L’Antiquarium stabiano pronto a tornare alla luce

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Castellammare di Stabia nel comune napoletano ovvero l’antica Stabiae, non è conosciuta solo per le antiche terme ma vanta una delle più cospicue raccolte di reperti archeologici in Italia; parliamo dell’ Antiquarium   chiuso al pubblico dal 1997, a causa dell’inagibilità dei locali.  Ora si accende la speranza che nel 2016 l’Antiquarium riapra al pubblico dopo anni di alternate vicende.

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L’Antiquarium stabiano fu  inaugurato nel 1958 da Libero D’Orsi, nato dall’esigenza di dare una collocazione ai migliaia di frammenti archeologici, scoperti durante le campagne di scavo condotte nel “ager stabiansus“.  Tuttavia quella che doveva essere una soluzione provvisoria divenne definitiva sino al completo ingorgo dei materiali non più ospitabili in sole 11 stanze. La collezione, dunque, conta circa 8.000 reperti tra frammenti di affreschi e “quadretti”, provenienti per la maggior parte da Villa San Marco, ma anche da Villa Arianna e Villa Carmiano, stucchi da Villa Petraro, oggetti recuperati nelle necropoli, in particolare da quella di Madonna delle Grazie, statue, materiali architettonici e ceramici provenienti dagli impianti residenziali della zona, oltre ai tanti materiali di età romana e cristiana, recuperati durante la costruzione della cattedrale di Maria Santissima Assunta.

La richiesta di avviare un nuovo progetto per la ricollocazione dei reperti risale agli anni ’80, ma passò quasi inascoltata tanto che non bastarono i fondi Cipe stanziati nel 1995, che sarebbero dovuti servire a ristrutturare Villa Gabola; dato che versava in stato di abbandono poteva essere un buon immobile a tal scopo. Chiaramente non si sa che fine fecero tali fondi. Poi i reperti dell’Antiquarium giunsero in quella sede, nel Rione San Marco, ma in pratica furono abbandonati. Così umidità, polvere, areazione insufficiente, infissi e mancanza di servizi adeguati hanno comportato la chiusura definitiva dello stabile , “in attesa del trasferimento nella sede definitiva”.

AntiquariumLa speranza di non veder morire tutto, si fa strada con l’ipotesi di riutilizzare, oltre che come Centro di restauro, formazione e valorizzazione dei beni culturali, anche come nuova sede per il Museo stabiano, la Reggia di Quisisana, una struttura risalente al III sec. Specificatamente per questo scopo il Cipe nel 2007 decide di assegnare 2.065.827 euro. L’idea si formalizza nel 2010 con “Il Progetto di utilizzo e gestione del Palazzo reale di Quisisana”, nel quale sono definiti anche i costi dell’operazione. Per l’allestimento del Museo, comprensivo di “concorso di idee e lavori”, prevista una spesa di 1.560.000 euro. Ma l’interrogazione parlamentare presentata dai senatori dell’Italia dei Valori Di Nardo e Belisario nel febbraio 2011 dimostra come la questione fosse tutt’altro che risolta.

Però è solo nel 2014  che si concretizza una parte dell’idea, infatti in alcune delle sale del Palazzo Reale di Quisisana viene allestita la mostra “Dal buio alla luce”, nata dalla collaborazione tra la Soprintendenza di Pompei, Ercolano e Stabia e la locale Amministrazione Comunale. Esposti per della collezione dell’Antiquarium tra oggetti di uso quotidiano, strumenti agricoli, affreschi e stucchi, marmi e bronzi e, soprattutto, il carro in metallo e legno, restaurato dopo la scoperta nel 1981 a Villa Arianna.  L’esposizione fu accolta molto bene ed è per questo che il sindaco di Castellammare di Stabia si disse deciso e fiducioso nell’esigenza di restituire al pubblico l’intera collezione, al massimo entro la fine del 2016. La speranza di rivedere in vita l’Antiquarium si è accesa ma qualche dubbio resta, tuttavia qualcosa si è mosso.

Per ulteriori informazioni

Rossella Mercurio

 

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