La guerra civile siriana è forse una delle “questioni locali” che maggiormente influenzano le relazioni internazionali e le dinamiche geopolitiche degli ultimi anni.  La Siria è non solo sede di conflitti ideologici e di dominio tra il regime di Bashar al Assad e i gruppi terroristici di al Qaeda e del Califfato Islamico, ma anche di dispute tra le potenze mondiali, prime fra tutti gli Stati Uniti e la Russia.

Putin ha infatti dichiarato di voler sostenere militarmente l’esercito siriano e, dopo il divieto da parte del governo di Sofia, sotto pressione di Washington, di potersi servire dello spazio aereo bulgaro, ha ricevuto l’ok da parte del governo di Teheran, alleato di Damasco. Il portavoce del Ministero degli Affari esteri russo, Zakharova, parla di “un’adeguata valutazione” e il primo diplomatico del paese, Lavrov, sostiene che la Russia continuerà ad aiutare la Siria come ha sempre fatto. La Russia ha infatti parlato di intervento legittimato dal diritto internazionale e dall’accordo bilaterale tra la Russia e Assad.

Il Segretario di Stato americano, John Kerry,  attacca pubblicamente l’intervento di Putin, chiedendo spiegazioni circa la fanteria della marina sbarcata a Latakia, roccaforte di Assad. Kerry, infatti, crede che l’intervento russo non sia risolutivo per il conflitto e che non si tratti di un’azione inquadrabile nella lotta internazionale al terrorismo, ma di semplice aiuto al regime di Assad, storico alleato di Putin e malvisto invece dagli U.S.A., che da sempre lo condannano per le violazioni dei diritti civili legate all’uso delle armi chimiche e che proprio per questo si impegnano nella formazione di “ribelli moderati” per rovesciare il suo governo.

La comunità internazionale tutta condanna le scelte del Cremlino, insieme al Segretario Generale della NATO, Stoltenberg, che dichiara pubblicamente che «Mosca non aiuta il conflitto» e che la scelta migliore sarebbe quella di risolvere la questione siriana con mezzi pacifici, come auspica anche il ministro degli affari esteri tedesco, Steinmeier, contando su una risoluzione politica con l’appoggio di Teheran.

Sabrina Carnemolla