Ogni anno, per le famiglie, l’arrivo della lista dei libri da acquistare equivale alla preparazione a qualche mese di rinunce. Sotto la voce del “totale”, numeri a tre cifre compaiono sempre più grandi, e ogni volta i genitori si trovano davanti a sacrifici che «bisogna fare», per garantire ai propri figli di poter studiare con tutti i mezzi possibili, «perché il mondo è cattivo e non gliene offrirà se non ne avranno». Il mondo è cattivo, le case editrici pure, e il loro dominio riempie gli zaini di libri da trenta, quaranta euro, divisi in più tomi, sempre più costosi. Qualche professore capisce e permette ai ragazzi di utilizzare quelli, diversi, di fratelli e sorelle più grandi; qualcun altro tollera le fotocopie; qualcuno si impunta e decide che il libro è scritto nella lista, e quello deve essere.

Comunque, professori o meno, la crisi è grande e i libri sono cari, ma la scuola è pubblica e gratuita per Costituzione e nessuno deve dimenticarlo. Allora, gli studenti dell’Alfonso Maria De’ Liguori di Acerra, dopo un’estate passata a progettarlo, sono riusciti a organizzare per la prima volta nella storia del loro liceo un evento speciale: un mercatino del libro usato.

Grazie ai loro sforzi, e all’accondiscendenza del dirigente Carmine De Rosa, ogni studente avrà a disposizione quattro ore, sottratte dalle normali ore di lezione e divise in due giornate: dalle 9.15 alle 11.15 del 16 e 17 settembre. I libri saranno venduti alla metà del prezzo di copertina, i ragazzi potranno controllarne le condizioni di persona e, grazie a uno scrupoloso lavoro in fase di catalogazione, potranno facilmente conoscere dove trovare i libri necessari, poiché i venditori saranno divisi in base al corso di provenienza.

Lo scopo non è solo venire incontro alle famiglie, ma soprattutto quello di sottolineare il valore che un libro può conservare, superando la mentalità materialistica che vorrebbe considerare ciò che è usato come non più buono.

Molte scuole già lo fanno, ma nessuna ad Acerra, e non sarebbe questa la “prima volta” per il De’ Liguori se negli altri anni le case editrici non avessero fatto pressioni affinché non si tenesse, a causa dei guadagni che si perdono nel non vendere nuovi manuali, essendo praticamente schiave del ciclo del consumo fine all’inutilizzo.

L’iniziativa, oltre che dai rappresentanti d’istituto e, quindi, dai ragazzi tutti, è stata promossa dal reparto acerrano dell’UdS e dal giornalino studentesco Vaffanstudio, che durante il mercatino avranno a disposizione due stand informativi per farsi conoscere dai ragazzi del primo anno.

«Il caro libri è una sconfitta sociale che il Governo del nostro paese accetta, senza nessun tentativo di cambiamento, per contrastare un fenomeno frutto delle politiche sconsiderate che non hanno mai inserito l’istruzione al centro di un serio programma di riforme, che partisse dal tessuto socio economico di cui è composto il nostro paese. Il caro libri è una sconfitta perché non si è in grado, al giorno d’oggi, di arginare gli interessi che le case editrici hanno nella compravendita dei libri di testo, ma è soprattutto un grande passo indietro verso la “scuola 2.0” tanto nominata dalla propaganda demagogica di chi è al potere», si legge nel comunicato diffuso dall’Unione degli studenti. Gli studenti del De’ Liguori fanno anche parte del gruppo di Libera contro le mafie e da qualche tempo cercano modi per frenare i costi esorbitanti della scuola, anche in relazione alla campagna Miseria ladra, che ha messo in evidenza alcune situazioni economiche critiche sul territorio della città. Il mercatino, nella cui organizzazione Libera non è coinvolta e organizzato dalla sola UdS, è perciò in linea con la suddetta campagna di sensibilizzazione.

L’impedire che i ragazzi meno facoltosi abbiano accesso a tutta la cultura è un grave deficit della scuola moderna, e passa attraverso l’oligarchia delle edizioni e di chi le gestisce. Per questo, c’è una forte speranza che progetti spontanei come quello del liceo di Acerra, e quelli simili di tanti altri licei campani, possano essere imitati presto da tanti altri istituti superiori, e che i rappresentanti delle nostre scuole premano sempre di più verso uno sviluppo della rivalutazione dell’usato in questo senso.

«Noi crediamo in una scuola che sia pubblica e che permetta realmente a tutti di potersi costruire un futuro solido e dignitoso», conclude il comunicato dell’UdS. Beh: anche noi.

Davide Pascarella