2011-2015: tutta colpa nostra

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2011 2014 tutta colpa nostra

Il nostro viaggio nell’ultimo quarto di secolo giunge all’ultima tappa: dopo il periodo 1992-2001, il 2001-2005 ed il 2006-2010 eccoci pronti a ricominciare la rivisitazione della nostra storia recente dal 2011.

Cos’è successo dal 2011? Sostanzialmente abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora nell’area mediterranea. E la colpa, sia ben chiaro, è tutta dell’Occidente, con le maggiori responsabilità da dividersi tra Stati Uniti d’America, Francia, Germania e Regno Unito.

La primavera araba inizia in Tunisia il 17 dicembre 2010, quando l’ambulante  Mohamed Bouazizi si dà fuoco per protestare contro la decisione delle autorità locali di revocargli la licenza. Da qui iniziano le proteste contro il regime, ed in meno di un mese il presidente laico Ben Ali si dimette il 14 gennaio 2011, e gli succede in ottobre, dopo una reggenza del presidente della Camera, il partito islamico moderato Ennahda.
Contemporaneamente in Algeria esplodono le proteste per il carovita.
Caduto Ben Ali, le proteste si diffondono anche in Egitto, dove in due settimane portano alle dimissioni il rais Hosni Mubarak, ed in Libia, dove dal 1969 è al potere Mu’ammar Gheddafi, e che in una ventina di giorni passa dall’esercito che spara sulla folla al subire i bombardamenti aerei della NATO, con il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti.
In marzo iniziano anche le sommosse in Siria contro il governo laico di Bashar al-Assad, con circa 4600 vittime denunciate in otto mesi. La Lega Araba sospende la Siria, ed ha ufficialmente inizio la guerra civile nel paese.
Importante segnalare come, il 31 dicembre 2011, si chiuda ufficialmente la missione della NATO in Iraq.

Si apre una piccola finestra allorché, l’11 marzo, un terremoto di magnitudo 9.0 ha colpito il Giappone, con 15703 morti e 4647 dispersi e, soprattutto, il danneggiamento della centrale nucleare di Fukushima, che sull’onda dell’emotività ha spinto a riconsiderare il ruolo del nucleare nella produzione energetica.

In Spagna iniziano le proteste del movimento degli Indignados, che evolverà poi nei partiti Ciudadanos e Podemos. La data per la protesta mondiale #15O, il 15 ottobre, in Italia viene ricordata per i disordini con tanto di guerriglia urbana a Roma.

Nel 2012 non succede nulla di rilevante, il che ci permette di rivedere quello che succede in Italia: il 12 novembre 2011, dopo pressioni sia dei mercati finanziari che dei governi di Francia e Germania (le risatine su Berlusconi al Consiglio Europeo sono emblematiche), Berlusconi rassegna le dimissioni al Quirinale. Il Segretario PD Pierluigi Bersani non coglie la palla al balzo per andare al voto e vincere proclamando anzi «Non voglio vincere sulle macerie del paese» (se non ora, Pier Tafazzi, quando?) e ripetendolo ancora qualche mese dopo, salvo poi – caduto il governo tecnico presieduto da Mario Monti che pur tante ne ha fatte, tra le quali il pareggio di bilancio in Costituzione e la riforma Fornero, ma anche tanti aumenti dell’IVA – dire di essere «l’unica alternativa alle macerie», e come poi è andata a finire lo sappiamo tutti fin troppo bene.

Nel 2013 Papa Benedetto XVI si dimette, ufficialmente perché «le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino», da Vescovo di Roma e Successore di San Pietro. Dopo di lui si insedia, con il nome di Francesco, l’argentino Jorge Mario Bergoglio.
Tornando in Medio Oriente, in Egitto avviene un golpe militare, con il generale Abd al-Fattah al-Sisi che depone e arresta il presidente Mohamed Morsi, appartenente ai Fratelli Musulmani, messi infine fuorilegge.

A cavallo tra il 2013 ed il 2014 si apre la crisi in Ucraina: le proteste di piazza di Euromaidan, a Kiev, contestano il presidente filorusso Viktor Janukovyč ed il suo operato. Le proteste dilagano in tutto il paese e, tramite l’organizzazione neonazista Pravy Sektor, qui nota come Settore Destro, danno il via a una guerriglia urbana, specialmente nelle regioni linguisticamente russe. Insorge la Crimea, che viene poi occupata ed, in seguito a referendum plebiscitario, annessa alla Russia. Insorge la Novorossia, ad est, con le autoproclamate Repubbliche Popolari di Donec’k e Lugansk.
Europa ed Occidente parlano di guerra civile in Ucraina, i novorussi parlano di guerra di indipendenza. Chi abbia ragione è questione di punti di vista, perché nei fatti in quei territori tuttora si combatte, ed i fatti sono stati ampiamente raccontati su questo sito.

Il 29 giugno 2014 Abu Bakr al-Baghdadi, imam iracheno diventato da anni alleato di al Qaeda, si proclama califfo dello Stato Islamico di Iraq e Levante, spesso abbreviato in ISIS. Si sospetta che, dietro a questa organizzazione, ci siano gli Stati Uniti d’America, tramite alcune agenzie governative, e che per questo motivo – nella speranza di abbattere il governo di Bashar al-Assad in Siria – non si sia compiuta una decisa azione militare impiegando truppe di terra, invece di blandi raid aerei rivelatisi finora tutt’altro che efficaci.
Interverrà la Russia? Pare di sì, e pare anche che molti degli eventi di questi anni siano stati previsti da uno studio russo del 1995 pubblicato in Italiano da Limes nel 1996.

Per quanto riguarda gli avvenimenti del 2015, è sufficiente sfogliare le pagine di questo sito.

In conclusione del cammino che, dal 1992, ci ha portato con tappe nel 2001, 2005-2006, 2010-2011 fino ai giorni presenti, la mia conclusione non può che essere una sola: quello che avviene oggi è tutto colpa nostra, di noi europei e di quelli che dovrebbero essere i nostri alleati d’oltreoceano. Come recita il severo ma giusto detto,
chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Simone Moricca
@simonegenius
s.moricca@liberopensiero.eu

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