Si può imporre la cultura?

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Si può imporre la cultura?
Si può imporre la cultura?

Cari lettori, la settimana scorsa con questo articolo sul “valore economico” dell’ignoranza sono stato quasi profetico: soltanto pochi giorni dopo, infatti, la notizia (che potete leggere qui) della chiusura di SenzaCensura, ennesimo portale di bufale costruite ad arte per raccogliere introiti pubblicitari facili. Pazienza se, nel contempo, si fomentava l’odio aizzando il razzismo latente con falsità e menzogne.

Appare incredibile come in questa Italia sia davvero consentito scrivere di tutto, e con quanta facilità il popolo della rete, abituato com’è ad una bulimia d’informazioni da ingerire e vomitare, sia pronto a ritenere come vero qualsiasi cosa appaia dopo un www. Siti del genere andrebbero segnalati e fatti chiudere, e non certo per contrasto alla libertà di stampa e d’opinione, quanto semplicemente perché istigano alla violenza gratuita e ledono la dignità delle persone a scopo di lucro.

Quanta miseria e pochezza esistenziale si celi dietro questi leoni da tastiera, pronti a vendersi l’anima per raccattare una manciata di euro, non ci è dato saperlo; mi viene però da chiedere perché Salvini non pensi mai, tra una querela e l’altra a chiunque osi parlar male di lui, a spendere una delle sue innumerevoli parole per questi diffamatori da quattro soldi. Ma forse pretendo troppo, forse la verità va bene solo quando fa comodo – o meglio, quando porta voti.

BrainchEffetti collaterali di una trasformazione repentina ed incontrollabile della società e delle sue abitudini: le generazioni attuali, quelle dei nativi digitali, forse non avranno di questi problemi in futuro; ma per chi magari era abituato soltanto a leggere il giornale alla domenica e guardare il tg alla sera prima di cena, la mole di informazioni resasi disponibile con l’accesso ad internet ha rappresentato una rivoluzione negli stili di vita e nella strutturazione della capacità analitica. E non necessariamente in meglio.

La manipolazione mediatica, così finemente compendiata nei canoni orwelliani del controllo del pensiero, è uno strumento di potere forse più prezioso del denaro stesso. In un certo senso, siamo tutti figli di 1984 e del “Grande Fratello” che indirizza le nostre menti né più né meno di un cane-guida che conduca un cieco per strada. L’incapacità di aprire gli occhi, tuttavia, non dipende da una malattia, ma dalla mancanza dei costrutti mentali che proprio tale manipolazione ha comportato.

Un circolo vizioso che si autoalimenta nell’ignoranza e nella delega delle facoltà critiche a gruppi sempre più ristretti di medium culturali: quotidiani allineati, siti internet monotematici, programmi televisivi che affrontano sempre gli stessi argomenti sempre dalla stessa prospettiva con sempre gli stessi ospiti in studio (un nome a caso? Matteo…) e in cui, il più delle volte, l’alternativa viene presentata come una grottesca parodia della realtà e dunque come una patetica cretineria.

Mi sono chiesto a lungo in che modo si possa spezzare tale circolo, invertire il processo di lobotomizzazione mediatica a cui siamo sottoposti. Occorrerebbe certo un’istruzione pubblica completa e dignitosa, che fornisca le conoscenze per interpretare la realtà e che stimoli alla lettura intelligente più che alla memorizzazione compulsiva di numeri e aneddoti; ma siamo in Italia, quindi non raccontiamoci frottole.

Mi chiedo se esista un modo per “imporre” la cultura così come oggi ci viene imposta l’ignoranza, in totale spregio della dignità e dei diritti fondamentali dell’uomo, come l’autodeterminazione.

Tenendo ben presente che, in ogni caso, conoscenza e cultura sono due concetti differenti, sebbene simili in certe sfumature, e non basta infarcire di nozionismo uno studente per renderlo una persona capace di pensare. Insomma, senza cadere negli eccessi da MinCulPop per cui anche la cultura diverrebbe uno strumento di propaganda a senso unico.

In che modo, dunque, imporre la cultura nelle sue accezioni più vaste ed ampie? Noi ci proviamo, offrendo un punto di vista indipendente e non condizionato da imposizioni dall’alto, raccontando la realtà così come vorremmo che venisse raccontata a noi, senza filtri né rimaneggiamenti. Ci proviamo, ma è un’impresa ardua e siamo comunque una goccia nell’oceano. Ecco, al più potremmo essere da esempio, perché qualcuno, ascoltando la nostra voce, si renda conto che ogni voce, quando è libera, risuona dello stesso, cristallino senso di purezza.

Ma chissà, magari è una bufala anche questa. Buona domenica, lettori cari, e alla prossima.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

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