Sogni e Cecità: Oltre i nostri sensi.

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SOGNI OLTRE I SENSI.

I sogni sono il luogo in cui la nostra mente non ha limiti, libera di poter sfoggiare il suo potenziale, dare libero sfogo alla fantasia.
Quando si legge, o magari si ascolta la parola ” sogni “, la nostra mente tramite il ben noto meccanismo di Association of ideas ( associazione di idee ), comincia ad elaborare una serie di informazioni che rimandano a sensazioni che inconsciamente riconduciamo a ciò che per noi è il sogno. Tali sensazioni possono corrispondere a una rappresentazione ideale di mondi: stravaganti, distorti, pieni di colori, popolati dalle più strane creature o unicamente da noi stessi.
Nei sogni tutto è lecito, non esistono limiti e la nostra mente è consapevole di ciò.

Il Dolce Sonno ( Paolo De Santi )
Il Dolce Sonno ( Paolo De Santi )

È parlando dei propri sogni che spesso le persone riconoscono di essere simili tra loro. È dunque lecito domandarsi se il processo mentale dei sogni sia il medesimo in ogni individuo, ma è ancor più lecito chiedersi cos’è che sognano le persone private del senso della vista, dato che statisticamente i nostri sogni sono costellati di immagini e colori.

Secondo quanto riportato dalla freelance journalist Virginia Hughes, un gruppo di ricercatori provenienti dalla Danimarca, per rispondere alla fatidica domanda ha chiesto la collaborazione di 50 volontari: 11 ciechi dalla nascita, 14 ciechi in seguito al 1 anno di vita, 25 vedenti. I volontari per 4 settimane hanno risposto a questionari computerizzati riguardanti i loro sogni, svolti non appena si fossero svegliati.
Le domande poste sono state incentrate su cosa veniva percepito durante i sogni e le sensazioni provate.

Le persone vedenti hanno spesso riportato impressioni visive del proprio sogno.
Tale manifestazione onirica scarseggiava nei volontari che hanno perso la vista in seguito al primo anno di vita, per essere totalmente assente nei soggetti nati ciechi.

In queste due categorie di soggetti le sensazioni percepite sembrano essere differenti. Si parla di tatto, olfatto e udito, che pur essendo sensi differenti dalla vista sono presenti nei sogni di ognuno di noi.
La ricerca ha registrato un alto tasso di incubi negli stessi soggetti ( circa il 25% dei sogni totali ). Questi incubi non hanno nulla di diverso da quelli di ogni altro individuo; ad esempio sognare di essere investiti da un’auto, pur non avendola mai vista, ma magari toccata e percepita con altri sensi.

sogni

Come l’auto anche i colori sembrano essere percepiti tramite l’utilizzo di sensi diversi dalla vista. Ad esempio il bianco può essere ricondotto a ciò che è soffice, poiché bianca è anche la neve. Il rosso ad un sapore aspro, perché aspro è il sapore del nostro sangue.

Ovviamente questo non basta per poter affermare che chi non abbia mai visto un colore sia capace di sognarlo. E se fosse capace di sognarlo, di certo non sarebbe capace di esprimere tale sensazione visiva durante la veglia.
Eppure i ricercatori della Facoltà di Medicina dell’Università di Lisbona, affermano che i sogni che animano il sonno delle persone non vedenti dalla nascita, siano uguali ai nostri, dunque visivi ( inconsciamente ). Il biofisico Helder Bértolo, responsabile dello studio, afferma che la fase REM sia la medesima in ogni individuo, prescindendo dunque dal senso della vista. Durante tale fase ad attivarsi è la corteccia visuale occipitale del nostro cervello, ovvero la parte in cui giungono le immagini.

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La ricerca giunge quindi a risultati sensazionali, poiché permetterebbe di capire come la nostra mente opera durante i sogni, non solo delle persone cieche, ma anche di quelle che oltre al deficit visivo, sono affette da altre patologie come l’autismo, e che quindi presentano difficoltà nell’ambito dell’integrazione socio-relazionale e della comunicazione con il prossimo.

Le immagini possono generarsi dalla cooperazione tra la corteccia visuale occipitale e l’attività degli altri organi sensoriali.

Helder Bértolo.

I risultati non escludono anche l’esistenza di una sorta di banca dati di immagini ” innate “ trasmesse da madre in figlio durante il periodo embrionale, per poter preservare la specie; un meccanismo che agisce molto probabilmente anche sugli animali.

La scienza sembra dunque riaprire dibattiti filosofici  ” vecchi quanto innovativi “: esistono forme di conoscenza a priori ?

Giovanni Emendato.

Fonti:

 

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