Quarto potere

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Quarto Potere
Quarto Potere

Quando un po’ di tempo fa’ ho letto l’annuncio da parte della Commissione Europea di una nuova “task force” dedicata allo scardinamento della propaganda portata avanti dal governo russo, mi è sembrato quasi di sentire le lancette del mio orologio iniziare a ticchettare all’indietro, ai tempi della Guerra Fredda e del Maccartismo più sfrenato. Senza ombra di dubbio il potere di Vladimir Putin nel proprio paese si basa fortemente sull’uso spregiudicato dei media, spesso piegati alle richieste del Cremlino, ma l’idea che un organo politico come l’Unione Europea, già da più parti accusato di mancanza di democraticità, si mobiliti per dare una voce “libera” ai russi, suona quanto meno contraddittorio. Che l’informazione possa essere liberata da esperti nominati dai tecnocrati nominati dai governi europei, mi è parso alquanto singolare, soprattutto se l’intento dichiarato è quello di convincere i cittadini di paesi come Ucraina, Georgia e Moldova che le riforme promosse dall’Unione Europea potranno certamente portare dei miglioramenti nelle loro condizioni di vita. Perché fatico proprio a credere che nella Commissione Europea esista davvero l’interesse a rendere i cittadini dell’est europeo più liberi, mentre sono sempre più convinto che quest’operazione abbia piuttosto un’importanza di carattere geopolitico. L’idea di rafforzare i media indipendenti e formare dei giornalisti di stampo “europeo” nelle ex repubbliche sovietiche, è un’idea che più che giovare alla libertà di informazione credo che non possa far altro che indebolirla ulteriormente. Perché se da un lato mettiamo dei giornalisti al soldo del Cremlino che non fanno altro che magnificare l’opera di Putin, e dall’altro dei giornalisti al soldo delle istituzioni europee che vantano in maniera ottimistica i vantaggi dello stile di vita europeo, ciò che otteniamo non è un’ampliamento della libertà di parola e pensiero, bensì una nuova compressione di questi diritti. Come potranno cittadini dell’ex Urss diventare cittadini critici, se davanti ai loro occhi e alle loro orecchie non si pareranno altro che due voci sorde, narcisisticamente appagate dalle proprie parole? Perché bisogna combattere Putin e non anche i fallimenti e le piccolezze dei nostri paesi e delle nostre istituzioni comunitarie? In questo senso ho trovato molto interessante un articolo pubblicato originariamente sul  Moscow Time dello scorso 30 giugno in cui Mark Galeotti, professore di Affari Internazionali dell’Università di New York, riflettendo sulla notizia di cui sopra, si chiedeva quanto potesse essere dannoso ingaggiare una “guerra di informazioni” con la Russia. Il passaggio che  mi ha particolarmente colpito, forse perché esprime quello che da sempre penso, è quello in cui lo studioso afferma che i maggiori pregi della cultura occidentale stanno proprio nelle sue debolezze: l’esistenza di una pluralità di opinioni, un’innata attitudine allo scetticismo e la capacità di criticare vecchi dogmi. Sono tutte cose che nel breve termine possono pure creare vulnerabilità, ma che nel lungo termine ci possono rendere una società più solida, più capace di guardare alle nostre contraddizioni e risolverle. E allora perché privare anche i cittadini dell’est europeo di questa possibilità di crescita? Perché se il nostro obiettivo è quello di privare Putin della capacità di influenzare i popoli russi ed ex sovietici con la propria propaganda, allora dobbiamo batterci per dire la verità e non per veicolare delle altre menzogne al solo fine di spingere quegli stessi popoli verso la nostra “Terra Promessa“. Perché noi cittadini europei sappiamo bene quanto la nostra Unione Europea sia ancora lontana dall’essere quel sogno di Pace, Libertà ed Eguaglianza che i nostri padri fondatori c’avevano promesso.

Antonio Sciuto

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