L’Europa dei muri populisti. Dove è finita la fraternité?

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«L’Europa in cui voglio vivere non è quella dei muri contro i profughi. Questa gente fugge dalla guerra e dalla disperazione. Quando parliamo di migrazioni parliamo di esseri umani. Solo che queste persone non possono vivere come noi perchè non hanno avuto la fortuna di nascere in una delle regioni più ricche al mondo. L’Europa fallisce se la paura prende il sopravvento. L’Europa fallisce quando gli egoismi hanno più voce della solidarietà presente in ampie porzioni della nostra società».

Queste le parole del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, scagliatosi contro le barriere anti-immigrazione e in particolare contro la recente costruzione del muro ai confini tra Ungheria e Serbia.

Nel 2015 sono entrate illegalmente in territorio ungherese circa 57 mila persone provenienti soprattutto da Afghanistan, Siria e Pakistan. Il Governo presieduto dall’estrema destra di Viktor Orbán ha dichiarato di non riuscire a pagare i costi relativi all’apertura e al mantenimento dei centri di accoglienza e per questo si è giunti alla costruzione del muro, lungo 175 chilometri e alto 4 metri, non ancora terminato.

Di recente, per gli stessi identici motivi, Bulgaria e Grecia hanno edificato delle barriere lungo i confini con la Turchia. Nel corso di quattro anni circa mezzo milione di clandestini erano entrati nella penisola ellenica e nel 2011 il Governo di Atene ha approvato la chiusura dei confini con un fossato lungo 120 chilometri, largo 30 metri e profondo 7. Le migrazioni sono diminuite drasticamente causando non poche morti. I flussi si sono allora spostati verso la Bulgaria, che nel 2013 ha agito in modo analogo facendo costruire una recinzione con reti metalliche e filo spinato lunga in tutto 160 chilometri e aumentando i controlli alla frontiera. Nel 2014 solo 4 mila clandestini sono riusciti a varcare i confini, mentre l’anno precedente il numero ammontava a 11 mila.

Ungheria, Bulgaria e Grecia sono paesi membri dell’Unione Europea, ma propongono politiche in materia d’immigrazione diverse e in contrasto con quelle volute da Bruxelles. In Europa purtroppo non esiste una strategia comune per gestire i flussi e pertanto i Governi rispondono alle proprie esigenze creando talvolta delle barriere. Urgono nuove leggi europee in materia di accoglienza e per questo Juncker ha convocato a Berlino i vertici europei, ossia la cancelliera tedesca Merkel e Hollande. Si auspica che riescano a trovare una volta per tutte un accordo valido per tutti per porre fine al problema. Dove è finita la fraternité?

Vincenzo Nicoletti

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