Cronache dalle terre del nuovo schiavismo

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Cronache dalle terre del nuovo schiavismo

Yvan Sagnet, coordinatore del reparto Immigrazione della Flai-Cgil Puglia ha denunciato la morte e l’occultamento del cadavere di un bracciante a Rignano Garganico, in provincia di Foggia. Il lavoratore, di circa trent’anni e originario del Mali, sarebbe morto due settimane fa dopo essere crollato in uno dei 57 cassoni di pomodori che aveva raccolto. Il corpo non si trova né nell’obitorio di Foggia né a San Giovanni Rotondo e quindi, a detta di Sagnet, è molto probabile che sia stato sepolto nel ghetto o occultato con qualche altro espediente nella più totale omertà dei colleghi braccianti che, spaventati dai propri superiori, hanno persino evitato di dire il nome e il giorno esatto del decesso.

Il fatto appena riportato non è certo l’unico nel suo genere. Diversi sono stati i casi di braccianti morti nei campi pugliesi nel corso di quest’estate. A luglio un lavoratore sudanese è stato colpito da un infarto sotto il sole del Salento e una donna di nome Paola Clemente è deceduta per un malore nei pressi di Andria. Le procure locali hanno avviato le indagini per constatare l’utilizzo di manodopera irregolare e lo sfruttamento dei lavoratori e il bilancio è stato di 32 aziende irregolari su 61 controllate.

Dai sopralluoghi delle forze dell’ordine è emerso che i braccianti vivono in villaggi con capanne auto-costruite in lamiera e cartone. La più grande baraccopoli è quella di Rignano Garganico, che ospita circa 2000 lavoratori per lo più di origine africana. Le condizioni igieniche sono spesso precarie, i bagni sono chimici e all’aperto e l’elettricità non è presente. In un’abitazione possono essere contenuti fino a cinquanta materassi e posti letto, e ci si organizza in piccoli gruppi per mangiare a turno riso, carne e sugo d’arachidi cotti su falò o bombole del gas.

La sveglia è alle tre del mattino. I caporali mandano dei camion ai villaggi affinché trasportino i braccianti fino ai campi. L’orario di lavoro varia dalle quattro-cinque ore fino a dieci e più, e le condizioni sono estenuanti. La paga è a cottimo: 3,50 euro per cassone riempito. Le temperature arrivano spesso ai 40 gradi e non ci sono pause. Spesso capita che i lavoratori si infortunino o svengano, ma di rado subiscono le cure necessarie.

È questo il volto di un nuovo modello di schiavismo che ricalca, nei fatti, quello già sperimentato nelle epoche coloniali e che ha causato migliaia di morti fra i lavoratori senza più diritti e dignità, soli con i loro carnefici.

Un bracciante intervistato ha affermato: ”Se lo raccontassi in Africa non mi crederebbero che questa è Europa.’‘ Sembra impossibile, eppure lo è.

Vincenzo Nicoletti

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