Pechino oltre la paura del crollo

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Jess Livermore (1877-1940), uno dei più grandi speculatori del ventesimo secolo, disse: “La natura umana è sempre accompagnata da speranza e da paura.[..] E quando il mercato si muove nella tua direzione, hai paura che domani si riprenderà i tuoi profitti, ed esci dalla tua posizione [..]”

Keynes, in “The general theory of employment, interest and money” (1936), coniò il termine “spiriti animali” per indicare come il soggettivismo e la psicologia dell’individuo siano uno dei principali motivi delle fluttuazioni economiche e come influenzino i risultati macroeconomici e finanziari.

Il così detto “panic selling” (panico nelle borse) verificatosi il 12 luglio scorso nella Borsa di Shanghai ne è un esempio concreto.

Nei 12 mesi precedenti, la stessa era cresciuta del 150%. L’ottimismo aveva portato molti investitori ad acquistare azioni il cui valore è iniziato a salire arrivando al punto cui tutti hanno iniziato a comprarle. Il prezzo troppo alto che hanno raggiunto ha indotto molti a disfarsi di tutti gli strumenti finanziari in loro possesso, causando così timore e incertezza anche tra coloro che erano inizialmente sicuri delle proprie decisioni. Gli investitori hanno iniziato a vendere massivamente pervasi da una ubriacatura di paura e ansia, causando un crollo delle azioni.

La Borsa di Shangai ha perso 3.000 miliardi di dollari, una somma dieci volte maggiore l’intero debito greco.

Il neologismo di Keynes però, ha per di più una connotazione positiva: indica l’ottimismo individuale e l’insistenza nel contare sull’idea di una ripresa senza farsi scoraggiare dalla possibilità di una sconfitta.

Ed è infatti un messaggio di vittoria presente e futura che Xi Jinping, il presidente della Repubblica popolare cinese ha voluto mandare a tutto il mondo con l’imponente parata dello scorso 3 settembre, contando sul fatto che l’uomo tende a valutare la probabilità degli eventi futuri in base alle esperienze passate: la commemorazione di un successo passato per poter creare la memoria di una vittoria ancora da realizzarsi.

Leader della nazione più popolosa al mondo e uomo con una forte visione del futuro, Mr Xi è consapevole che la mente umana ha necessità di ricondurre i significati delle cose ad elementi concreti. L’evento per ricordare la fine della seconda guerra mondiale nel 1945 e i 15 mila cittadini cinesi che persero la vita durante l’occupazione giapponese del 1937-1945 è stato presentato per la prima volta attraverso un monumentale ed impressionante spettacolo militare, non con la consueta cerimonia solenne. Parole di pace e di condivisione con gli altri popoli, che ritroviamo nel discorso di Mr Xi, tenutosi durante tale manifestazione, vengono associate ad immagini contrastanti: hanno sfilato più di 12 mila soldati dell’Esercito Popolare di Liberazione, 200 aerei da guerra hanno effettuato coreografie nei cieli di Pechino ed è stata colta l’occasione per presentare i nuovi missili balistici (i DF–21D), carri armati e camion, tutto esclusivamente “made in China”.

La più grande parata militare dal suo insediamento avvenuto nel 2012 è non solo una affermazione dell’autorità del proprio governo, ma è anche diventata un forte simbolo per ricordare al globo intero la potenza della propria nazione a poche settimane dal più grave e spaventoso crollo della Borsa di Shanghai.

Beatrice Rossano

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