David Grossman: Qualcuno con cui correre

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Si tratta di una storia senza tempo, che sfiora il surreale per poi infrangersi nella dimensione che noi uomini conosciamo meglio: quella del dolore.
David Grossman, noto per il suo impegno volto a una risoluzione pacifica della questione palestinese, è riuscito a prestar la sua voce a grandi romanzi d’eccellenza e, tra questi, “Qualcuno con cui correre” ha come sfondo una delle piaghe dovute alle continue lotte di potere: lo sfruttamento minorile.
È un tema già visto, protagonista di quei romanzi che cercano di far da specchio alle crude realtà dei Paesi in guerra o troppo poveri, in cui bambini dagli occhi da adulti vagano per le strade, sperando che quel denaro guadagnato possa soddisfare il loro protettore.
Se ormai non hai più nulla e sei ridotto alla strada non hai altra scelta che unirti a questi gruppi di “artisti di strada” che ti promettono un pasto caldo, un tetto sulla testa, una ragione per alzarti al mattino. Sono loro a trovarti, ti osservano, ti analizzano per giorni e decidono se possono aver bisogno di te.
In molti si ribellano, credendo di esser in grado di poter badare da soli a se stessi; altri invece pregano in silenzio che qualcuno li noti e gli dia questo sprazzo di vita, questo senso di appartenenza ad un gruppo che ti fa sentire meno solo contro i demoni che ti assalgono di notte e di giorno.
La vicenda narrata da Grossman ha come protagonista Assaf, un ragazzino particolarmente timido a cui viene assegnato un importante e singolare compito: ritrovare il padrone di un cane ritrovato per strada.
La ricerca si mostra particolarmente ardua, come ritrovare un ago nel pagliaio!
Assaf decide quindi (ben consigliato) di lasciar il cane correre ovunque voglia, ritenendo che l’animale sia propenso a ritornare in luoghi a lui conosciuti.
L’esperimento va a buon fine e il sedicenne si ritrova chiacchierare con una suora che, gioiosa, accoglie l’animale, Dinka.

“Felice colui che può rimanere chiuso solo dentro una stanza.”

È l’insegnamento che ha ricavato Assaf da quello strano incontro. La suora è curiosa, vuole conoscere ogni sfumatura della sua vita e della sua esistenza. Vuole sapere che tipo è, cosa gli piace, come procedono le sue giornate, se mai si è arrabbiato, quando e perché. Le piace ascoltare, dice che il suo è un dono, che la timidezza è solo un ostacolo e che solo parlando di se stessi in modo tanto cristallino ci si può meritare una certa fiducia. E la sua fiducia le serviva.. anche lei ha una storia da raccontargli. Esistono degli incontri che durante la nostra vita ci fanno crescere un po’, ci regalano un nuovo punto di vista e un mattoncino che poggeremo sugli altri che abbiamo già, pezzi di puzzle che edificano il nostro essere. In quel giorno Assaf è cresciuto molto ed è venuto a conoscenza non solo di uno stile di vita così riservato e particolare, ma anche dell’esistenza di una ragazza, una di quelle che son capaci di cambiarti la vita.
Tamar è forte e leale, una guerriera che ha rasato i suoi bei capelli per cercare di fuggir via dalla prigione della sua bellezza per ritrovare e salvare suo fratello Shay, un tossicodipendente rimasto attaccato all’intricata tela dei malfattori che conducono i giochi tra gli artisti di strada.
Assaf non la conosce, non ha idea di chi sia, ma ha capito che si tratta di una persona speciale, una persona che può salvarsi solo grazie a lui e che non merita di essere abbandonata al suo destino.
Dinka e Assaf riprendono quindi la loro corsa, lo fanno insieme, seguendo il ritmo dei loro cuori e dei loro respiri. La stanchezza non attacca i loro animi, troppo fedeli a quest’assurda operazione di salvataggio che hanno deciso di intraprendere.
Il romanzo è dotato di un importante gioco di climax e di sfumature. Inizialmente le vicende dei due protagonisti sono narrate in simultanea con un gioco che alterna la corsa sfrenata e liberatoria di un ragazzino e di un cane, con l’amara storia di una ragazza e dei suoi demoni.
Come una treccia destinata ad avere, alla fine, un unico capo, i loro destini si uniranno e ricameranno per noi lettori un lieto finale.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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