Campania, sostegno all’istruzione per i figli delle vittime sul lavoro

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La stessa Italia che nel primo articolo della propria Costituzione è definita una Repubblica fondata sul lavoro, detiene il più triste dei primati in Europa: maggior numero di morti sul lavoro.

È di un anno fa una delle tante tragedie, quella che ha visto come ennesima vittima Salvatore Renna, l’operaio quarantunenne di Boscoreale morto a Napoli, durante i lavori per la metro di Piazza Municipio. L’uomo era in una situazione di triste precariato con alle spalle un ancor più triste storia di disoccupazione, alla sua morte ha lasciato una moglie e due figlie.

In occasione dell’apertura della Stazione della metropolitana di piazza Municipio fu ricordato Salvatore Renna e ribadito l’impegno a versare il contributo al fondo istituito dal Comune di Boscoreale per il sostegno della famiglie e in particolare del percorso formativo delle due figlie della vittima, definito dall’assessore al Lavoro Enrico Panini ad oggi “un gesto doveroso per noi che non cancelliamo dalla memoria la tragedia che ha colpito Salvatore Renna e la sua famiglia.

Così, l’assessore ha dichiarato in un comunicato:

Dobbiamo insistere sempre di più, insieme con le istituzioni, le associazioni di categoria e i sindacati, per rafforzare gli strumenti di controllo e le azioni di contrasto al lavoro nero e all’elusione delle norme sulla sicurezza. Senza dimenticare l’impegno di essere vicini alle famiglie delle vittime: per questo motivo appoggiamo il disegno di legge regionale […] per la costituzione di un fondo per il sostegno formativo dei figli delle vittime sul, per e del lavoro.”

Continua esprimendo la necessità che “al prossimo governo, con la prossima legge di stabilità” si debbano prevedere “fondi per rafforzare le misure di sicurezza sul lavoro e l’organico degli enti che svolgono funzioni ispettive.”

Tante e troppe volte ci si nasconde dietro una triste fatalità, un destino crudele, coprendo quelle che sono in realtà le vere cause di questo tipo di tragedie: negligenza, omertà ed elusione delle norme di sicurezza. Infatti pare che l’impalcatura su cui lavorava Renna non fosse regolamentare: mancavano le pareti laterali e persino alcune tavole metalliche per il passaggio degli operai. 

E così basta un passo, un piede messo male e la tua vita finisce, un normale giorno di lavoro si trasforma in tragedia e di te non resta altro che una lapide o una targa appesa ad un muro.

Daniela Violante

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