Carlos Ruiz Zafòn, L’ombra del vento

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Qualche passo avanti e un nuovo capitolo per la storia per il cimitero dei libri dimenticati, più concreta, più reale, spogliata di quell’alone mistico con cui Zafòn ha vestito il secondo romanzo della trilogia “Il gioco dell’angelo”.
Così “L’ombra del vento” pone le giuste e salde basi per quello che sarà quindi il suo prequel, e lo fa con una vicenda, mai banale,  che sconvolge in più tratti il lettore e lo pone in situazioni labirintiche tutte da snodare.

Carlos Ruiz Zafòn utilizza ingredienti vincenti: personaggi che sembrano avvicinarsi al lettore e catturare a poco a poco la sua simpatia. Il protagonista Daniel Sempere (figlio di Isabella de “Il gioco dell’angelo”) ormai ha l’età giusta per conoscere il cimitero dei libri dimenticati, un luogo straordinario in cui tutti quei volumi che sono stati messi da parte nel corso della storia e nei secoli hanno trovato asilo, una casa in cui riposare ed attendere il giorno in cui apparterranno nuovamente a qualcuno.

“Ogni volume che vedi possiede un’anima” spiega il padre di Daniel, con l’affetto di chi ormai si è ritrovato solo con un figlio e con il cuore straziato per la perdita del suo più grande amore “l’anima di chi lo ha scritto e di coloro che l’hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.”

Proprio come tradizione Daniel viene attratto da un unico libro che sembra quasi chiamarlo a sé, come se lo avesse stregato. L’autore di quel romanzo, “L’ombra del vento” è un certo Julian Carax, a tutti sconosciuto ma che cambierà la vita di tutti i protagonisti.

ombra-del-vento-grossetooggi.netL’importanza di tale testo viene da subito suggerita dal signor Gustavo Barcelò che, da buon studioso e letterato , ne sembra quasi ossessionato, non gli era mai capitato di avere tra le mani un’opera di Carax dal momento in cui erano state tutte distrutte. Daniel inizia quindi a frequentare la sua famiglia, esperienza che lo farà crescere in seguito ad una forte delusione amorosa con la primogenita Clara Barcelò, una ragazza dalle fattezze ambigue, stupenda, affascinante e crudele, circondata da un alone di innocenza dettato dalla sua cecità.
A catturare l’attenzione del lettore sarà però sicuramente la presenza di Fermìn Romero de Torres, un barbone che viene da subito accolto da Daniel che gli offre un lavoro nella sua libreria. Si tratta di un uomo particolarmente loquace e saggio, il miglior compagno d’avventure che si possa richiedere, pronto a dispensare consigli ed a aiutare il protagonista in ogni suo passo. Fermìn si scoprirà avere anche un passato tumultuoso con un certo ispettore Fumero che continua tutt’oggi a perseguitarlo oltre che a immischiarsi nelle vicende di Carax.

Durante la vicenda la storia di Carax sembra inglobare completamente l’intero romanzo. Uno scrittore sconosciuto e misterioso, scomparso da anni e le cui opere continuano ad essere bruciate da un personaggio oscuro, un uomo con una maschera di pelle identificato come Satana in terra, il male che risucchia ogni cosa e getta fango e nebbia su ciò che pensa debba esser dimenticato.
Julian aveva un amore, una donna che gli aveva rubato i giorni e le notti, che gli faceva desiderare di vivere e lo faceva sentire vivo. Ma venne allontanato dal suo Paradiso, strappato via dalla felicità e catapultato in un mondo di insoddisfazione e mediocrità. I colori e il mistero della Barcellona degli anni ’40, tanto amata da Zafòn, lasciano il posto ad una Parigi che sembra fuoriuscita da un quadro di Toulouse Lautrec e lì sembra che lo scrittore sia scomparso, portato via dai suoi tormenti.

Inizia improvvisamente un parallelismo che vede Daniel ripercorrere senza quasi rendersene conto ogni tappa della vita di Carax, proprio mentre investigava su di lui. La sua donna era Beatrix Aguilar, (la sorella del suo migliore amico) una Beatrice che di angelico ha ben poco e che ha conquistato il suo interesse gradualmente, tra una pagina e l’altra. “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse” sembra essere l’ispirazione zafoniana.

Una storia sviscerata in ogni suo dettaglio, un thriller dalle sfumature rosa e gialle che permette al lettore di passeggiare tra le strade di Barcellona e in quelle parigine rese pericolose da un antagonista mascherato e spietato, con un macabro segreto rinchiuso in una villa abbandonata.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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