Renzi e il renzismo: 6 motivi per cui tutti li disprezzano

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Tengo a ringraziare le migliaia di persone che la settimana scorsa hanno letto il mio articolo sul Movimento Cinque Stelle e che me ne hanno “scritte” di tutti i colori; molti in maniera simpatica, altri un po’ meno. Ringrazio questi ultimi in modo particolare, perché sono l’ispirazione a queste righe contro la politica vista come tifo per i leader. Perché sapete che i segretari per cui un po’ tutti parteggiamo non sono perfetti, vero?

Ma veniamo ai motivi per cui molti non amano Renzi.

1. “Annuncite”. Il politico di “centrosinistra, centrocentrosinistra”, direbbe Moretti, ha promesso un taglio di tasse agli italiani (clicca qui per saperne di più) ed è partito dalle tasse sulla prima casa: quelle che meno favoriscono la ripresa economica secondo gli economisti di ogni orientamento. Ha una confusione, non da poco, fra equità ed uguaglianza: equità è dare lo stesso a tutti, uguaglianza è appiattire le differenze togliendo la tassa, ad esempio, a chi non ha una villa, applicando perfino l’articolo 3 comma 2 della Costituzione. Così, per dirne una. Ma a lui la Costituzione sta stretta!

2. Comunicazione. Nomi come “decreto salva Italia” e “La buona scuola” hanno fatto storia. Provate a dire “Guarda, io sono contro il salva Italia e la buona scuola” e, con la spiccata preparazione del Paese di “Uomini e Donne” e GF, la prima reazione sarà “Oddio, curate questo pazzo”. Mentre proverete a spiegargli che la riforma dell’istruzione non aggiunge un centesimo di investimenti alla conoscenza, in controtendenza con la politica dei Paesi industrializzati, e dà solo due miliardi all’edilizia scolastica mentre l’anno scorso il premier chiamò la mamma di un bambino morto sotto le macerie di una scuola e disse “Mi dispiace. Investiremo altri soldi in edilizia, eccetto i due miliardi già presenti”: un uomo di parola, insomma.

3. Gli 80 euro. Il capolavoro. La finezza di chiamare i tecnici del Parlamento, fra i pochi ad essere imparziali per davvero, “Gufi”, meriterebbe un plauso per grazia e aplomb tipiche di un Capo di Governo, ma volete mettere i risultati economici prodotti da questo preziosissimo bonus, che poi è diventato un aumento di detrazioni, che alla fiera dell’Est mio padre comprò? Non ne parliamo! Addirittura una decina di suoi tifosi, quando anche questo giornale disse che gli 80 euro non avrebbero spostato di una virgola i consumi, dissero “Non è vero. Io con gli 80 euro sto pagando il divano”, “Io il computer”, “A me fanno comodo. Sono una vera manna dal cielo”. Preventivamente l’Istat, fra i pochi istituti sani in Italia, aveva sancito che i consumi non si sarebbero spostati nemmeno di uno “zero virgola”, ma lui niente, dritto contro gli “Sciacalli”, grazie ad un “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio” dà gli ottanta euro e, magicamente, prende il 40,8% alle Europee. “A ginius”. E non chiamatelo voto di scambio… Era una donazione spontanea!

4. Il riformismo che definirei random, giusto per non essere volgari. Ogni volta che si parla di riforme con un renziano la sua risposta tipica sarà “Almeno lui sta provando a fare qualcosa. Gli altri cos’hanno fatto?”, che suona un po’ come dire: quell’uomo sta morendo dissanguato dopo due coltellate e non so cosa fare. Un momento: io ho un coltello. Ora gliene infliggo una terza, così muore prima. Citiamo solo una paia riforma:l’abolizione (del diritto di voto) delle province. Va beh, la parentesi omettiamola, tanto chi vuoi che la legga, si saranno detti. Il diritto di voto per le province è l’unica cosa scomparsa, dacché esistono ancora le aziende partecipate che sono state costituite negli anni e parte delle competenze riconosciute a quelle che ora si chiamano “Aree metropolitane”. Ammazza che bel nome. Mi garba. Scegliamo questo qui che spacca. Shish!

5. Il senso della democrazia. Come gran parte della classe dirigente italiana, che vede democrazia e libertà di informazione (ma in Italia c’è? Beh, sì, siamo dietro Nigeria e Namibia, ma ne abbiamo ancora) come due elementi che danno fastidio, però esistono e quindi bisogna tenerli. Ora non pretendiamo che funzioni come in America dove una persona chiese ad Obama “Ma quello che ti punta sulla CNN non ti infastidisce?” ed il Presidente rispose “Sì, ma non posso farci niente”, però un Capo di Governo che dica “Non ci interessa niente di quello che si dice nei talk show del martedì: tanto fanno gli ascolti di una replica di un film di Rambo” non credo sia il top, almeno non ora che “iz de taim ov lanch”.

6. La conoscenza dell’inglese e le figuracce internazionali. È possibile che un Paese del G8 conosca così poco l’inglese che nemmeno il suo Premier lo sappia parlare in maniera accettabile? Ma lui è Matteo: è veloce, fa tutto di fretta e, nello studiare velocemente, ha dimenticato di imparare l’inglese. Rimediamo! Facciamolo dimenticare a tutti quelli che lo conoscono. In Italia non è che ci voglia tanto. Le gaffes internazionali non finiscono qui: quanti conoscono questo video? Quanto credibile può essere ai tavoli europei un premier che si pone così col capo del PSE?

Ferdinando Paciolla

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