“Analfabetismo funzionale” allo Stato di cose attuali

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analfabetismo funzionale

L’estate 2015 dell’Italia ha bagnato le coste acquatiche di lacrime e sangue a causa dei numerosi decessi, di profughi che scappavano dalla guerra e dalla devastazione sociale nei paesi a sud-est dell’Europa.

Ma è recente la notizia che il bel paese vanti anche un altro primato, che sicuramente non farà dispiacere quanto le stragi nel Mediterraneo, ma che la dice lunga riguardo i costumi superficiali dell’italiano medio, che reagisce alla cronaca quotidiana vestito di minimalismo ed altezzosità, incosciente di far parte della popolazione che detiene il record per analfabetismo funzionale.

È infatti secondo l’OCSE che il 47% degli italiani sarebbe affetta da questa sorta di disfunzione cerebrale, posizionando l’Italia al primo posto di una classifica mondiale che ne denuncia la problematicità.

L’analfabetismo funzionale è il ritorno della popolazione ad una saturazione della conoscenza: chi ne è complice, è una persona che può utilizzare tutti i caratteri dell’alfabeto e i numeri, digitalizzarli sui social network e tramite il lessico può finanche “commentare”, senza però avere la capacità di analisi e di critica a cui dovrebbe aspirare una corretta educazione all’informazione e alla cultura. L’analfabeta funzionale è colui che va immagazzinando passivamente qualsiasi notizia sperperata dai telegiornali asserviti ai partiti, senza averne la curiosità di approfondire attraverso la lettura, la ricerca e la facoltà del libero intelletto.

Sicuramente, quest’inchiesta condotta anche a livello planetario dal World Literacy Foundation, rappresenta la situazione di pericolo per i cosiddetti paesi democratici e sviluppati, che paradossalmente, al contrario, non sfruttano lo strumento della partecipazione alla vita politica attraverso la comunicazione, fungendo da complici di un passivismo e di un’omologazione del pensiero dominante. 

analfabetismo funzionaleQuesta categoria di analfabeti è stimata nelle persone che nonostante siano integrate nel sistema formativo italiano, non riescono a recepirne i contenuti e a contestualizzarne le storie, né a filtrare le modalità basilari con cui estrapolare una sintesi concettuale, o ponendosi le giuste domande per valutare analiticamente la realtà che ci circonda. Gli analfabeti funzionali recepiscono meccanicamente una serie di nozioni, sbarrano le voci esatte di fronte ad esami come le prove INVALSI, per poi non riuscire a leggere un contratto di lavoro e giudicarne la validità o meno. 

Queste persone restano intrappolate in una coltre di ignoranza, nutrono opinioni facilmente influenzabili e si possono identificare nel distopico proletariato orwelliano, troppo stupido per pensare di potersi ribellare dall’oppressore. Dunque, addirittura servono affinché i politicanti possano fagocitare in loro estremismo xenofobo, razzista e la propensione ad un autoritarismo fascista; d’altronde gli analfabeti funzionali non conoscono la storia se non per sommi capi, ed hanno un raggio di reazione nella società per nulla longevo. Rappresentano dei numeri, ininfluenti sul versante della decisione politica e sempre più facili da raggirare.

Ciò è dimostrato dal fatto che è la compassione il sentimento a scuotersi sui volti di tanti cittadini di fronte alla guerra imperialista che l’Europa ha approvato contro la Siria, contro la Libia. È dimostrato ancora dalla presa di potere di un Governo che predica “buona scuola” la valorizzazione di un centralismo dei poteri e la svalutazione di un modello di cultura fine a sé stesso, e che sappia garantire gli strumenti essenziali per apportare alla consapevolezza, anziché deportare l’attualità verso il baratro della disinformazione.

Quindi sembrano non esserci dubbi: è l’analfabetismo funzionale la nuova piaga sociale – denunciata a ridosso di un sistema già completo di mezzi per ridurre le obiezioni, il dissenso, la curiosità e la capacità di essere liberi di pensare – piaga sociale che bisognerebbe marginalizzare, attraverso il buonsenso, l’interesse e l’interessamento singolare e collettivo per ogni cosa, ogni cosa che occupi spazio nel mondo. Mentre invece, questo tipo di analfabetismo risulta essere più che funzionale allo Stato di cose attuali.

Alessandra Mincone

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