ai saperi e facendo sì che questi ultimi non siano più subordinati alle volontà del capitale ma che anzi succeda il contrario. La Campania, da sempre terreno ad alta estrazione di plusvalore, una terra tanto ricca e affascinante depredata di tutte le sue ricchezze da anni di malgoverno, camorra e corruzione; per quanto concerne il mondo studentesco vi sono dati importanti su cui meditare come la percentuale di abbandono scolastico oltre il 20% e la disoccupazione giovanile quasi al 50%. Le conclusioni sono semplici: l’istruzione costa troppo e non tutti se la possono permettere, sempre più giovani non credono che la scuola possa garantire loro realmente un futuro ed infine quest’istruzione fornita non facilita l’ingresso nel mondo del lavoro. Ovviamente nel disegno neoliberista della scuola non si parla di diritto allo studio o tantomeno di finanziamenti pubblici poiché la nuova riforma prevede il libero ingresso di capitali all’interno della scuola da parti private; cosa vuol dire questo? Vuol dire fomentare ancora di più due fenomeni già presenti nelle scuole campane: da una parte il grande divario qualitativo che vi sarà tra le scuole perché naturalmente un privato non investirà nella scuola di provincia che cade a pezzi e con il tasso di abbandono scolastico al 50% ma investirà nella scuola del centro città, scuola di facciata della città borghese ove le possibilità di lucrare sono maggiori.

Dall’altra parte con questo stesso meccanismo in Campania vuol dire aprire le scuole alla Camorra, che potrà legalmente riciclare denaro e lucrare sulla nostra formazione. Il movimento studentesco campano deve trovare in questo scenario politico la propria linea di intervento, ripartendo dalla centralità del soggetto studentesco e dei saperi nella società, rifiutando ogni forma di subordinazione al capitale e rivendicando a gran voce piena centralità sia nelle scuole sia fuori le scuole. E’ necessario infatti strutturare collettivamente una forte critica anticapitalista ed antisistemica che è alla base della creazione di un soggetto politico che possa realmente ribaltare gli schemi di questa società e i rapporti di forza che vigono; dobbiamo portare avanti una lotta di rottura comune e complessiva, sapendo sì contestare, distruggere ma anche creare e produrre. In totale controtendenza con le istituzioni e la classe politica attuale dobbiamo promuovere la partecipazione diretta degli studenti negli spazi democratici che viviamo ogni giorno: dalle scuole alla città, sapendo interpretare il ruolo dello studente a 360 gradi. Si devono favorire momenti di lotta e di riappropriazione, ridando radicalità all’azione del soggetto studentesco, che di certo non ne è estraneo, individuando e superando il limite della legalità opponendo il principio della legittimità. Per tutte queste motivazioni SCIRA convoca un coordinamento di lotta regionale, un coordinamento che si presuppone di essere un luogo franco di discussione, dove poter mettere da parte le differenze che ci caratterizzano e aprire un nuovo spazio politico, inesplorato ormai da anni, ossia quello regionale. Riteniamo infatti fondamentale che ci sia convergenza in un autunno di lotta così intenso tra i soggetti politici studenteschi di tutta la Campania e che quindi sia necessario andare oltre le differenze politiche, organizzative e di pratiche per ragionare insieme sul soggetto reale che è il motore immobile del nostro fare politico: lo studente.

SCIRA Studenti Casertani In RivoltA

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