Napoli, all’Orientale uno striscione per rispondere al razzismo e alla guerra fra poveri

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Orientale

NAPOLI – Presso l’edificio dell’Università L’Orientale un gruppo di ragazzi appartenenti a Blocco Studentesco hanno deciso di affiggere uno striscione razzista. Subito la risposta degli studenti appartenenti all’Aula Flex per rispondere alle accuse: “Che il fascista sia ignorante lo si sa, a voi corsi gratis di umanità”.

AulaFlex

Di recente, l’Università Orientale aveva messo a disposizione alcuni corsi di lingua per migranti, corsi volti interamente all’integrazione di quelle persone che sono costrette a fuggire dai paesi di provenienza a causa delle guerre imperialiste in atto.

Alcuni giornali tra cui il Mattino hanno strumentalizzato la notizia, lasciando tritare l’informazione secondo cui l’università avrebbe garantito corsi di laurea gratuiti disponibili per immigrati.

In realtà, come ci assicura Sofia dell’Aula Flex, i corsi sono stati autorizzati per garantire l’integrazione e schierare gli studenti verso la sensibilizzazione dei reali problemi di cui sono vittime gli immigrati, togliendo spazio alla guerra tra poveri che si va fomentando di giorno in giorno tra le classi proletarie.

Una guerra fra poveri che si alimenta grazie alla facile strumentalizzazione mediatica, nonché con la rabbia degli studenti i quali pagano le tasse per usufruire di servizi, sempre più privatizzati anche per questi ultimi.
Inoltre sempre Sofia precisa quanto sia doveroso offrire questi servizi umanitari considerandoli diritti, poiché è una pratica comune anche ad altri paesi europei quella di offrire e finanziare corsi in lingue per far integrare gli immigrati.

“Noi crediamo che sia stata una scelta saggia e d’avanguardia quella di aprire corsi di lingua gratuiti per i migranti in quanto segno di grande umanità e sensibilità verso una delle più grandi crisi umanitarie di sempre, nonché di solidarietà per chi, purtroppo, è nato nella parte ‘sbagliata’ del mondo.”

Corsi che alla fine hanno l’intento unico di avvicinare i rifugiati e i più bisognosi al nostro paese, per essere indipendenti e capaci di riuscire almeno a comunicare dignitosamente la richiesta di “un pezzo di pane da mangiare”.

Alessandra Mincone

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