Erri De Luca, colpevole di istigazione al sabotaggio della Tav

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Erri De Luca

“Abbiamo una responsabilità, finché viviamo. Dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola, e far sì che ogni parola vada a segno”

Queste le parole di Primo Levi, citate in processo dal pm solo per giustificare la richiesta di reclusione a otto mesi per lo scrittore e attivista politico Erri De Luca, colpevole di istigazione al sabotaggio dell’opera inutile che collega Torino-Lione, la Tav.

“Quando il signor De Luca parla, le sue parole hanno un peso specifico rilevante, soprattutto sul movimento No Tav, soprattutto sui destinatari”

Eppure il Movimento No Tav sembra continui ad agire in maniera indipendente da ogni forma di strumentalizzazione mediatica e dalle accuse politiche volte alla criminalizzazione del movimento, circa la lotta che viene vissuta sul territorio.

Quello dei No Tav è uno scontro che come dichiarato negli anni, anche dallo stesso scrittore De Luca, avviene per mano del Governo contro gli abitanti della Val di Susa, intenti a prevenire i disastri ambientali causati dai lavori in aree che soffrono l’alto pericolo del contatto con le polveri d’amianto.

Eppure, la difesa sfrenata contro l’accumulazione dei profitti nelle grandi opere e lo sperpero di denaro pubblico cui gli italiani sono costretti, purtroppo non hanno ancora occupato i posti televisivi della cronaca accattivante, ed i processi giudiziari sembrano voler ridurre l’intera vicenda nei fatti di cronaca spicciola, come in passato fu mostrata solidarietà ad uno scrittore che, impegnato e appassionato nella lotta al capitalismo, non ne rappresenta comunque la centralità né il “responsabile”.

Ciononostante pare che la parola contraria venga esplicitamente condannata in Italia: secondo l’articolo 508 del codice penale, l’arbitraria invasione e l’occupazione di aziende agricole o industriali costituiscono il sabotaggio e questo va punito, con una multa e la reclusione in carcere fino a tre anni.

Ma il Movimento No Tav continua la battaglia nonostante i carichi legali che pendono su chi ha deciso di combattere il treno ad alta velocità, rivendicando quotidianamente la possibilità di lavorare con le misure di sicurezza adeguate, insieme a quella di proteggere una vallata che costituisce una fortezza paesaggistica e per poter tornare a decidere dei fondi pubblici da destinare a ben altri progetti per il sollevamento dell’economia nazionale, soprattutto per il ripristino dei servizi verso le classi disagiate d’Italia: si pensi solo ai tagli all’educazione, alla sanità o al trasporto pubblico, che attanagliano il proletariato da nord a sud Italia, specie con le ultime politiche inflitte dal Governo Renzi.

È da precisare anche che le istituzioni e la magistratura oramai se ne vanno condannando le proteste con il nuovo DdL sulla sicurezza, per cui, se approvato, la parola contraria sarà perseguibile non più solo tramite mediatori letterari e schierati, che pagheranno il prezzo della repressione sulla propria pelle; ma anche le azioni di gruppo, condivise, saranno oggetto dell’oppressione di un nuovo fascismo, con l’inasprimento delle pene addirittura per l’accattonaggio invasivo nei luoghi pubblici. 

E se per Erri De Luca si pensa alla giusta misura di solidarietà da esprimere, sul cantiere della Tav la lotta non si arresta; lo scrittore è appena l’ultimo processato, dopo gli otto ragazzi arrestati in una notte d’estate per azioni di sabotaggio al cantiere, e dopo altri 9 fermi rilasciati poi, poiché over 60, che dimostrano proprio quanto l’indipendenza ideologica dello scontro No Tav sia la vera rappresentazione della parola contraria al Governo Renzi.

Alessandra Mincone

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