Save the Last Game: l’ultima stagione

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Save the Last Game non uscirà  nelle sale prossimamente o, almeno, non al cinema. Con ogni probabilità questa sarà  l’ultima stagione in cui Kobe Bryant, Tim Duncan, Kevin Garnett e Manu Ginobili calcheranno un parquet. Almeno in NBA.
 Difficile dire qualcosa che non sia già  stato detto o scrivere qualcosa che non sia già  stato scritto sulla carriera di questi quattro grandissimi del basket contemporaneo. E, quindi, visto che le parole in questi casi sono superflue, lasciamo che siano i palmares a parlare: 15 titoli NBA, 7 titoli MVP, 5 titoli MVP NBA Finals, 49 convocazioni all’All Star Game, 25 volte nel primo quintetto NBA, 4 ori olimpici. E questi sono soltanto i riconoscimenti principali. Resta, però, ancora un anno prima di passare il testimone. E come sarà? Analizziamolo insieme.

THE SIXTH? – Già, il sesto. Tim Duncan può ancora scrivere un’altra pagina memorabile del basket contemporaneo, prima di ritirarsi e, probabilmente, sparire dai radar per sempre. E lo stesso, ovviamente, vale per Manu Ginobili. La possibilità di concludere la propria carriera portando il sesto titolo in quel di San Antonio è più concreta che mai. Gli Spurs hanno confermato lo scorso anno che, pur andando avanti con l’età, restano uno scoglio duro da superare; e solo la meravigliosa gara-7 giocata da Chris Paul – con tanto di tiro allo scadere – ha costretto gli uomini di Popovich a cedere il passo. E con l’arrivo di LaMarcus Aldridge certamente non possiamo dire che la qualità sia calata, anzi. L’ex Blazer, designato da anni come l’erede del #21, ha firmato un quadriennale da 80 milioni di dollari. Certo, l’arrivo del giocatore cresciuto alla University of Texas non garantisce agli Spurs la certezza di essere presenti il prossimo giugno alla prima palla a due delle Finals, però, la pone nel novero delle favorite assieme ai campioni uscenti degli Warriors, Thunder e Clippers.
In tutto questo, il ruolo di Manu e Tim non cambierà di una virgola rispetto alle ultime stagioni: il primo agirà da sesto uomo partendo dalla panchina, il secondo sarà in campo dall’inizio ma con un minutaggio, ovviamente, rivisitato per permettergli di essere lucido nei minuti finali. In attesa, dunque, che il loro testimone passi a Leonard ed Aldridge – che insieme a Tony Parker formeranno il nuovo trio da cui ripartire – questo sarà l’ultimo anno in questi due grandissimi giocatori avranno l’occasione di rispolverare il vecchio abito delle grandi serate, quello che, in questi ultimi 16 anni, ha portato grande fortuna.

MAD MAN. Quando arriverà il momento del suo ritiro, è così che lo ricorderemo (vedere foto in alto), con la mad face delle grandi occasioni, quella che gli ha permesso di entrare nella cerchia ristretta dei più grandi di sempre. Quella che gli ha permesso di essere messo sullo stesso piano di Michael Jordan. E siamo sicuri che, anche nel prossimo opening night quando lo speaker dello Staples griderà il suo nome, la faccia sarà sempre questa, perché questo è l’unico modo in cui Kobe Bryant riesce ad approcciare il gioco. E a dominarlo. Probabilmente avrebbe pensato ad un altro finale per la sua irripetibile carriera, magari terminare con il sesto anello, come aveva fatto quell’altro bravo di Chicago. E, invece, quest’anno il Mamba dovrà accontentarsi – almeno sulla carta, perché poi mai dire mai nella vita – di lottare per entrare ai playoff in quella giungla che dicono si chiami Western Conference. Rispetto alla scorsa stagione i Lakers hanno cambiato molto, se non tutto. È tornato Julius Randle, che praticamente non ha mai giocato. È stata fatta una scelta importante al draft: chiamare alla 2 D’Angelo Russell invece di Okafor. Insomma, le basi per il futuro, in attesa della free-agency 2016, sono state gettate. La dirigenza si è mossa bene per quelle che erano le sue possibilità e l’attrattività che può riscuotere in questo momento una franchigia in difficoltà come quella dei Los Angeles Lakers, scavalcati addirittura dai “cugini scarsi” che quest’anno lotteranno per il titolo. Hibbert è sicuramente un giocatore importante, così come lo sono per le rotazioni Williams e Bass, arrivati rispettivamente da Sacramento e Boston. E poi? E poi è tornato anche Ron Artest, al secolo Metta World Peace o Panda’s Friend. Decidete voi.
In tutto questo, Kobe avrà un minutaggio certamente inferiore a quello della passata stagione, si dice attorno ai 25 minuti. Vedremo. Sarà curioso vedere soprattutto quale sarà l’approccio di Kobe con i compagni, non che ci si aspetti chissà quale cambiamento, però, la sua disponibilità a giocare da ala piccola, può essere interpretata come un segnale positivo. Quel che siamo certi non cambierà, però, è la sua espressione. Mad man.

ONE BIG TICKET REMAINING. Affrettavi al botteghino, siamo vicini al sold out: è rimasto un solo big ticket per assistere a The Big Ticket Kevin Garnett. E, così come fu per la sua prima partita in NBA, il 3 novembre 1995 a Sacramento – dove segnò 8 punti – anche per la sua ultima stagione la maglia scelta è quella dei Timberwolves. Una scelta di cuore, ovviamente, come dimostrano le sue parole rilasciate a Yahoo Sports lo scorso novembre, in cui il nativo di Greenville, Carolina del Sud, dichiarò di voler acquistare un giorno la franchigia. Al momento, l’unico ex giocatore NBA ad essere proprietario di una franchigia è Michael Jordan, che nel 2010, ha acquistato gli Charlotte Bobcats, poi tornati ad essere Hornets. La situazione di Minnesota è andata in netto miglioramento nell’ultimo anno, non in campo, ovviamente, dove è arrivato l’ultimo posto in classifica. La trade che ha portato Wiggins al Target Center nello scorsa estate e, poi, la prima scelta al draft di quest’anno, dove è stato selezionato Karl-Anthony Towns, permettono ai ‘Wolves di essere una squadra futuribile. Ovviamente, giocando ad ovest, le possibilità di andare ai playoff sono poche, vista l’alta competitività, però, questa potrebbe essere un’annata dove ci si può divertire, in attesa che le cose si facciano serie. E cosa porterà Garnett? Esperienza, ovviamente, personalità e la possibilità di essere un modello per le nuove leve. Il suo minutaggio non dovrebbe attestarsi oltre i 20 minuti, ma potrebbero ampiamente bastargli per risultare decisivo come sempre. One Big Ticket remainig, do you want enjoy the show?

Fonte immagini: google.com

Michele Di Mauro

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