Fisco, la Commissione Europea bacchetta l’Italia

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Dal rapporto della Commissione Europea sulle riforme fiscali degli stati membri è emerso che molti di essi tendono a basarsi su una tassazione del lavoro pubblico piuttosto elevata che tende a ridurre sia la domanda che l’offerta causando danni alle imprese e ai lavoratori. A detta della Commissione un tale sistema può essere altamente dannoso per un’economia già in crisi e pertanto sarebbe opportuno spostare il carico fiscale dal lavoro ad altri tipi di tassazione come ad esempio consumi, proprietà e tasse ambientali, meno dannose alla crescita e all’occupazione. I paesi ”invitati” ad adottare questo tipo di politica sono Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Lettonia, Ungheria, Austria, Portogallo, Romania, in minore misura Germania, Estonia, Croazia, Lituania, Olanda, Finlandia e Svezia.

Per quanto riguarda il nostro paese gli economisti europei premono per una riduzione delle tasse sul lavoro invece che sulla prima casa come previsto dalla Legge di Stabilità approvata due settimane fa. Altra nota di demerito è il gap sull’IVA elevato rispetto agli standard europei, ma che può essere migliorato limitando l’uso di tassi ridotti e di esenzioni non obbligatorie. Nel merito, dalla Commissione per l’Italia vengono, invece, segnalati il credito fiscale permanente per i bassi redditi, la piena deduzione dei costi del lavoro dall’Irap (tassa regionale sulla produzione), i tre anni di sgravio per le imprese che assumono con contratto a tempo indeterminato, il regime fiscale semplificato per i lavoratori autonomi e l’introduzione della cartella delle tasse precompilata accessibile online a 20 milioni di contribuenti.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si è detto contrariato a quanto affermato nel rapporto della Commissione e sostiene che l’UE non ha il diritto di decidere le politiche economiche dei suoi stati membri.

Ecco la sua replica a riguardo: «Quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate a Bruxelles. Compito dell’UE non è mettere bocca su quali scelte fiscali fa uno stato e non deve decidere al posto dei singoli governi’». Il Premier si è dichiarato pienamente convinto del suo operato e per niente intenzionato ad apportare alcuna modifica al nuovo emendamento: «Confermo l’eliminazione nella Legge di Stabilità della tassa sulla prima casa per tutti e per sempre».  Renzi ha compiuto la scelta giusta o avrebbe dovuto accettare le scomode critiche della Troika? È ancora presto per dirlo. Col tempo si vedrà.

Vincenzo Nicoletti

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